OndaRockStar

The Police

Ghost In The Machine

Stefano Mannucci

Il cane di Pavlov e la psicologia comportamentale. Spiriti nel mondo materiale e viaggi segreti. Un sole invisibile e un fantasma nella macchina. Tutto questo (e molto altro) nell'album più oscuro e sorprendente dei Police, che spiazzò un po' tutti nell'anno 1981, come testimonia la recensione dell'epoca, firmata su Rockstar da Stefano Mannucci.

The Police
Ghost In The Machine
(A&M, 1981)

The Police - Ghost In The MachineStavolta i Police ci hanno preso in contropiede. Saremmo stato tutti quanti disposti a scommettere su un'altra graziosa raccolta di chincaglierie biancoreggae e putipù, da intitolare, magari, “Raccatta Panatta”. Eravamo tutti pronti a sbadigliare di fronte a una nuova educazione sentimentale di Sting, e c’era già chi giurava e spergiurava che, dopo puttane, naufraghi dello spirito e scolarette, era questo il turno dell’amore senile (Lina Volonghi? Paola Borboni? Causio?). Macché. Sting si ricorda d’essere stato un “professore” e ci dona un autorevole trattato su “Come fare un disco che ha poco ha che fare con i precedenti riadattando un libro di teoria psicanalitica e nonostante tutto farlo bene”. Il libro in questione è, per l’appunto, “Ghost In The Machine”, interessante contributo di Arthur Kostler, nel quale vengono duramente attaccati gli sperimentatori della psicologia comportamentale: quelli, per intenderci, che avendo ottenuto successo nei loro sforzi di provocare certe prevedibili reazioni nelle cavie animali, intendono trasferire tali esperimenti agli esseri umani, con tutti i rischi che si possono facilmente intuire. L’uomo come il cane di Pavlov, asservito e pronto a rispondere involontariamente a certi stimoli etc.

D’accordo, si tratta di questione scottante e ampiamente dibattuta, ma… cosa c’entrano i Police in tutto questo? Nulla, se l’immagine che avete in testa è quella di “Roxanne”, “Message In A Bottle”, “Don’t Stand” e così via. “Ghost In The Machine” è qualcosa di totalmente diverso, è quello che con frusta allocuzione si definisce “l’album della svolta”. Le coordinate dei Police sono oggi localizzate in un punto qualsiasi tra Modern Eon, Omd, Yes e James Brown. È un’idea musicale di difficile definizione. Di già sentito c’è l’acrobatica maestria percussiva di Stewart Copeland e il sempiterno “yoo-yo-yoooh” di Sting, mentre per ogni dove si avvertono effluvi di electropop tastieristico e altro ancora. Spesso, ad esempio, si ode un sassofono glacialmente ritmico, dal quale Sting tira fuori due o tre note di convenienza. Ma i momenti migliori di “Ghost In The Machine” sono quelli dove l’aria si fa più oscura e cupa, avvolgente e impercettibilmente ostile, come nell’iniziale “Spirits In The Material World”, in “Secret Journey” e in quella “Darkness” che l’intelligente Copeland firma lasciando completamente in ombra la sua batteria.

Come singolo è stato scelto (coraggiosamente? incoscientemente?) l’impenetrabile e notturno “Invisible Sun”, il cui video è stato immediatamente censurato dalla Bbc per alcune sequenze riguardanti i disordini irlandesi.
A tratti riappare qualcosa di più gioiosamente canonico, come nell’erotica “Hungry For You” (che l’amico bassista canta in francese), o in uno scampolo di reggatta come “One World (Not Three)”. “Rehumanise Yourself” si agita furiosamente, quasi a non prendersi troppo sul serio, e ben dimostra quale sia la nuova parola d’ordine: nascondere il più possibile le emozioni private, celare al massimo i turbamenti individuali, adeguarsi a una linea di condotta “seria” e “dignitosa”, che permetta al gruppo di impegnarsi in un discorso difficile e oggettivo.
C’è un solo, rovinoso capitombolo, in questo concept-album, ed è la sconcertante “versione originale” di quella “Demolition Man” che Sting aveva visto indossata con tanta eleganza da Grace Jones.

“Ghost In The Machine” è comunque un’iniziativa da plaudire, e se venderà moltissimo (come è certo) si potranno fare tre argute considerazioni: 1) che è possibile portare in cima alle classifiche un disco intelligente e scarsamente commerciale; 2) che i poveri fan dei Police ormai reagiscono involontariamente, confermando quelle teorie di psicologia comportamentale che qui si volevano attaccare; 3) che un gruppo come questo, già laureato in Economia e Commercio, può brillantemente superare esami in materie umanistiche.

(Rockstar, 1981)

Playlist
Police su OndaRock
Recensioni

POLICE

Reggatta De Blanc

(1979 - A&M)
Il disco che consacrò i Police e il loro peculiare reggae-rock

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.