Libri

Massimo Padalino

Space Is The Place. Storie di Spazio, storie di spazi

Roberto Mandolini
Se fosse una serie tv, se ne potrebbero ricavare almeno una dozzina tra sequel e prequel. Tante sono le storie raccontate dal bravo Massimo Padalino nel suo ultimo libro, "Space Is The Place. Storie di Spazio, storie di spazi". Una sorta di cosmogonia, che prende spunto dal capolavoro di Sun Ra pubblicato nel 1973, "Space Is The Place", per disegnare un universo costellato di personaggi fuori dal comune: musicisti, filosofi, pittori, scienziati, poeti, architetti e anonimi cosmonauti del cyberspazio, tutti accomunati dallo scopo ultimo della loro esistenza, la ricerca della "vertigine cosmica".

Attraverso un percorso pieno di sorprese, dentro i vortici del gusto e della sensibilità dell'autore, il libro offre un vero e proprio labirinto inestricabile: Padalino apre parentesi di continuo, lasciando a bocca aperta per l'audacia dei voli pindarici con cui salta tra una descrizione dettagliata e un commento irriverente; argomenti e personaggi apparentemente lontani anni luce si ritrovano improvvisamente legati grazie a tunnel spazio-temporali di cui Padalino rivela l'esistenza.
Le citazioni utilizzate nelle oltre seicento pagine del libro sono lontanissime nello spazio e nel tempo e danno un'idea della vastità della ricerca documentaristica di cui si è servito l'autore: Isaac Newton, Gottfried Leibniz, Immanuel Kant, Anassimandro, Giordano Bruno, Nicola Cusano, Alexsander Nikolaevic Skrjabin, John Cage, Sun Ra, Les Baxter, Jean Jacques Perrey e Gershon Kinsley, Attilio Mineo, Duke Ellington, Albert Ayler, Cecil Taylor, Sunny Murray, i Beatles, i Byrds, Jimi Hendrix, Syd Barrett, MEV, AMM, Pierre Schaeffer, Igor Stavinski, Karlheinz Stockhausen, John Coltrane, gli MC5, i Grateful Dead, i Parliament, David Bowie, Alan Sorrenti, Steve Hillage, i Man Or Astro-Man, gli Orb, e ancora Ken Kesey, Larry Niven, Philip Dick, The Avengers, The Jetsons, The Twilight Zone e tanti altri, per finire con una citazione di Hildegard von Bingen e della sua rappresentazione dello spazio.

Lo stile è volutamente surreale, con l'io narrante sempre pronto a smontare qualsiasi argomentazione precedentemente costruita. L'utilizzo ossessivo dell'aggettivo "co(s)mico" rende bene lo spirito dello zibaldone post-moderno costruito da Padalino con "Space Is The Place. Storie di Spazio, storie di spazi".
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