Risponde il critico

Pink Floyd - Un lungo viaggio tra sole e luna

di Claudio Fabretti
Nuova puntata, dedicata ai Pink Floyd, uno dei miti intramontabili della psichedelia e del rock tutto. Per approfondire la loro lunga carriera, ho interpellato ancora una volta Giancarlo Nanni, critico musicale, grande esperto di rock degli anni Sessanta e Settanta, scrittore e autore, in particolare, del libro "Rock Progressivo Inglese". 

1. Difficile tentare un primo approccio alla carriera di un gruppo così "gigantesco" come i Pink Floyd... Proverò a partire banalmente dall'inizio: l'esordio con "The Piper At The Gates Of Dawn". Un disco straordinariamente originale e spiazzante, come scrivi. A differenza di una corrente critica tanto in voga oggi che ritiene i Beatles "derivativi" rispetto praticamente a tutti, Pink Floyd inclusi, tu invece sostieni che la matrice d'ispirazione folk-classica e l'aspetto psichedelico della musica, oltre alla propensione alla ricerca sulle tecniche di registrazione evidenziati in "The Piper", hanno un "debito da saldare nei confronti dei quattro di Liverpool" (che in quei giorni completano la produzione di "Sgt. Pepper's" proprio ad Abbey Road, in uno studio attiguo a quello dei Floyd). Chi, allora, ha ripreso chi?
Se è difficile per te, figurati per me che devo rispondere... Allora, per mischiare le carte, partiamo dalla storia antica. La storia della musica, anzi, quella del rumore organizzato-disorganizzato, è un continuo divenire. Ogni compositore o musicista di qualsiasi epoca ha qualche debito da saldare con qualcuno. Ciò non significa che questo sia un aspetto riduttivo della propria arte; rappresenta solamente la normalità delle cose. Rimanendo in ambito moderno, è estremamente difficile stabilire con precisione "chi ha ripreso chi".
Ad esempio, quando trattiamo di musica rock della seconda metà dei Sessanta e dei primi Settanta, non possiamo dimenticare che all'epoca esisteva un florido sottobosco creativo che ha espresso centinaia di formazioni musicali, di musicisti e compositori; questa miriade di artisti più o meno sconosciuti ha prodotto scarsi o nulli risultati sul piano della quantità delle emissioni discografiche e del successo di vendita, ma a volte è stata capace di creare musica di notevole interesse e in grado di anticipare "tendenze", o anche solo "esperienze", che possono avere influenzato formazioni, musicisti e compositori di maggior riscontro commerciale.
La storiografia del rock, che pure ha una sua precisa ragione d'esistere, troppo spesso si dimentica di questo sottobosco, di queste microespressioni, preferendo crogiolarsi sulle macroespressioni, cioè sulle formazioni e sui musicisti di riscontro commerciale. Per farla breve e solo ad esempio, è indubbio che i Beatles siano stati una delle più grandi formazioni rock degli anni Sessanta, così come è altrettanto indubbio che in epoca beat esistevano altre decine di formazioni che hanno fatto musica e possono aver offerto idee ai Beatles stessi. Questo fenomeno diventa ancora più evidente nella seconda metà dei Sessanta quando, nell'ambito di un continuo interscambio culturale tra America e Inghilterra, le idee passano l'oceano in ogni direzione.
Dopo che la musica inglese degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta si nutre del rock'n'roll d'America e del blues elettrico di Chicago, si assiste a una British Invasion. Sono i gruppi inglesi di successo (Beatles, Rolling Stones, Yardbirds, Animals, Them...) a esportare in America nuovi approcci e nuove sintesi sonore. Poco dopo, dalla West Coast e dai primi esperimenti di musica in acido, giungono in Inghilterra le prime sementi psichedeliche che contribuiranno a forgiare il suono del rock britannico negli anni seguenti.Tornando alla domanda specifica, penso che sia corretto intravedere un iniziale interesse dei Pink Floyd verso le soluzioni sonore dei Beatles.
I quattro di Liverpool già nel 1966, con l'album “Revolver”, avevano affrontato la psichedelia in modo innovativo, in particolar modo nel brano "Tomorrow Never Knows", dedicandosi anche a una approfondita ricerca riguardo le tecniche di registrazione; non dimentichiamo che la scelta dei Beatles fu estrema: dedicarsi alle registrazioni di studio e dare addio alle esibizioni dal vivo. Molte delle composizioni di Syd Barrett per il primo album dei Pink Floyd, "The Piper At The Gates Of Dawn", risentono nella struttura armonica dell'influenza beatlesiana. Barrett e compagni sono però in grado di andare oltre all'espressione estetica della musica dei Beatles.
Il suono acquisisce elementi visionari a tratti sconcertanti e, in alcuni casi, una "spazialità" alla quale i Beatles sono ancora estranei. Il confronto tra due grandi album, di assoluta contemporaneità, del 1967 quali il "Sgt. Pepper" e il "Piper" mostra quanto siano più coraggiose e ardite le soluzioni adottate dai Pink Floyd rispetto a quelle dei Beatles. Il “Sgt. Pepper” è una sorta di summa dell'arte dei Beatles "di mezzo", in perfetto equilibrio formale, il Piper (per usare un'autocitazione...) è "uno sguardo verso il cielo". Si aprono squarci devastanti verso nuovi orizzonti. Questo non significa però che i Pink Floyd non abbiano attinto dai Beatles. E rimane ovviamente possibile che i Pink Floyd (e molti altri artisti) abbiano poi influenzato i Beatles stessi, nel loro conclusivo percorso creativo. 

