Massarini Reports

Ludovico Einaudi

di Carlo Massarini

Sogno di una Notte di Mezza Estate - La Notte della Taranta
Ludovico Einaudi  e l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta
Auditorium Parco della Musica
Roma
29 giugno 2011

Ludovico EinaudiI had a dream. E in questo sogno, in una calda notte di mezza estate, un Mago dal nobile nome, sobriamente vestito di nero, con occhiali e grandi basette bianche, una faccia gentile e volitiva da maestro di una volta, riuniva intorno a sé tutte le musiche e i musicisti del mondo, e insieme creavano la mia musica ideale.
Intorno a lui c'era gente fra la più diversa. Italiani e australiani, turco/canadesi e greci, e tanti che venivano dal Salento, una terra magica del Sud, dove anche nella modernità è rimasto qualcosa di ancestrale. Lì suonano una musica che in realtà è un ritmo. Un ritmo che quando decolla è ripetuto, ipnotico, ossessivo. Un ritmo che sa di riti tribali e di visceralità assoluta, una porta d'accesso per una trance nella quale il corpo gira e salta, la coscienza ondeggia e si perde. La chiamano pizzica, ti afferra e ti morde. Ti scuote. Ti avvelena come il morso di un grande ragno nero e ti libera come il siero della libertà. Dimentica i tuoi guai, e danza. Dimentica le tue debolezze, e danza.

Sogno di una notte di mezza estate - La notte della tarantaC'era gente che sorrideva, e batteva le mani, e ruotava la testa, e gente sul fondo, e sul palco, che ballava e rideva. Ma non c'era solo questa musica, questo era, come dire, solo il pretesto. Perché il Mago aveva due mani dolcissime, che sfioravano la testiera creando suoni liquidi, a volte note appena sussurrate, a volte melodie di velluto, un sogno nel sogno. Dal suo pianoforte a coda uscivano colori, e una kora, quello strumento africano fatto di una zucca e poche corde tiratissime, con questi colori giocava, in armonia e in dissonanza. Non parlava mai, ma i suoi gesti indirizzavano e accompagnavano. Chiudevano e aprivano, e tutti lo seguivano perché - è ovvio- non seguiresti tu un Mago, in una notte così?
La sua musica, così classica, raffinata, evocativa scivolava dentro canti folk in una lingua strana, mediterranea, che sembrava antichissima. Tu non capivi le parole, ma in certi momenti molti di loro cantavano e suonavano con la mano sul cuore, che è un messaggio universale, e non c'è niente da capire.

Sogno di una notte di mezza estate - La notte della tarantaErano ballate, forse delle ninna nanne così struggenti che avresti voluto essere tu quel bambino a cui si rivolgevano, tornare piccolo mentre la mamma ti sorrideva e cullava. Oppure, la mano del Mago faceva si faceva forte, da contraltare alle percussioni che scoppiavano, e non sembravano fermarsi più. E, a turno, ognuno dei cantanti prendeva il suo spazio, e lo stesso facevano il violino e la zampogna, la mandola e il il tamburello, il bouzouki e la viola.
Quando il momento era giusto, nel sogno arrivava uno strumento ancora più antico, quello degli aborigeni australi, il didgeridoo, e dalla sua lunga cavità usciva il suono di Madre Terra, mentre quella cantante che viene dall'antica Grecia lo sfidava, come due semidei.

Sogno di una notte di mezza estate - La notte della tarantaLì, in mezzo a quelle tre strane astronavi che si affacciavano sul palco, era come se il tempo si annullasse, e fosse solo un movimento circolare, passato presente e futuro tutto insieme. E quindi, arrivava un mistico, cominciava a girare mentre il soffio di un ney ci portava tutti in una terra lontana, senza tempo. Il mistico sufi, la testa china, il portamento rigoroso, faceva cadere il manto nero, e rivelava il suo candore. Il manto bianco ruotava, e si illuminava, e sembrava levitare da terra, mentre quel suono si riempiva di elettronica, e di percussioni afro-caraibiche, e il vortice derviscio continuava, sempre più veloce, fino a diventare solo una forma, un colore di fiamma, un lampo di anima.

Era solo un sogno, e come tutti i sogni finiva, con trenta persone che si inchinavano, e scivolavano via. Ma per un attimo, ho capito quale potere ha la musica del cuore, quando cadono tutte le barriere, e tutto diventa possibile. Quando la musica del pianeta diviene una, e tutto è perfetto, intenso, condiviso, gioioso. Vivo.
Indimenticabile sogno... Chissà quanti altri, in queste caldi notti d'estate, lo condivideranno  con me...

Foto di Carlo Massarini

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