|
7.
Pink Floyd: un lungo viaggio tra
sole e luna

La
settima
puntata è dedicata ai
Pink Floyd,
ovvero uno dei miti intramontabili della psichedelia e del rock
tutto. Per approfondire la loro lunga carriera, ho interpellato
ancora una volta Giancarlo Nanni, critico musicale, grande
esperto di rock degli anni Sessanta e Settanta, scrittore e autore,
in particolare, del libro "Rock Progressivo Inglese"
1. Difficile
tentare un primo approccio alla carriera di un gruppo così
"gigantesco" come i
Pink Floyd... Proverò a partire banalmente dall'inizio:
l'esordio con "The
Piper At The Gates Of Dawn". Un disco straordinariamente
originale e spiazzante, come scrivi. A differenza di una corrente
critica tanto in voga oggi che ritiene i
Beatles
"derivativi" rispetto praticamente a tutti,
Pink Floyd
inclusi, tu invece sostieni che la matrice d'ispirazione
folk-classica e l'aspetto psichedelico della musica, oltre alla
propensione alla ricerca sulle tecniche di registrazione evidenziati
in "The
Piper",
hanno un "debito da saldare nei confronti dei quattro di Liverpool"
(che in quei giorni completano la produzione di "Sgt.
Pepper's" proprio ad Abbey Road, in uno studio attiguo a quello
dei Floyd). Chi, allora, ha ripreso chi?
Se è difficile
per te, figurati per me che devo rispondere... Allora, per mischiare
le carte, partiamo dalla storia antica. La storia della musica,
anzi, quella del rumore organizzato-disorganizzato, è un continuo
divenire. Ogni compositore o musicista di qualsiasi epoca ha qualche
debito da saldare con qualcuno. Ciò non significa che questo sia un
aspetto riduttivo della propria arte; rappresenta solamente la
normalità delle cose. Rimanendo in ambito moderno, è estremamente
difficile stabilire con precisione "chi ha ripreso chi". Ad esempio,
quando trattiamo di musica rock della seconda metà dei Sessanta e
dei primi Settanta, non possiamo dimenticare che all'epoca esisteva
un florido sottobosco creativo che ha espresso centinaia di
formazioni musicali, di musicisti e compositori; questa miriade di
artisti più o meno sconosciuti ha prodotto scarsi o nulli risultati
sul piano della quantità delle emissioni discografiche e del
successo di vendita, ma a volte è stata capace di creare musica di
notevole interesse e in grado di anticipare "tendenze", o anche solo
"esperienze", che possono avere influenzato formazioni, musicisti e
compositori di maggior riscontro commerciale. La storiografia del
rock, che pure ha una sua precisa ragione d'esistere, troppo spesso
si dimentica di questo sottobosco, di queste microespressioni,
preferendo crogiolarsi sulle macroespressioni, cioè sulle formazioni
e sui musicisti di riscontro commerciale.
Per farla breve
e solo ad esempio, è indubbio che i
Beatles siano
stati una delle più grandi formazioni rock degli anni Sessanta, così
come è altrettanto indubbio che in epoca beat esistevano altre
decine di formazioni che hanno fatto musica e possono aver offerto
idee ai Beatles
stessi. Questo fenomeno diventa ancora più evidente nella seconda
metà dei Sessanta quando, nell'ambito di un continuo interscambio
culturale tra America e Inghilterra, le idee passano l'oceano in
ogni direzione. Dopo che la musica inglese degli anni Cinquanta e
dei primi Sessanta si nutre del rock'n'roll d'America e del blues
elettrico di Chicago, si assiste a una British Invasion. Sono i
gruppi inglesi di successo (Beatles,
Rolling Stones,
Yardbirds, Animals,
Them...) a esportare in America nuovi approcci e nuove sintesi
sonore. Poco dopo, dalla West Coast e dai primi esperimenti di
musica in acido, giungono in Inghilterra le prime sementi
psichedeliche che contribuiranno a forgiare il suono del rock
britannico negli anni seguenti.