2. Scrivi anche che l'approccio dei Pink Floyd è "ben lontano da quanto proposto nello stesso periodo da altri gruppi". In cosa consiste, musicalmente, l'"eccentricità" di un disco come "The Piper At The Gates Of Dawn"? E che cosa differenzia la psichedelia di Barrett e compagni da quella di maestri d'oltre oceano, come Jefferson Airplane, Red Crayola, Velvet Underground e i "progenitori" 13th Floor Elevators?
Credo che la risposta al primo quesito si possa recuperare nelle ulcere vorticose di "Interstellar Overdrive", nel volo cosmico di "Astronomy Domine", nella litania assuefatta di "Matilda Mother", nel trattamento nevrotico assolutamente innovativo della chitarra di Barrett (memorabile "Take Up The Stethoscope And Walk") e in genere nella ostinata, ma essenzialmente lucida, opera di arrangiamento del "rumore" all'interno delle composizioni (vedi anche il collage della pazzesca "Bike"). Le canzoni, pur dotate di indiscutibili attrattive armoniche e melodiche, esondano dalla propria forma primitiva per farsi "suono". Queste stesse considerazioni pongono su un piano radicalmente diverso la psichedelia floydiana rispetto a quella dei musicisti americani. Le esperienze che, salve le debite particolarità stilistiche ed estetiche, si avvicinano maggiormente alla filosofia dei Pink Floyd sono quelle relative a una forte dilatazione dello spazio musicale (i primi Grateful Dead, alcune cose di Mad River e Ultimate Spinach), magari coniugando a ciò una ricerca di tipo sperimentale (seriale per i Velvet Underground, elettronica per gli United States Of America). 

3. Dopo "The Piper", esce (o viene fatto uscire) di scena Barrett. Che cosa rappresentava la follia geniale del compositore/chitarrista per il sound del gruppo? E che cosa cambia in "A Saucerful Of Secrets" (1968), con l'ingresso di David Gilmour? Tu hai parlato, ad esempio, di un maggior "peso strumentale" riferendoti - suppongo - a brani come la title track o "Set The Controls For The Heart Of The Sun"...
Non sono tra quelli che affermano che Barrett era i Pink Floyd. Di certo, l'importanza di Barrett per il gruppo fu enorme: Syd fu il principale animatore dei neonati Pink Floyd, ne fu il chitarrista, leader ed essenziale frontman. Soprattutto, Barrett fu in sostanza l'unico compositore dei Pink Floyd fino al 1967. Difficile pensare che la formazione sarebbe stata in grado di emergere in modo così autorevole nell'affollato panorama della psichedelia londinese, senza la presenza di Syd Barrett. I Pink Floyd, però, non erano solo Syd Barrett e la dimostrazione viene proprio dal tormentato trapasso che porta Waters, Wright e Mason (e l'intero entourage) a decidere della sostituzione dell'ex leader, non più in grado di reggere il palcoscenico e lo stress del music business.
Non so dire se la dipartita di Barrett sia stata o meno freddamente calcolata (le ipotesi sono varie), né posso dare una valutazione riguardo l'effimero tentativo di proporre una formazione a cinque, con Gilmour già in organico. Il cambiamento di stile contenuto nel secondo album "A Saucerful Of Secrets" è evidente, e a renderlo ancor più chiaro è proprio la presenza dell'ultimo brano a firma Syd Barrett pubblicato su un disco dei Pink Floyd (antologie escluse, ovviamente...). "Jugband Blues", vero e proprio epitaffio floydiano per Syd, contrasta stilisticamente in modo enorme con il resto del materiale incluso nell'album. Waters diviene il nuovo, principale ma non esclusivo, faro creativo della band ed emergono in modo spettacolare le doti strumentali dei singoli musicisti, doti non virtuosistiche, ma estremamente funzionali nell'ambito di un'espressione musicale che predilige la "spazialità" e la "dilatazione" già emerse in alcune tracce del lavoro precedente.Nascono così brani come l'estenuante e affascinante "Set The Controls For The Heart Of The Sun", potenzialmente un brano infinito, e la mini-suite in quattro parti della title track. Soprattutto in quest'ultima è rintracciabile il nuovo peso "strumentale" della formazione, in una composizione che, a torto o a ragione, è stata definita sperimentale e avanguardistica. Al proposito, ricordo un vecchio articolo nel quale l'autore "accusava" i Pink Floyd di scarsa propensione a forme sperimentali, adducendo il fatto che il brano "A Saucerful Of Secrets" era impostato in modo troppo "rassicurante", con le parti più complicate e "avanguardistiche" all'inizio e con una conclusione di più facile fruibilità. Personalmente, ritengo il brano molto importante nell'economia dell'evoluzione dello stile floydiano

