Radio Waves

Barbara Tomasino

Una riot grrrl a Mamma Rai

di Claudio Fabretti

Un’intervista un po' travagliata, trascinata per mesi con il comune desiderio di portarla a termine, complice la stima reciproca che ci unisce: qualche chiacchiera prima, poi una lunga pausa seguita a varie vicissitudini lavorative, quindi finalmente siamo riusciti a concluderla, e proprio un attimo prima della bella notizia: il ritorno di Barbara Tomasino ai microfoni di Radio Uno Rai, dopo un paio d'anni di esclusiva attività televisiva. Sarà stata di buon auspicio questa nostra chiacchierata a singhiozzo? In ogni caso, con la esuberante speaker palermitana - per anni firma di testate musicali come Rumore e Classic Rock, nonché luminare della scienza delle groupie e delle riot grrrls – ci siamo imbarcati in una piacevole conversazione a tutto tondo, che parte da Stereonotte – di cui fu una delle pochissime voci femminili – e finisce con Pamela Des Barres e gli Stooges. Stay tuned – è il caso di dire…

Barbara, come ti sei avvicinata alla radio, quali sono state le tue prime esperienze?
Stavo facendo teatro, ahimè l'attrice allo Stabile di Palermo, e il fonico dello spettacolo, con cui avevo instaurato un buon rapporto, mi ha detto: "Hai una bella voce, una bella parlantina e adori la musica, ma perché non fai radio?". Da questo suggerimento è nato tutto, mi si è aperto un mondo, mi ha fatto incontrare il direttore di una radio locale di Palermo, Dabliu, e da lì è partita la mia avventura... sono riconoscente ad entrambi, forse non sarei mai arrivata alla radio che negli anni è diventata una grande passione.

Sei diventata nel corso degli anni una delle voci simbolo di Stereonotte. Che ci puoi dire di quell’esperienza e della tua attività attuale in Rai?
Adesso lavoro in Tv da poco più di due anni, al Caffè di Rai Uno, ma Stereonotte è stata un'esperienza bellissima, grande orgoglio e grandi soddisfazioni. Pochissime donne hanno condotto questo programma storico e sono felice di essere nella lista, insieme ad esempio a Maria Laura Giulietti a cui va un mio pensiero affettuoso. Sono molto contenta del lavoro che sto facendo, anche perché la musica è sempre presente anche nel programma in televisione, ma la radio resta una passione forte e spero di tornarci un giorno.

Qual era il tuo rapporto con Stereonotte da ascoltatrice? E che cosa ricordi degli esordi alla conduzione di quel programma, delle tue scalette…
Da ragazzina ho iniziato a seguire la trasmissione: adoravo alcune conduzioni storiche e la musica che passavano, brani introvabili nell'epoca pre-internet, roba strana, spiazzante, seducente. Tra gli altri, ricordo Andrea Silenzi, Alberto Campo, Max Prestia. Quanto alle mie scalette, quando facevo Stereonotte era ancora il format lungo originale in diretta, cinque ore, quindi articolavo il programma con tanti ospiti e un mini live alle 3 di notte, era un programma ricco e che richiedeva molto impegno, ma mi ha dato tante soddisfazioni.

Qual è l’ospite che ti ha colpita di più, in questi anni di conduzione?
Sinceramente non ne ricordo uno in particolare, molti momenti live sono stati toccanti, le playlist degli ospiti ad inizio puntata erano spesso appassionate e curiose. Mi ricordo chiaramente chi non vorrei mai più invitare in una trasmissione, ma non è questa la sede per dirlo...

Barbara TomasinoÈ nota anche la tua attività di giornalista musicale per Rumore e Huffington Post. Ci puoi parlare di queste esperienze e, in generale, di come vedi il “mestiere”, in un momento delicato come questo? C’è ancora spazio per costruirsi una vita sulla professione giornalistica, in particolare per chi si occupa di musica?
Ho lavorato per Rumore per 10 anni, fino al 2013, ed è stata un'esperienza intensa, formativa e bellissima. Ho imparato il "mestiere" sul campo, ritagliandomi a fatica degli spazi tutti miei. Perché c'è anche da dire, e non vorrei fare un discorso lamentoso e femminista, che le donne in questo ambiente (intendo della musica rock in genere) sono davvero poche e non poche volte mi sono sentita discriminata in certe situazioni perché donna. Oltre all'Huffington, ci sono state tante testate con cui ho collaborato negli anni, tra cui Rolling Stone e Classic Rock, dove scrivo tuttora: per me è come avere trovato un'altra famiglia che si occupa davvero di musica.
Il nostro lavoro è morto, nessuno legge le riviste e ognuno si fa la propria idea su un disco ascoltando in streaming su decine di piattaforme. Chi ha bisogno di un "critico" che ti consiglia cosa comprare e perché? Del resto chi compra i dischi oggi? Detto questo, io amo scrivere di musica, anche se è una delle cose più difficili da fare, rendere con le parole un groviglio di emozioni, perizia tecnica, sudore e stile. Ancora oggi ogni tanto qualcuno mi dice che dopo aver letto una mia recensione su Classic è andato ad ascoltare l'album in questione, e magari gli ho dato una buona dritta!

