Juke-Box

Carole King

It's Too Late

di Claudio Fabretti

Carole King - It's Too Late
(1971 - Inclusa nell'album "Tapestry", Epic, 1971)

 

Carole la dolce, chioma arruffata di riccioli ribelli a nascondere la timidezza. Carole alla finestra in penombra, pantaloni a zampa di elefante e piedi nudi, sola con il suo gatto, a distanza di sicurezza da quelle luci della ribalta che teme fin dal giorno del debutto. La chiamano stagefright, la paura di misurarsi col palco. E non le basterà una valigia piena di hit per superarla mai del tutto. Carole si chiama Klein, ma suona meglio King. Nome regale come il talento di quella ragazzina prodigio al piano che aveva stregato Neil Sedaka al Queens College (proprio a lei dedicò la celebre “Oh, Carol”). Un’acqua cheta che smuove le rocce, la giovanissima Carole da Brooklyn: trafigge prima il cuore di Paul Simon, poi (soprattutto) quello del compositore Gerry Goffin, con cui si sposa, incinta, a soli 17 anni. Dalla coppia nascono due figlie e una sequenza impressionante di hit, destinate in buona parte a gruppi vocali dell’epoca (dagli Everly Brothers alle Shirelles), ma anche ad Aretha Franklin, come nel caso di “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman”. Insieme al duo Bacharach-David, diventano il tandem di autori di maggior successo degli anni Sessanta. Cosa ci fa, allora, Carole, con sguardo perso e malinconico a quella finestra, nell’anno 1971?

Carole King - It's Too LateIl tempo ha lasciato segni dolorosi su quel viso candido da collegiale. La California e la sua macchina trita-star, il matrimonio con Gerry in frantumi, con conseguente divorzio e seconde nozze con il bassista Charles Larkey (a sua volta presto abbandonato). Un periodo di crisi personali e di insuccessi artistici, come il primo album solista (“Writer”, 1970). C’è da attraversare abissi di malinconia. E allora Carole si rimette al piano e riempie i suoi spartiti di tormenti e rimpianti. Perché è troppo tardi: It’s too late. Troppo tardi per riannodare i fili di una relazione finita, troppo tardi per ritrovare quel senso di freschezza dei primi giorni dell’amore (“It used to be so easy living here with you/ You were light and breezy and I knew just what to do/ Now you look so unhappy, and I feel like a fool”). Parole composte dalla giovane autrice Toni Stern (a suo dire, subito dopo la fine di un flirt con James Taylor), ma che sembrano combaciare alla perfezione con le note e i sentimenti che escono dal piano di Carole. Quella musica in chiave minore, quella melodia struggente in stile Tin Pan Alley e quel timbro vocale così limpido e sincero - senza filtri o artifizi - unito a soffici arrangiamenti jazzati, ma sempre in una confezione spoglia e dimessa, acuiscono il senso di rammarico e di nostalgia. Così che il disincanto per una storia d’amore al capolinea (“And it's too late, baby, now it's too late/ Though we really did try to make it/ Something inside has died and I can't hide/ And I just can't fake it”) sembra quasi tramutarsi nel senso di rassegnazione di una generazione intera, quella che aveva sognato di vivere davvero l’Età dell’Acquario e si era ritrovata di colpo catapultata nella disillusione dei Seventies, del realignement e della fine delle utopie hippy.

