Juke-Box

David Bowie

Where Are We Now?

di Marco Bercella
David Bowie - Where Are We Now?
      (Columbia Records, 2013)


Già, e chi l’avrebbe detto poi? Torni a casa la sera di un martedì invernale e no, non metti sul piatto un vinile, quello lo facevi di ritorno da scuola negli anni 70 e poi negli 80, nemmeno il cd che ti ha tenuto bordo nel decennio seguente, e per una volta nemmeno uno dei migliaia mp3, impalpabili e stipati dentro alle cartelle del portatile. La prima musica della sera, per la primissima volta, passa da YouTube: come a dire che non c’è, sentimentalmente parlando, limite al peggio. Però hai l’attenuante di aver accarezzato una notizia che ti porti appresso con sorpresa sin dal mattino; giacché di sorpresa si tratta, sia pur accompagnata dal disincanto che ormai ammanta ogni notizia, bella o brutta che sia. È l’8 gennaio, e quell’annuncio ti dà il destro per rifare ancora quel pensiero mesto, come verso a un amico lontano e di cui non hai nuove da troppo tempo, ma di cui le ultime che ti erano giunte non erano davvero il massimo.

Ebbene, David Bowie compie 66 anni, e festeggia il genetliaco pubblicando in rete un video di una canzone inedita. Lo fa dopo un silenzio quasi decennale, scandito da troppi momenti brutti (un malore, un tour interrotto, un’angioplastica coronarica), da rare uscite come timida comparsa che quasi non gli si confanno (di fianco on stage agli Arcade Fire, poi a David Gilmour e quindi ad Alicia Keys, ma sono anche passati più di sei anni da allora), e dopo alcune news così frammentarie e reticenti da suonare sinistre: forse è depresso, forse i troppi acciacchi lo hanno piegato, forse la voce di un ritiro è cosa concreta.
E invece dove sei ora, David? Il ripiegare e l’ossessione del tempo che passa avevano già fatto capolino nella tua vita artistica con “Hours”, ma nel 1999 si poteva ancora pensare a una di quelle brillanti sovrapposizioni tra uomo e personaggio che hanno connotato la carriera: c’era ancora il phisique du role, il sorriso beffardo e fascinoso, come sempre abile a trasformarsi in una maschera a piacimento. Ma ora? Ora – in mezzo a tutto ciò – è come se il giocare con la malinconia di “Thursday's Child” (“A whisper of hope that seemed to fail”), e con la morte di “Seven” (“I got seven days to live my life or seven ways to die”) si fossero trasformati nella tangibile realtà di “Where Are We Now?”, con la differenza che qui la finzione è solo incidentale, aleatoria, ma non più essenziale. Pare tutto tremendamente autentico: metempsicosi del dolore dal personaggio all’uomo, rughe sul viso che non si vogliono, né si possono più nascondere.

Così allo stesso modo la voce, un tempo impostata e decisa, assume un timbro screziato e dimesso: quant’acqua è passata sopra e sotto all’eroe berlinese, di cui ora si rammentano struggevolmente luoghi e, in implicito, gesta di fulgore e di perdizione: Potsdamer Platz… Nürnberger Straße… Bösebrücke... angoli eterni ora svuotati dall’orgogliosa decadenza dell’eroe che fu e riempiti da una rassegnata, commovente conservazione di vita e di ricordo. Le vie che nel 1977 segnarono il ritorno a una vita futuristicamente in movimento, lo scampato pericolo da un’autodistruzione fatta di droghe e dissennatezze assortite, ora caracollano placide lungo quegli stessi marciapiedi, forse senza più uscita. Nel lento incedere di una splendida melodia crepuscolare rimangono infatti soltanto quei luoghi, annebbiati ricordi di una Berlino in bianco e nero e, come compagna, una fine sin troppo sfiorata (“Just walking the dead”) nei colori sbiaditi, nelle espressioni e nelle esitazioni che ricordano da vicino quelle con cui Johnny Cash, con “Hurt”, ha ritenuto di doverci lasciare il suo ricordo definitivo.

Qui, per fortuna, c’è ancora un filo a cui rimanere appesi, ed è quello di una speranza che si aggancia a un finale in cui la domanda “dove siamo ora?” rimane - è vero - irrisolta, ma indossa i panni consolatori del conforto: “…purché ci sia il sole, purché ci sia la pioggia, purché ci sia il fuoco, purché ci sia io, perché ci sia tu”.  E purché ci sia David Bowie con le sue canzoni, ieri, oggi, domani, sempre.


Had to get the train
From Potzdamer Platz
You never knew that
That I could do that
Just walking the dead
Sitting in the Dschungel
On Nurnberger Strasse
A man lost in time
Near KaDeWe
Just walking the dead

Where Are We Now?
Where Are We Now?
The moment you know
You know
You know

Twenty thousand people
Cross Bose Brucke
Fingers are crossed
Just in case
Walking the dead

Where Are We Now?
Where Are We Now?
The moment you know
You know
You know

As long as there’s sun
As long as there’s sun
As long as there’s rain
As long as there’s rain
As long as there’s fire
As long as there’s fire
As long as there’s me
As long as there’s you
 


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