So che sei un’appassionata di riot grrrls e di rock al femminile. Visto che ho di recente fatto anch’io una trasmissione sul tema, sarei curioso di sapere quali sono le tue rocker preferite…
Oh, la domandona... Sono cresciuta negli anni 90 con tutte le riot grrrls, ero fissata e cantavo a squarciagola tutto il repertorio, Courtney Love in testa, che ho venerato come una dea. Janis Joplin mi commuove alla prima nota, Grace Slick è la sensualità selvaggia fatta donna, Debbie Harry un miracolo nel mondo del rock, Patti Smith non si discute e Marianne Faithfull è l'anima candida più corrotta che mi sia capitata di ascoltare... continuo?!

Barbara TomasinoSei anche tra le autrici del libro “Groupie - Ragazze a perdere”. Ce ne puoi dire una che, per te, svetta su tutte? E oggi esistono ancora le groupie, anche se il rock è (semi)morto?
Ho avuto la fortuna di incontrare alcune di loro e, ad esempio, Pamela Des Barres è una persona meravigliosa: era di una bellezza travolgente e ingenua (anche oggi è una bellissima donna), ha amato il rock e i suoi protagonisti con tutta l'intensità che conosceva, come una vera groupie, e ha conosciuto il gotha del rock anni 60, 70 e 80. Non mi stupisce che Cameron Crowe si sia basato su di lei per il personaggio di Penny Lane in “Almost Famous”. A proposito, Penny Lane è la mia preferita! No, oggi le groupie non esistono perché è finita un'epoca e non tornerà più, purtroppo... questo non vuole dire che non ci siano ragazze a caccia di musicisti o ragazzi a caccia di cantanti, ma è un'altra storia.

Come vedi la radio oggi e in particolare i suoi sviluppi su internet? Le web-radio possono realmente contribuire ad allargare l’offerta di informazione musicale?
Sì, certo, ma ancora oggi in Italia il concetto di web radio non è passato, è considerata un po' la cugina sfigata, ma un domani con il nostro mondo sempre più connesso e globale, avere una trasmissione via web sarà uno spasso che potranno apprezzare anche a Los Angeles o Tokyo.

Ascolti altre radio? Ci sono emittenti, oltre a Radio Rai, che hanno contribuito alla tua formazione musicale?
Quando ero ragazzina a Palermo ascoltavo, oltre a Radio Rai, le emittenti locali e alcune passavano dell'ottimo rock: è lì che ho iniziato la mia "carriera" in radio e sarò per sempre riconoscente a chi mi ha dato, acerba e timida, questa possibilità, che poi è diventata una passione e un lavoro.

Ci puoi raccontare qualche esperienza particolare che ti è capitata in diretta, una telefonata strana, una richiesta particolare, un messaggio di un ascoltatore che ti ha colpita?
Tantissimi, non ricordo ora un evento in particolare, ma la cosa più bella che mi scrivevano e che ancora ogni tanto qualcuno mi dice, nonostante siano tre anni che lavoro in Tv e non più in radio, che il mio modo di parlare di musica era accogliente, caldo, non una lezioncina da chi ne sa di più verso che deve essere indottrinato, ma piuttosto un flusso di passioni ed emozioni che da me arrivava all'ascoltatore. Invece gli ospiti, la maggior parte delle volte, mi dicevano che quando venivano da me nel cuore della notte si sentivano a casa, coccolati e accolti... che c'è di più bello alle 3 del mattino?

Ultima domanda di rito: ci sono dieci brani che passeresti sempre in una tua scaletta?
Ogni volta che si questa domanda scrivi un elenco e poi te ne penti, perché hai lasciato fuori qualcosa di fondamentale... Quindi scriverò davvero le prime 10 che mi vengono in mente in questo istante: “Suspicious Mind” di Elvis Presley, “Please Please Please” degli Smiths, “Here Comes Your Man” dei Pixies, “Sister Morphine” di Marianne Faithfull, “Mother's Little Helper” degli Stones, “Psycho Killer” dei Talking Heads, “Cry Baby” di Janis Joplin, “Doll Parts” delle Hole, “D'yer Maker” dei Led Zeppelin, “Search And Destroy” degli Stooges... Un mix di romanticismo e depravazione, può andare?



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