4. A questo punto, i critici "duri e puri" cominciano a gridare al tradimento, accusando i Pink Floyd di aver ormai smussato le asprezze della psichedelia anarchica degli esordi per virare verso una musica meno avanguardistica e più "di consumo". Eppure nel 1969 esce un doppio album indubbiamente ambizioso come "Ummagumma"... Qual è il tuo giudizio su quest'opera?
Guarda, oltre trent'anni di ascolti non sono stati sufficienti per farmi comprendere appieno il significato di "musica avanguardistica" e di "musica di consumo". Forse perché sono concetti che esulano il campo dell'ascolto musicale. Mi riesce estremamente difficoltoso definire un concetto di "musica d'avanguardia": avanguardia in cosa e rispetto a cosa e a chi? Per quanto riguarda, poi, il significato di "musica di consumo" o magari di "musica commerciale", sarebbe necessario calarsi in un ragionamento di politica economica musicale che in questa sede evito di affrontare, anche se si tratta di un argomento che ritengo molto interessante.
Per quanto concerne "Ummagumma", credo che questo doppio ellepì costituisca un importante punto di arrivo nell'ambito della prima parte della carriera dei Pink Floyd. L'album registrato dal vivo, contenente quattro lunghe e significative composizioni, ci consegna un complesso decisamente in forma, capace di eseguire con disinvoltura e determinazione partiture comunque piuttosto complicate. Il disco dal vivo mostra la coesione di gruppo, mentre quello registrato in studio concede spazio quasi solistico alle idee dei quattro musicisti, azzeccando risultati di tutto rispetto. Una delle critiche avanzate nei confronti del disco di studio è stata quella di una frammentarietà d'intenti, quasi dell'impressione di una formazione dilaniata da conflitti interni. Io non sono convinto di questa tesi.
Anzi, credo che le quattro sezioni del disco di studio, sia pur esteticamente diverse tra loro, conservino alcuni fondamentali elementi comuni, primo fra tutti, a mio avviso, un approccio "classico-contemporaneo" alla materia, concetto ambiguo in sé ma sintomatico dell'alternanza di sezioni moderate con altre più complesse e ostiche. 

5. S'impone ora una domanda che riguarda colui che ha preso le redini del gruppo, Roger Waters: genio anch'egli o progressivo "demolitore" del seme avanguardistico della band? Qual è stata, in ogni caso, la sua "missione" all'interno del progetto Pink Floyd?
Ci voleva qualcuno che scrivesse canzoni, al posto di Syd Barrett. Costui fu, principalmente ma non esclusivamente, Roger Waters. Mi piace considerare i Pink Floyd "un gruppo", all'interno del quale sicuramente si sono verificati nel tempo contrasti anche importanti per mantenere o acquisire la leadership. La famosa questione Waters-Gilmour, con annesso litigio sul marchio d'avviamento. Ma, lo ammetto, non mi va molto di parlare di Waters né in qualità di genio al di sopra delle parti, né come "demolitore" dell'integrità sonora dei Pink Floyd. Penso piuttosto che, come molti altri gruppi longevi e di successo commerciale, i Pink Floyd abbiano compiuto una loro, inevitabile, parabola creativa che prevede alti, bassi e risultati intermedi, con numerosi assestamenti stilistici in corso d'opera. 

