Massarini Reports

Nina Zilli

Live a Ciampino (Roma)

di Carlo Massarini
Nina Zilli
Orion Club
Ciampino (Roma)
10 giugno 2012

Nina Zilli - Foto di Carlo MassariniNina Zilli è uno spettacolo! Volto da top model, fasciata in un abito di seta very trendy della icona punk Vivianne Westwood, scarpe con tacco alto e capelli raccolti come una diva degli anni 50, porta in scena una sorta di Soul Revue del nuovo millennio, cosa alquanto rara per non dire impossibile nel panorama italiano. Preceduta da una intro in stile Blues Brothers, piccola super-band che già scotta con i fiati che sbuffano come Vapori sul grande fiume, scende dalla pedana - "Nina Zilli" disegnato in argento sullo sfondo - ed è alta pressione da subito dentro l'Orion Club di Ciampino, buio in sala e spotlight sulla giovane star che viene accolta con un boato, mani protese, e inizia a spaccare la legna, ce ne sarà tanta un'ora e mezzo dopo. Perché Nina, gavetta fatta, dues pagate e ora con molte strade aperte a disposizione, non ci prova neanche, a risparmiarsi. Corre su e giù fra palco e pedane, balla in perfetto stile Motown, manda sguardi e li indica: tu, tu e tu, a tempo sul ritmo in quattroquarti che fuma, manda baci e ne riceve una nuvola in cambio. Profila con le mani un cuore che batte, e lascia che i 50.000 Baci glieli cantino di fronte, è chiaro che un amore sta sbocciando, ci sono cuoricini nell'aria ovunque: "It's a game of give and take", come recita la sua cover preferita, "L'Amore Verrà", anzi è già bello che arrivato.

E' già una piccola grande "hard working woman in show-business" (ciao, James, non pensare che ti abbiamo dimenticato, eh), con uno stile naturale nel sapersi mantenere in controllo, nonostante il sudore la bagni e le spalle del vestito vadano aggiustate a ogni fine canzone, e sembrino fatte più per un Festival di Sanremo che per un club di periferia buio e caciarone, dove in genere transitano gruppi indie.
Eppure è proprio questo il bello, la sintesi di tutto: la Nina sa far tutti e due, grandi platee televisive e piccoli locali, "Per Sempre" alla Mina e "At Last" di Etta, sa esser insieme sciantosa e ragazza della porta accanto, laurearsi allo IULM e discettare con competenza della Grande Storia del pop italiano, Morandi/Mina/Celentano, o di quella nera, Otis e Temptations e Aretha, senza dimenticare i Clash, lo ska, il punk.

Nina, o Chiara come la chiamano ancora quelli della posse che la accompagna, è davvero uno strano ibrido. C'è di tutto nei suoi 30 anni, romantic girl emigrata innamorata diciottenne a Chicago con appartamento di fronte alla House of Blues e i pomeriggi nei negozi di dischi dove la sua spacciatrice di vinile la istruiva su tutto il passato black. Un primo disco bello ruspante, pieno di reggae e ska, sodalizio di affinità elettiva con Giuliano Palma, soul sista che paga i suoi tributi a certe cose, cose dell'anima intendo, quelle che non muoiono mai. Co-conduttrice con Red Ronnie nel Roxy Bar (vabbe', nessuna è perfetta) e poi con Panariello in prime time (vabbe', fatti gli opposti prima o poi troverà il centro). Grandi eventi live, da Rock in Roma al 1° Maggio. Secondo album (forse oggi si dice secondo download) molto più melodico, più violini che fiati, anche ballatone senza tempi in levare, sempre scritto e arrangiato in buona parte da lei stessa, forse era già ora di uscire dalla nicchia.

Nina Zilli - Foto di Carlo MassariniStar in the making, insomma, programmata "per sempre" in radio, premiata e ripremiata in Riviera e inviata d'ufficio al prossimo Eurovision Song Contest (pensate a Sandie Shaw, non ai Jalisse) nell'Azerbaijan, curioso bookies free bets ridisegno della geografia europea in salsa pop. Una stella sta nascendo, e la ragazza che firma gli autografi sul suo "Stay Soul" della copertina con un "... sono in missione per conto di Dio..." à-la Jake e Elwood, fratelli e sorelle di blues, lo sa bene. E' un gioco che si sta facendo serio.
C'è molta ironia citazionista, in questo atteggiarsi a rediviva Diana Ross-in-Gordy, o forse rinata Ronnie senza più Spector, o forse reincarnata Dusty quando andava, lei diva del pop inglese (la loro Mina, insomma), a incidere a Memphis, in cerca di soul e nuova linfa (la solita, quella all'origine di tutto, peraltro). O forse tutte insieme, e di più. Nina è coquette e un po' teen-idol, sciantosa e ammaliatrice, consapevolmente ammiccante. Fotogenica oltre il ragionevole, icona pop esportabile al Festival nazionale, ma in fondo ancora innamorata di rock e reggae e ska, sangue blue & rhythm che scorre nelle vene.

"Hai visto che è punk?", ti accoglie dopo fuori del camerino, mentre truppe di ogni provenienza carrambano contenti, "Defluite, di là", li spinge nel secondo camerino, chissà se apri una porta e sali su un low-cost per Harlem, o Memphis, o Kingston. Punk nell'energia, ma tante altre cose ancora, la Zilli. Meglio al Porretta Soul che a Sanremo, ma questo è un fatto di gusti. Good God ce la conservi a lungo, e lustrate le dancing shoes. Anche stasera si balla, la Nina Zilli Soul Revue is coming to town.
Nina Zilli su OndaRock
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