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5. Genesis: le fiabe
romantiche del prog-rock

La quinta
puntata è dedicata ai
Genesis, una delle formazioni più famose e celebrate del
progressive
rock. Per approfondire la loro storia e la loro musica, ho
interpellato Giancarlo Nanni, critico musicale, scrittore e
autore, in particolare, del libro "Rock Progressivo Inglese", quasi
una bibbia per gli appassionati di prog-rock
1. I (primi)
Genesis sono sinonimo di progressive. In che cosa consiste la novità
portata da questo movimento e che cosa, in particolare, ha
rappresentato per il rock europeo?
Non sono così
sicuro che il "progressive",
in quanto tale, abbia costituito un movimento a carattere musicale e
culturale. Per me il termine "progressive"
è un'etichetta di genere come un'altra, al massimo in grado di
racchiudere al suo interno qualche affinità stilistica dei gruppi e
musicisti che ne sono chiamati a far parte. E dico "chiamati a far
parte" perché, come nel caso delle altre mille etichette similari
che incombono sulla libera fruizione dell'arte musicale, se tu ti
rivolgi a musicisti chiedendo loro se si sentono "prog", "grunge" o
"hard rock", in nove casi su dieci ti risponderanno che si sentono
solo creatori ed esecutori di musica. Tutte queste etichette sono
state coniate dai media e dall'industria discografica con l'unico,
vero obiettivo di rendere vendibile un prodotto discografico che, in
particolare per le grosse industrie di settore, trascende ogni
significato artistico. Difficile, su queste basi, parlare del "progressive"
come di un movimento culturale. Diciamo piuttosto che già verso la
fine degli anni Sessanta (e in casi sporadici anche prima) nel
panorama della musica rock si registrano i tentativi da parte di
alcuni musicisti di accostare la musica giovanile derivata dal rock'n'roll
e dal blues a elementi della cultura musicale classica. I
Beatles tra i
primi furono molto importanti, in questo senso, in quanto la loro
universale popolarità permise a queste embrionali sintesi sonore di
attecchire sempre più. Il rock europeo si è certamente dimostrato
più sensibile rispetto a quello americano nei confronti di questa
sintesi sonora (per logici motivi culturali) e negli anni Settanta
si è assistito a una notevole proliferazione di musicisti impegnati,
con fortune commerciali diverse tra loro, nell'esemplificazione di
stili, a volte molto diversi tra loro, in qualche modo attinenti
alle tematiche tipiche della sintesi tra rock e cultura musicale
classica. Più che di "progressive"
io parlo di rock neoclassico, ma giusto per dare un nome tecnico
alla faccenda.
2. Nel tuo libro
sostieni che per "progressive" si deve intendere "qualcosa che
procede lentamente e continuamente in senso evolutivo" e che
pertanto "non si spiega perché vanno considerati progressivi i
Genesis e non gruppi quali
Who e Led
Zeppelin, sicuramente più importanti e decisivi sotto questo
aspetto". Una tesi che probabilmente ti ha attirato le critiche di
qualche fan. Non ti sembra però che, così ragionando, si rischia di
ampliare oltremisura la nozione di progressive?
Le critiche ci
sono state, numerose; alcune intelligenti e motivate, altre
decisamente pretestuose (come quella di voler cambiare nome alle
cose: affermazione ridicola, visto che cerco proprio di non darli i
nomi alle cose). E le critiche pretestuose sono arrivate in
maggioranza non da appassionati, ma da addetti ai lavori.
Altrettanto numerose sono state le voci solidali, di appassionati
che hanno trovato il "taglio" che ho voluto dare al libro
sostanzialmente corretto. Il problema di fondo è che la mia non era
una vera e propria tesi pro o contro, o anche solo sul "progressive".
Ho parlato di musica progressiva, non di "progressive",
facendo attenzione a citare tale termine il meno possibile. Il mio è
sostanzialmente un libro sull'evoluzione creativamente progressiva
della musica rock inglese in un determinato lasso di tempo, non sul
"progressive".
