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Alarm

Strength

di Giampiero Vigorito
Alarm
Strength
(Irs, 1985)

The Alarm - StrengthAll'inizio gli Alarm non hanno sintetizzatori e non provano alcun interesse a far ballare qualcuno. Si accompagnano con delle chitarre acustiche e vestono con le pelli di tutti i mammiferi del pianeta. L'arcaismo straordinario della critica rock si sposa perfettamente con la loro musica. Cosi, quando “Declaration” fa conoscere al gruppo un rapido successo internazionale, ci si blocca a sindacare sul fatto che tutto questo contrasta con la nostra idea del rock'n'roll, idea tanto più ristretta e gelosa in quanto propria di tutte quelle persone che non smettono di espiare “la sensazione di vivere il rock solo per cultura interposta”. Ma per i quattro ragazzi del Galles il rock non è cultura, non ha una storia ben precisa, e i primi dischi che hanno ascoltato devono essere stati quelli dei Clash e non quelli di Bob Dylan.

Da allora sono passati molti mesi. E il tempo si è consumato in fretta con tutta la sua scorta di “dichiarazioni” incendiarie e di fisiche apocalittiche. Oggi gli Alarm, seguendo un'attitudine molto attuale, sfiorano tutta una serie di generi e d'immagini che hanno avuto ognuna, per proprio conto, valore e significato alla loro epoca, mescolando il tutto fino a farne un irripetibile lavoro di sintesi: la protest-song, il folk urbano, qualche rintocco degli Who, il cuoio macerato degli eroi western, il lato arringatore di Joe Strummer. La lista non finisce qui. Le nove canzoni di “Strength” sono delle riproduzioni in cartapesta di tutto ciò che è passato ne1 rock e che vi è rimasto a lungo. Le chitarre acustiche sovramplificate e tonanti, la voce che cerca di sollevare le montagne, le canzoni che suonano tutte come l'ultimo rintocco. Naturalmente tutto questo è eccessivo, caricaturale e suona persino troppo artificiale. Ma credo sia autenticamente sentito, nonostante gli inglesi si siano sforzati di trovarlo troppo arrugginito e “tradizionalista”. In verità, “Strength” è un disco prodotto in maniera molto piacevole da Mike Howlett, con una cura particolare per la diversità e per la varietà, decisamente non prevedibili stando al primo album.
Da un capo all'altro del disco si sentono un produttore e un gruppo (rafforzato dalla presenza delle tastiere di Rupert Black dei Pretenders) che si sono sforzati di rendere l'insieme il meno monotono e ripetitivo possibile.

La prima cosa che si potesse dire ancor prima della pubblicazione di questo secondo album degli Alarm era che il gruppo si sarebbe certamente sputtanato. È successo così, ma non me ne stupisco. Poiché le “dichiarazioni” sono fatte per essere messe in discussione e il sospetto del bluff serve talvolta ad oliare meglio i meccanismi spesso arrugginiti del rock. Sono sinceramente felice che “Strength” parli ancora di certe cose immaginandole piuttosto che vedendole. Ci sono sempre più storie da inventare che non da raccontare. E questo è ciò che rende un gruppo più libero.
Playlist
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