6. Attraverso il trittico "Atom Heart Mother"-"Meddle"-"Obscured By Clouds", arriviamo così al disco più famoso, venduto e controverso dei Pink Floyd, "The Dark Side Of The Moon". Ho letto il divertente racconto del tuo approccio con questo disco e la reazione istintiva che ti suscitò ("fu allora, quando udii quei suoni lucidi e tondi, così perfetti e levigati e così lontani dal Piper di Barrett, dal Saucerful - per non parlare di Ummagumma - e perfino dalla suite pastorale della mucca di pochi anni prima, sì, fu in quel momento che decisi che quel disco non l'avrei mai comprato"...). Eppure scrivi che "quella lagna melliflua ed edulcorata", col passare degli anni, "ti si appiccica addosso senza capire il come e il perché, parecchio simile all'indecifrabile e informe mostro de 'La Cosa' di John Carpenter"... Insomma, sei arrivato a una conclusione?
Ti ringrazio per l'attributo "divertente"; è vero, per scrivere il racconto ho utilizzato un tratto soavemente ironico, ma solo per mediare la sincera inquietudine che l'ascolto, e il concetto, di questo disco ha sempre generato in me. E' la più grande accusa contro il mondo del capitalismo consumista; oppure è un semplice prodotto del capitalismo consumista; oppure è la più grande accusa contro il capitalismo consumista travestita da prodotto del capitalismo consumista; oppure è un prodotto del capitalismo consumista travestito da grande accusa contro il capitalismo consumista? Non esiste da parte mia una conclusione riguardo "The Dark Side Of The Moon".
Sul piano dell'estetica musicale, al confronto con tutti gli altri dischi dei Pink Floyd, è un lavoro così perfetto, così preciso, talmente levigato e privo di asperità, al tempo stesso così ricco di toni e umori vari e distintivi, un disco che assomiglia a uno stupendo spot pubblicitario lungo due facciate a 33 giri; un capolavoro assoluto di ingegneria sonora che a tratti pare quasi possedere un'anima ammaliante... Insomma, dai miei contorti rivolgimenti privi di senso capisci bene che per me resta un grande boh! A proposito del trittico da te menzionato, si tratta di lavori di valore, con "Obscured By Clouds" un po’ defilato a causa del suo essere soundtrack, quindi progetto più frammentario. Giusto per curiosità, di questo trittico, la mia composizione preferita rimane "Echoes". 

7. Di certo, il suono dei Pink Floyd non sarà più lo stesso: una produzione certosina e sempre più avveniristica prende il sopravvento sull'asprezza dei primi lavori. "Wish You Were Here" segna un ulteriore passo in questa direzione. Eppure quella suite di "Shine On You Crazy Diamond" sa ancora come colpire al cuore l'ascoltatore. E un disco come "Animals" contiene i germi di tanta new wave a venire... Come valuti questo periodo "intermedio" dei Pink Floyd, che cavalca l'onda di "Dark Side" e precede l'epopea di "The Wall"?
Ecco, bene, saltiamo a piè pari "The Dark" e parliamo del successivo e più umano "Wish You Were Here". Un disco che mi piace, a tratti parecchio. Sono concorde sulla tua valutazione riguardo "Shine On You Crazy Diamond", un brano che perpetua la tradizione della dilatazione sonora floydiana. Ovviamente lo fa su basi meno avventurose rispetto ai primi lavori del gruppo, ma la musica è effettivamente ancora in grado di infondere emozioni. Non lo definirei però come un passo nella direzione di "The Dark" che, a mio avviso, è un isolato buco nero nello spazio della musica rock; piuttosto, con gli inevitabili aggiustamenti dovuti al passare degli anni, "Wish You Were Here" si ricollega laddove il discorso si era bruscamente interrotto, vale a dire dalle parti della mirabile suite di "Echoes".
"Animals" è un altro lavoro degno d'interesse, che trovo estremamente asciutto e moderato sul piano stilistico, direi quasi situato al polo opposto di "The Dark"; interessante la tua valutazione sui segni premonitori della cosiddetta new wave. 

