Juke-Box

Simon & Garfunkel

The Sound Of Silence

di Claudio Fabretti

Simon & Garfunkel – The Sound Of Silence
(1964 - Inclusa nell'album "Sounds Of Silence", Columbia, 1966)

 

"Hello, darkness, my old friend, I've come to talk with you again". Nel fiume in piena del rock degli anni 60, tra correnti impetuose di protest-song ed esuberanti cavalcate di adrenalina pura, giungeva quell'incipit da brividi a svelare il lato oscuro del grande sogno. Era il 10 marzo del 1964, e oggi, cinquant'anni dopo, possiamo dire con certezza che il messaggio di Simon & Garfunkel suona più attuale di quello di tanti ingenui protagonisti di quella stagione d'oro. Dietro quell'arpeggio inconfondibile e quella melodia fatata, infatti, riaffiorava tutto ciò che era rimasto sommerso in quegli anni di euforia collettiva e di raduni oceanici: la dimensione individuale, appartata, solitaria. Il senso d'incomunicabilità di chi aveva smarrito le certezze ben prima della nuova primavera sessantottina e del successivo realignment. Un Paul Simon al culmine della sua misantropia scrive parole di veleno e desolazione purissima: "And in the naked light I saw/ ten thousand people, maybe more/ people talking without speaking/ people hearing without listening/ people writing songs that voices never share/ And no one dare/ disturb the sound of silence" ("E nella luce pura vidi diecimila persone e forse più, persone che parlavano senza dire nulla, persone che sentivano senza ascoltare, persone che scrivevano canzoni che mai sarebbero state cantate, nessuno osava disturbare il suono del silenzio"). Parole controvento, proprio come la corsa del vecchio Bob Seger. Parole di rottura verso un decennio intero.

Simon and Garfunkel - The Sound Of SilenceEppure, quella malinconia divenne contagiosa, attirò alla corte di Simon & Garfunkel nuove orde di fan, grazie soprattutto all’exploit del successivo Lp, uscito nel 1966 e rimasto nelle chart statunitensi per ben 143 settimane. Il rock, già passato attraverso la fine dell'estate dei Beach Boys di "Pet Sounds", si riscopriva autunnale e crepuscolare, oltre che minimale e perfino “casalingo”: Paul Simon raccontò che il verso iniziale si riferiva anche alla sua predilezione per scrivere canzoni al buio, rinchiuso nel bagno di casa: in pratica, anticipò l’indie-rock da cameretta degli ultimi vent’anni. L'America, improvvisamente, aveva perduto l’innocenza e si interrogava sulle sue ombre. A cominciare da quelle della guerra in Vietnam e dell'omicidio del presidente John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre del 1963 a Dallas, un episodio che ha indubbiamente inciso sul mood del brano. Eppure tutto era nato quasi per caso: già presente in forma acustica nell'album d'esordio dei due giovani songwriter americani ("Wednesday Morning, 3 A.M.", 1964), la canzone era passata sottotraccia come il resto dell'album (che avrebbe poi conosciuto una seconda vita proprio dopo il successo dell’Lp “Sounds Of Silence”, risalendo fino al n.30 delle classifiche Usa).
Fu solo quando il produttore Tony Wilson pensò di aggiungerle un arrangiamento elettrico, nel solco dell'insegnamento di Bob Dylan, che "The Sound Of Silence" (inizialmente al plurale: "Sounds") spiccò il volo, trainando il fortunato secondo album del duo. Poi arrivò la consacrazione cinematografica nel film "Il laureato" di Mike Nichols con Dustin Hoffman, nel quale la canzone accompagnava i titoli di testa, la scena della piscina e i titoli finali (e il grande schermo sarebbe poi tornato a rispolverarla, ad esempio nel 2006 nella colonna sonora di “Bobby”, il film dedicato alla morte di Robert Kennedy, e nel 2009 su “Watchmen”, trasposizione della graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons).

Ma quel velo di malinconia non è stato mai rimosso. E quell’ombra amica (“darkness my old friend”) si è allargata a dismisura, proprio come un cancro (“like a cancer grows”) inghiottendosi l’Età dell’Acquario e il candore hippie, i sogni e le illusioni di una generazione intera, rimpiazzati al massimo da una divinità artificiale e fasulla (“the neon god they made”). La festa era finita e non restava che abbandonarsi al grande freddo del disincanto. Tramontati gli happy days dei surf e dei drive-in, delle folli corse in auto sulle highway e dei balli sfrenati della Land of Thousand Dances, l'America si ritrovava nuda e commossa attorno alle note di quella struggente ninnananna. Proprio come al Ground Zero Memorial, nel decennale degli attentati dell'11 settembre, quando Paul Simon la intonò sommessamente, accompagnato solo dalla sua chitarra. Era il suono del silenzio che tornava a rimbombare ancora tra le macerie dell'America.


Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision
That was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
Beneath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed
By the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share...
And no one dare
Disturb the sound of silence

"Fools," said I, "you do not know
Silence like a cancer grows"
"Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you."
But my words like silent raindrops fell,
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the signs said: "The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls,
And whisper'd in the sound of silence"

(rielaborazione di un articolo pubblicato su Leggo.it)



Playlist


The Sound Of Silence








 




45 giri (Columbia)
Pubblicazione: settembre 1965

Autori: Paul Simon
Produttore: Tom Wilson
Durata: 3'05''

Cover


The Dickies
(1978)

Emiliana Torrini
(1996)

Andrea Parodi & Al Di Meola
(in sardo, 2005)

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