(Confusione è stata poi ingenerata dall'editore che - guarda caso -
per offrire al libro un mercato potenzialmente appetibile, ha
trasformato, di sua iniziativa e informandomi a cose fatte, il
titolo originale del testo - "Alla Fine Del Gioco" - in "Rock
Progressivo Inglese"). Se poi devo proprio parlare di "progressive"
allora, partendo dall'esposto della prima domanda, sì, ho la
tendenza e la precisa volontà di ampliare oltremisura ogni
"etichetta di genere", con l'unico obiettivo di farle perdere
qualsiasi valenza riduttiva nei confronti della musica che si
approccia e si ascolta. In altre parole, finché si utilizzano queste
etichette per capirci tra appassionati, per acquisire o dare una
semplicistica idea del contenuto musicale mi può anche stare bene;
quando si vuol fare intendere che queste "etichette" rappresentano
veri movimenti culturali non sono d'accordo. Anziché capire di più e
meglio, si rischia la disinformazione. C'è poi una contraddizione in
termini: si dice che il "progressive"
è stato uno dei momenti creativi "alti" dell'evoluzione musicale
rock degli anni Settanta e poi c'è chi si affanna in articoli, libri
e pubblicazioni ad affermare che per essere "progressive"
il batterista deve fare questo, il chitarrista quello, che nella
musica deve essere presente questo aspetto e non quell'altro. Un
vero e proprio contenitore, rigidamente definito, che preclude ogni
esperienza radicalmente innovativa. Per me, ascoltare e parlare di
musica è un'altra cosa.
3. Nel tuo libro
scrivi anche che "pur essendo dei discreti strumentisti, i
Genesis non
possono essere paragonati dal punto di vista tecnico a band quali
Yes e Gentle Giant".
Quali sono, tuo avviso, i loro limiti?
Ovviamente i
Genesis erano
ottimi strumentisti, anche se nei loro dischi si nota una minore
propensione verso soluzioni solistiche o tecnicamente di livello
pirotecnico, cosa che invece in altre formazioni dell'epoca appare
più evidente. Ma, in fin dei conti, per sapere esattamente se un
chitarrista è più bravo o meno di un altro, dovremmo sottoporre i
musicisti all'esecuzione di identiche partiture e vedere chi le
suona meglio da un punto di vista strettamente formale. Credo però
che la cosa sia realmente di scarso interesse. La mia considerazione
era rivolta piuttosto al fine di rafforzare l'idea di un complesso,
i Genesis, che
curava maggiormente l'aspetto strutturale delle canzoni rispetto
alle frasi solistiche dei vari strumenti.
4. Quali sono i
principali elementi musicali che confluiscono nei primi lavori dei
Genesis, "From
Genesis to Revelation" e "Trespass", e che cosa cambia invece con
l'ingresso del chitarrista Steve Hackett e del batterista Phil
Collins negli "equilibri" della formazione, "a partire da "Nursery
Crime"?