Carole King - It's Too LateMa se estendere oltremodo il significato di “It’s Too Late” può risultare fuorviante, non è improprio definire il brano un inno generazionale, un manifesto di un’epoca. Nei suoni, anzitutto, che fissano uno standard decisivo per l’intero decennio 70 (quello del cantautorato più intimista e malinconico, alla James Taylor, per intenderci), ma anche nelle parole: femministe, secondo alcuni, perché a porre fine alla relazione è una donna, addirittura troppo mature e sincere secondo il critico Robert Christgau, che scriverà: “Se c’è una canzone onesta nel raccontare una separazione, questa è 'It's Too Late', il mondo (o almeno le radio Am) non sono ancora pronti per questo”. Ma si sbaglierà, almeno sul secondo aspetto: uscito come singolo nell’aprile 1971, “It’s Too Late” si isserà al n. 1 della Billboard Hot 100 e della Adult Contemporary chart, diventando il terzo 45 giri più venduto dell’anno e aggiudicandosi un Grammy come Best record of the year. Ma non finirà lì, perché il brano acquisirà in breve lo status di classico, incluse immancabili cover e incursioni nelle colonne sonore di Hollywood (da “Fandango” a “The Lake House” e “Invincible”) e perfino di recenti serie-tv come "Glee".
E il merito è anche in una costruzione musicale che denota tutta la sapienza compositiva di Carole King. Come sottolinea infatti James Perone (“The Words and Music of Carole King”, 2006), “la melodia è fatta di motivi ritmici sincopati, i quali vengono modificati e combinati nel corso del brano, a differenza di molte canzoni in cui le frasi ritmiche vengono semplicemente ripetute”. E a rendere orecchiabile la melodia, secondo Perone, è anche l’intuizione di “fissare la nota più alta ripetendola diverse volte prima che la melodia stessa scenda sulla nota tonica, imprimendo le note più alte e più basse nell’orecchio dell’ascoltatore”. Infine, c’è un ultimo trucco emozionale: “La melodia non finisce sulla nota tonica, lasciando dunque un senso di incompiutezza”.
Ma a corroborare in modo decisivo il feeling della canzone, oltre al canto e al piano di Carole, sono anche gli arpeggi raffinati di Danny Kortchmar alla chitarra, gli inserti di sax di Curtis Amy e l’incisiva linea di basso di Charles Larkeyal. Tutti ingredienti dosati con equilibrio e maestria.

Carole King“It’s Too Late” sarà uno dei brani-chiave per il successo di “Tapestry”, capolavoro di Carole King, forte anche di tanti altri successi senza tempo (da “You’ve Got A Friend” a “So Far Away”) e delle collaborazioni eccellenti degli amici Joni Mitchell e James Taylor. Diventerà uno degli album più venduti della storia, con 10 milioni di copie negli Usa e 25 milioni nel mondo. Passeranno altri anni e altre canzoni. Ma Carole, oggi magnifica ultrasettantenne, resterà sempre, nell’immaginario di tutti, quella ragazza timida col maglione e i pantaloni a zampa, che fissa la finestra con gli occhi velati di malinconia. Una ragazza sensibile e sincera, che anche quando ti lascia (e ne ha lasciati parecchi…) sa usare le parole giuste: “There'll be good times again for me and you/ But we just can't stay together, don't you feel it too/ Still I'm glad for what we had, and how I once loved you”. Se mai si riuscirà a trovare pace per un amore finito, ripensare a questi versi potrà sicuramente dare una mano.

Stayed in bed all morning just to pass the time
There's something wrong here, there can be no denying
One of us is changing, or maybe we've stopped trying

Stayed in bed all morning just to pass the time
There's something wrong here, there can be no denyin'
One of us is changing or maybe we've just stopped tryin'

And it's too late, baby, now it's too late
Though we really did try to make it
Something inside has died and I can't hide
And I just can't fake it
Oh no, no, no, no (no, no, no, no)

It used to be so easy living here with you
You were light and breezy and I knew just what to do
Now you look so unhappy and I feel like a fool

And it's too late, baby, now it's too late
Though we really did try to make it (we can't make it)
Something inside has died and I can't hide
And I just can't fake it
Oh no, no

There'll be good times again for me and you
But we just can't stay together, don't you feel it too
Still, I'm glad for what we had and how I once loved you

But it's too late, baby, now it's too late
Though we really did try to make it (we can't make it now)
Something inside has died and I can't hide
And I just can't fake it
Oh no, no, no, no, no

It's too late, baby
It's too late, now darling
It's too late



Playlist


Carole King - It's Too Late








 




45 giri (Epic Records/ A & M)
Pubblicazione: aprile 1971
Autori: Carole King, Toni Stern
Produttore: Lou Adler
Durata: 3:51

Cover


Isley Brothers
(dall'album Brother Brother Brother, 1972)

Billy Paul
(1972)

The Supremes
(1973)

Quartz & Dina Carroll
(1991)

Gloria Estefan
(1994)

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