8. "The Wall" è la celebrazione degli incubi di Waters, delle sue paranoie, delle sue alienazioni. Un disco che segnerà l'immaginario di una generazione di ragazzi. Qual è stato il tuo impatto con questo disco, che tuttora continua a dividere la critica? E, in generale, qual è il tuo giudizio sulle liriche "apocalittiche" di Waters?
Le liriche di Waters sono indubbiamente interessanti e mostrano il tormento interiore di un uomo in perenne bilico tra business e radicalità socialista (qualcosa che mi ricorda ancora una volta "The Dark"). "The Wall" non è comunque uno dei lavori che preferisco nell'ambito della produzione dei Pink Floyd. Il mio personale giudizio è che il materiale in esso contenuto sia di qualità mediamente inferiore rispetto ai dischi anche solo immediatamente precedenti. In "The Wall" si completa una lunga fase di trapasso stilistico che ha condotto i Pink Floyd dalla originaria psichedelia, attraverso varie formulazioni che hanno interessato trame sperimentali, classico-contemporanee, sinfoniche, progressive e con accenti persino country-folk, sino a una formulazione tipicamente rock, moderna, certamente paranoica, ma non troppo avventurosa sul piano musicale. 

9. Dove finisce davvero la stagione d'oro dei Pink Floyd? E si può davvero accusarli di aver "volgarizzato", con i loro ultimi dischi, la musica psichedelica?
I Pink Floyd non hanno volgarizzato assolutamente nulla. L'aspetto psichedelico della loro musica diviene sempre più progressivamente marginale in seguito alla pubblicazione di "Ummagumma" e, di conseguenza, non credo sia corretto parlare di "volgarizzazione" di un qualcosa che praticamente non esisteva più. Probabilmente il discorso musicale dei Pink Floyd termina di fatto con "The Wall", l'ultimo album che possa essere definito vero parto del quartetto storico (anche se, sotto l'aspetto della composizione, il predominio di Waters era netto). Ciò che segue non è necessariamente né volgare né di bassa lega; piuttosto si tratta di musica che ha in gran parte perduto i suoi contenuti più squisitamente innovativi. Se oggi girano ancora Uriah Heep e Deep Purple, penso che sia lecita e ammissibile la stessa cosa anche per i Pink Floyd. 

10. Infine, un doveroso cenno agli altri componenti della band, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright. In cosa consiste, a tuo avviso, il contributo che ognuno di loro è riuscito ad apportare al suono dei Pink Floyd?
Come affermavo precedentemente, dal mio punto di vista i Pink Floyd erano essenzialmente un gruppo. Certo, con forti tensioni creative interne che portavano a scontri di impostazione musicale via via sempre più evidenti, in conclusione persino esasperati. Sotto l'aspetto dell'apporto strumentale, Gilmour, Wright e Mason hanno contribuito quanto (se non più di) Waters alla fisionomia di un suono immediatamente riconoscibile, pur non essendo annoverabili tra i cosiddetti "virtuosi" del proprio strumento. Ad esempio (questa è una fissazione di carattere strettamente personale...) il modo di suonare la batteria di Nick Mason mi ha sempre interessato in modo particolare, almeno fino alla pubblicazione di "Meddle".
In chiusura di questa impervia impresa sui Pink Floyd, concedimi ancora una riga su "The Dark Side Of The Moon": "...tutto ciò che disprezzi e tutto ciò che combatti, tutto il presente e tutto il futuro, ogni cosa sotto il sole è in sintonia, ma il sole è eclissato dalla luna." Che avessero ragione loro?
Playlist
Piper At The Gates Of Dawn (Capitol, 1967)

 

A Saucerful Of Secrets (Capitol, 1968)

 

 More (Capitol, 1969)

 

Ummagumma (Capitol, 1969)

 

Atom Heart Mother (Capitol, 1970)

 

 Meddle (Capitol, 1971)

 

Relics (anthology, Capitol, 1971)

 

 Obscured By Clouds (Capitol, 1972)

 

The Dark Side of The Moon (Capitol, 1973)

 

Wish You Were Here (Capitol, 1975)

 

 Animals (Capitol, 1977)

 

The Wall (Capitol, 1979)

 

 The Final Cut (Capitol, 1983)

 

 A Momentary Lapse of Reason (Columbia, 1987)

 

 Delicate Sound of Thunder (live, Columbia, 1988)

 

 The Division Bell (Columbia, 1994)

 

 Pulse (live, Columbia, 1995)

 

 Is There Anybody Out There? (EMI, 2000)

 

 Echoes (antology, Capitol, 2001)

 

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