Il primo album
dei Genesis, "From
Genesis To Revelation", è sostanzialmente un disco "pop", nel senso
di una musica di facile ascolto, melodica, non troppo brillante e
privo di particolari soluzioni "avveniristiche". E' vero, altresì,
che alcune delle principali influenze della loro futura musica sono
già presenti, oltre alla voce di Gabriel, ancora timida ma già ben
impostata, e alcune composizioni si ascoltano con piacere, nella
loro ingenua semplicità espressiva. Onestamente, se i Genesis dopo
quel disco si fossero sciolti, oggi faremmo fatica a ricordarli tra
le formazioni underground anche solo di medio livello. Con "Trespass"
la musica cambia, e non poco. Lo si può capire già dai primi secondi
di "Looking for someone", dalla voce di
Gabriel, già
caratteristica e facilmente riconoscibile, sostenuta dalle note
della chitarra di Phillips e dell'organo di Banks. Il gruppo
individua con buona precisione lo stile che ne farà la fortuna anche
commerciale, dopo gli stenti iniziali. C'è anche da dire che il
disco esce nell'ottobre del 1970, quando gli esempi di un suono
improntato sul neoclassicismo (sia pur molto diversi tra loro) sono
già numerosi e qualitativi (basti pensare, solo ad esempio, ai primi
King Crimson,
ai Family o ai Pink
Floyd di "Ummagumma"). La musica dei
Genesis si propone
però con una certa originalità, recuperando sonorità folk, con temi
favolistici e vaghi atteggiamenti da trovatori medievali, e si
avvale della notevole cura riservata all'armonia e alla melodia. In
più, il gruppo e in particolare Gabriel, s'impegna in una
trasposizione "teatrale" della propria musica, con l'elaborazione di
spettacoli scenicamente imponenti che orienteranno in modo decisivo
il confronto con il pubblico dei gruppi rock nella parte centrale
degli anni Settanta. Quanto ai nuovi ingressi in formazione, direi
che Collins (almeno fino all'abbandono di Gabriel) si dimostra buon
batterista e poco altro, mentre sicuramente importante è l'apporto
strumentale di Hackett, nell'economia delle strutture d'insieme
della musica del complesso.
5. Fin
dall'inizio, nei Genesis, si mette in luce la personalità teatrale e
istrionica di Peter
Gabriel. Che giudizio hai di lui come compositore, musicista e
personaggio?
Un giudizio
altamente positivo e ulteriormente rafforzato dal prosieguo della
sua carriera come solista; un musicista attento alle istanze
musicali più diverse, provenienti dai più reconditi angoli del
mondo. A suo modo, militante.
6. Mi pare di
capire che a tuo parere il disco migliore dei
Genesis è "Nursery
Crime". Quali sono gli elementi che, secondo te, rendono questo
album il loro capolavoro?
A mio parere
"Nursery Crime" rappresenta la sintesi più semplice e corretta della
proposta musicale dei
Genesis, un lavoro fondamentalmente costituito di canzoni
dall'anima romanticamente neoclassica e folk, pensate e proposte in
modo esemplare, senza cedimenti o sproloqui espositivi, anche
laddove si fa spazio con una certa insistenza (ma in modo ancora ben
contenuto sul piano formale) la "novità" della suite in brani quali
"The Musical Box" e "The Fountain Of Salmacis".
7. "Selling
England By The Pound" è forse il disco che fissa lo standard
"classico" dei (primi) Genesis. A tuo giudizio, però, il disco
"pecca di tecnicismo". Che cosa intendi in particolare?
Credo che il
disco che fissa lo standard classico dei primi
Genesis sia
"Foxtrot", di certo l'album per il quale il gruppo produce il
massimo sforzo compositivo, con alcune buone canzoni sul primo lato
e la complessa suite di "Supper's Ready" che occupa la quasi
interezza del secondo. Anche se la musica appare a tratti
leggermente appesantita e non raggiunge lo splendore armonico di
"Nursery Crime". "Selling
England" tenta invece di recuperare la classica forma canzone di
"Nursery Crime" e a tratti ci riesce molto bene. Ci sono però delle
evidenti differenze tra i due dischi, non tanto dal punto di vista
della struttura di base delle composizioni, quanto nei modi
strumentali e nelle scelte degli arrangiamenti; in entrambi i casi
il suono è già orientato verso un perfezionismo formale,
inappuntabile ma a volte scarsamente espressivo, che poi si
manifesterà in pieno nel successivo "Lamb Lies". La freschezza
"folk" di "Nursery Crime" è in "Selling
England" sovrastata da un uso, spesso tutt'altro che
convincente, di strumentazione elettronica che appesantisce e
"banalizza" i modi esecutivi, al pari dell'utilizzo di tempi e ritmi
percussivi talvolta non particolarmente adatti alla natura romantica
di molte canzoni, che pure non mancano di spunti appassionanti.
Infine, sono presenti rilevanti cadute di tono che mi portano a
considerare questo disco come inferiore ai due precedenti album di
studio.
