Juke-Box

Daevid Allen & Gong

Flying Teapot

di Michele Saran

Gong - Flying Teapot
(1973 - inclusa nell'album "Radio Gnome Invisible: Flying Teapot", Columbia, 1973)



Uno dei geni visionari della musica rock che maggiormente merita di essere ricordato, Daevid Allen nasce a Melbourne nel ’38. Il suo primo grande traguardo è la fondazione, con l’altro gigante della musica progressiva inglese, Robert Wyatt, e più avanti il non meno ragguardevole Kevin Ayers, della prima incarnazione dei Soft Machine. La sua vena visionaria più verace e sentita è però ancora di là da venire.

Probabilmente un misto di leggenda, di autocompiacimento, di allucinogeni, di adorazione per la fantascienza, ma prima di tutto d’immaginazione e creatività, i Gong sono per Allen un’intuizione catartica. Assieme alla mitica compagna Gilli Smyth, già narratrice, monologhista e poetessa, Allen inventa la saga dei Gong dopo alcune interessanti pubblicazioni underground, che culminano con l’uscita di “Camembert Electrique”, primo parto ufficiale della sigla, e un classico del progressive-rock albionico.
Ma il vero capolavoro di Allen, il vero zenith e forse la medesima reale ragione d’esistenza dei Gong, è e rimarrà la cosiddetta “Gnome Trilogy” (1971). A dire il vero all’inizio questo freak non più così giovane non sa bene dove andare a parare. Tutto ciò che gli appare è un pianeta, il Pianeta Gong, e i suoi abitanti, i gonghiani. Si spostano con degli strani Ufo, teiere volanti, le Flying Teapot. Mandano dei rappresentanti, i folletti tossici di marjuana, Pothead Pixies, ad annunciare l’avvento dei gonghiani sul pianeta Terra, comandati dalla casa base tramite una particolare frequenza, la Radio Gnome Invisible.

Questo gruppetto di intuizioni fantastiche ad Allen sembrano sufficienti per farne già un primo capitolo, per l’appunto “Radio Gnome Invisible: Flying Teapot”, uscito ufficialmente nel 1973. Ed è proprio la traccia eponima, “Flying Teapot”, massimo circo cosmico del capocomico galattico Allen, a costituire forse il suo massimo acuto artistico.
I suoi referenti, Zappa e Barrett, sono stati appena invocati - a guisa di muse - nel primo brano, manifesto e preludio “Radio Gnome Invisible”, altro splendido carosello che si colloca tra le altre creazioni geniali di Allen. Poi dunque si arriva all’operetta nell’operetta, i dodici minuti di “Flying Teapot”.
Tutto attacca con un cantico di glissandi e dissonanze, un cantico che muta di continuo, quasi a cercare di trovare una forma e un senso al suo vagare. Finalmente, quasi trasformata da un superpotere, diventa una sorta di cavalcata fusion interstellare. Qui, in questo vortice acido, si innesta la formula psichedelica di Allen. Fino a qui l’ascolto è in realtà tutto sornione, come se il compositore avesse imbastito una generale sarabanda di prova.
Qui però attaccano i prodigi dei singoli strumentisti arruolati dal capocomico, peraltro ribattezzati secondo i nomignoli sci-fi più evocativi o, seguendo il principio di Canterbury, patafisici (Stevie Hillside, High Tea Moonweed, Shackty Yoni, Lawrence The Alien etc). Si estende anzitutto un arruffato concerto, in forma di jam para-jazz, di fiati in saliscendi. A questo punto la navicella si scontra nel caos, ma tosto riprende la cavalcata, stavolta attorniata da un esorcismo di spiriti misteriosi, ululati di spettri, scenari terribili, tutti abbozzati e poi diretti dalla sola Smyth (probabilmente il suo capolavoro). E’ questo l’apice grandioso della concertazione dell’intero brano.

Dopo questa inusitata baraonda di luce e buio, spiriti evanescenti e cadenze massicce, il viaggio della teiera volante si scontra col silenzio siderale, metafora del buio nell’approccio al nuovo pianeta. Da qui inizia il secondo gioiello strumentale, quello percussivo, a cura della coppia di sostituti del mitico Pip Pyle, cioè Pierre Moerlen e Laurie Allan (un batterista, questi, che contribuirà nientemeno che a “Rock Bottom”). In una normale jam del bebop qui dovrebbe scattare l’iconico assolo del batterista, la cui validità musicale è la risultante del suo talento, della sua competenza e del suo feeling nell’interplay. Invece, i Gong anche qui vanno oltre. Anziché cimentarsi in un semplice assolo più o meno ardito, i due si tuffano in una selva di gesti tribali e in una staffetta rincitrullita di fraseggi che apre un nuovo fronte creativo e stilistico, dimenandosi tra tocchi indiani, danze persiane, bacchette noh. Un altro gioiello che fa da metafora all’universalismo pazzoide promulgato della combriccola di Allen.

La felicissima patafisica stellare del disco e della poetica del gruppo va attribuita, e in larga misura, a questo brano eterno. Prodigio del disco e di tutta Canterbury, se l’operetta progressiva del “Radio Gnome Invisible” e la restante parte di trilogia (“Angel’s Egg”, secondo capitolo, e “You”, 1974, terzo) riesce e spacca è proprio grazie alle sue prodezze. Vi è, in esso, un bilanciamento perfetto ed evocativo, eppure forse anche avventato, tra circo, narrazione, cosmo, stramberia. E’ un doppio, o meglio un triplo manifesto, di Allen e della sua creatura: a livello artistico, a livello estetico-narrativo, e a livello personale. Onore e gloria a Daevid (1938-2015 R.I.P.)

If you feel belief hi Pete
I got a story to tell you
Of a band of little green men
From a far away planet
If you want to know about love
Then ask the wee geezer
He can teach you telepathy
He can read your mind backwards
If you try to do the cat in
You can only be a loser
Paranoia never touch him
He's got ways of laughter
Baby don't you bring yourself down
Got to catch you up later
If you want to know about love
You can ask the wee geezer
He can teach you telepathy
He can read your mind backwards
If you try to do the cat in
You can only be a loser
Paranoia never touch him
He's got ways of laughter
Baby don't you bring yourself down
I'll catch you up later
Give him a bit of your love you get it back later…
Give him a bit of your love you get it back
Later

…Hear me now from the Invisible Opera Company of Tibet…

Have a cup of tea, have another one, have a cup of tea

High in the sky, what do you see?
Come down to Earth, a cup of tea
Flying saucer, flying teacup
From outer space, Flying Teapot

Playlist

Ascolta

Gong - Flying Teapot 


Autore: Daevid Allen (co-scritta con Francis Moze)

Produttore: Giorgio Gomelsky

Etichetta: Virgin

Durata: 11'53"

Gong su OndaRock
Recensioni

GONG

Rejoice! I'm Dead!

(2016 - Snapper Records, Mad Fish)
Stupisce il ritorno dei Gong, orfani di Daevid Allen e Gilli Smyth

GONG

Camembert Electrique (ristampa)

(2015 - Charly)
Un classico dei Gong, ristampato per la prima volta nella sua versione originale

GONG

I See You

(2014 - Madfish)
Di nuovo Daevid Allen, 5 anni dopo l'ultima volta, a capo dell'ennesima "nuova incarnazione" dei Gong ..

GONG

2032

(2009 - A-Wave)
Hillage e Allen si ritrovano dopo trentacinque anni per il quarto capitolo della Radio Gnome Trilogy

GONG

Radio Gnome Invisible Trilogy

(1973 - Virgin)
La storica trilogia che lanciò l'ensemble di Daevid Allen

News
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.