8. "The Lamb
Lies Down On Broadway" credo riassuma un po' tutti i pregi e i
difetti della band. Di questo doppio album, tu però scrivi che "si
affida a soluzioni concept tanto spettacolari, quanto fredde e
calcolate". A che cosa ti riferisci esattamente?
Sono d'accordo
con te: è un disco che riassume pregi e difetti della loro musica. I
pregi sono le belle melodie, le accattivanti soluzioni armoniche di
certe composizioni, i difetti la pomposità del progetto che per sua
natura irrompe a volte in momenti musicali estremamente "calcolati"
e in fredde citazioni di soluzioni sonore già proposte in precedenza
e qui riportate più come mero esercizio stilistico e a volte non in
grado di mostrare la loro anima e di infiammare il suono con
l'emozione. E' un po' l'implosione della musica dei
Genesis, la fine
di un ciclo. Non a caso, pur essendo il gruppo al massimo della
notorietà fino a quel momento,
Peter Gabriel
decide di abbandonare i compagni.
9. Pur
conquistando una buona popolarità in giro per l'Europa, i
Genesis hanno
spopolato all'inizio soprattutto in Italia. C'è qualcosa che lega il
loro suono a un "gusto" italiano? E che cosa è rimasto dei
Genesis
nell'esperienza progressive italiana?
E' vero, i
Genesis hanno
incontrato i primi riscontri di pubblico in Italia, dove tennero nei
primi tempi numerose esibizioni. Ho dei dubbi sul fatto che esistano
legami con il "gusto" italiano. In fin dei conti, all'epoca anche
formazioni comunque diverse dai
Genesis, quali
Van Der Graaf
Generator e Gentle Giant, conobbero i primi interessi di
pubblico in Italia; forse perché queste formazioni, sottovalutate in
patria ma estremamente valide dal punto di vista strumentale e
portatrici di una musica interessante, sembravano agli occhi degli
italiani una sorta di extraterrestri. O quantomeno all'altezza di
altri gruppi di successo che all'epoca si esibivano magari in sale
più importanti, anche in Italia. Non vedo però grandi relazioni con
la tradizione musicale italiana, in particolare. Piuttosto, così per
scherzare (ma non troppo), mi viene in mente una frase di Eugenio
Finardi in una vecchia intervista quando alla domanda del cronista
sul perché in Italia sia piaciuta molto certa musica "sostenuta" e
dai modi complessi, rispose: troppo liceo classico in Italia.
L'esperienza "progressive"
in Italia. La ricordo, ero un ragazzino, come un qualcosa di mitico,
con molta nostalgia. Questo a livello dell'entusiasmo che invadeva
la scena di allora. Con il senno di poi, devo dire che faccio una
certa fatica, in tanti casi, a considerare non derivativa la musica
italiana di quell'epoca, anche se di sicuro non mancavano musicisti
di notevole originalità; il sound era logicamente influenzato quasi
sempre dai complessi più in voga, in particolare in Inghilterra (non
solo recuperando lo stile dei gruppi "prog", ma anche quello di
formazioni stilisticamente diverse). Anche i
Genesis furono tra
gli ispiratori, inevitabilmente; probabilmente non tra i più
"saccheggiati". Forse perché la loro musica, ma potrebbe essere solo
un azzardo teorico, era estremamente personale, immediatamente
riconoscibile, chiusa a riccio in un proprio habitat ben definito,
esclusiva; quindi difficilmente avvicinabile, ad alto rischio di
plagio.
10. C'è ancora
qualcosa da salvare nei Genesis, dopo l'uscita dalla band di
Peter Gabriel?
I due successivi
album di studio, "A trick of the tail" e "Wind and wuthering",
appaiono dignitosi nel loro coltivare modi e forme tipici del suono
dei primi Genesis,
anche se in generale si tratta di dischi che non aggiungono granché
alla vicenda. Preferirei invece tacere sui vendutissimi lavori degli
anni Ottanta e successivi, che mostrano una poco edificante
metamorfosi musicale. Diciamo che alcuni gruppi degli anni Settanta
sono invecchiati meglio di altri.
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