Tornando alla
domanda specifica, penso che sia corretto intravedere un iniziale
interesse dei Pink
Floyd verso le soluzioni sonore dei
Beatles. I quattro
di Liverpool già nel 1966, con l'album “Revolver”, avevano
affrontato la psichedelia in modo innovativo, in particolar modo nel
brano "Tomorrow Never Knows", dedicandosi anche a una approfondita
ricerca riguardo le tecniche di registrazione; non dimentichiamo che
la scelta dei Beatles
fu estrema: dedicarsi alle registrazioni di studio e dare addio alle
esibizioni dal vivo. Molte delle composizioni di
Syd Barrett per il
primo album dei Pink
Floyd, "The
Piper At The Gates Of Dawn", risentono nella struttura armonica
dell'influenza beatlesiana.
Barrett e compagni
sono però in grado di andare oltre all'espressione estetica della
musica dei Beatles.
Il suono acquisisce elementi visionari a tratti sconcertanti e, in
alcuni casi, una "spazialità" alla quale i
Beatles sono
ancora estranei. Il confronto tra due grandi album, di assoluta
contemporaneità, del 1967 quali il "Sgt.
Pepper" e il "Piper"
mostra quanto siano più coraggiose e ardite le soluzioni adottate
dai Pink Floyd
rispetto a quelle dei
Beatles. Il “Sgt.
Pepper” è una sorta di summa dell'arte dei
Beatles "di
mezzo", in perfetto equilibrio formale, il Piper (per usare un'autocitazione...)
è "uno sguardo verso il cielo". Si aprono squarci devastanti verso
nuovi orizzonti. Questo non significa però che i
Pink Floyd non
abbiano attinto dai
Beatles. E rimane ovviamente possibile che i
Pink Floyd (e
molti altri artisti) abbiano poi influenzato i
Beatles stessi,
nel loro conclusivo percorso creativo.
2. Scrivi
anche che l'approccio dei
Pink Floyd è
"ben lontano da quanto proposto nello stesso periodo da altri
gruppi". In cosa consiste, musicalmente, l'"eccentricità" di un
disco come "The
Piper At The Gates Of Dawn"? E che cosa differenzia la
psichedelia di Barrett
e compagni da quella di maestri d'oltre oceano, come
Jefferson Airplane,
Red Crayola,
Velvet Underground
e i "progenitori" 13th Floor Elevators?
Credo che la
risposta al primo quesito si possa recuperare nelle ulcere vorticose
di "Interstellar Overdrive", nel volo cosmico di "Astronomy Domine",
nella litania assuefatta di "Matilda Mother", nel trattamento
nevrotico assolutamente innovativo della chitarra di
Barrett
(memorabile "Take Up The Stethoscope And Walk") e in genere nella
ostinata, ma essenzialmente lucida, opera di arrangiamento del
"rumore" all'interno delle composizioni (vedi anche il collage della
pazzesca "Bike"). Le canzoni, pur dotate di indiscutibili attrattive
armoniche e melodiche, esondano dalla propria forma primitiva per
farsi "suono". Queste stesse considerazioni pongono su un piano
radicalmente diverso la psichedelia floydiana rispetto a quella dei
musicisti americani. Le esperienze che, salve le debite
particolarità stilistiche ed estetiche, si avvicinano maggiormente
alla filosofia dei
Pink Floyd sono quelle relative a una forte dilatazione dello
spazio musicale (i primi
Grateful Dead,
alcune cose di Mad River e Ultimate Spinach), magari coniugando a
ciò una ricerca di tipo sperimentale (seriale per i
Velvet Underground,
elettronica per gli United States Of America).
3. Dopo "The
Piper", esce (o viene fatto uscire) di scena
Barrett. Che cosa
rappresentava la follia geniale del compositore/chitarrista per il
sound del gruppo? E che cosa cambia in "A Saucerful Of Secrets"
(1968), con l'ingresso di David Gilmour? Tu hai parlato, ad esempio,
di un maggior "peso strumentale" riferendoti - suppongo - a brani
come la title track o "Set The Controls For The Heart Of The Sun"...
Non sono tra
quelli che affermano che
Barrett era i
Pink Floyd. Di
certo, l'importanza di
Barrett per il gruppo fu enorme:
Syd fu il
principale animatore dei neonati
Pink Floyd, ne
fu il chitarrista, leader ed essenziale frontman. Soprattutto,
Barrett fu in
sostanza l'unico compositore dei
Pink Floyd fino
al 1967. Difficile pensare che la formazione sarebbe stata in grado
di emergere in modo così autorevole nell'affollato panorama della
psichedelia londinese, senza la presenza di
Syd Barrett. I
Pink Floyd,
però, non erano solo
Syd Barrett e la dimostrazione viene proprio dal tormentato
trapasso che porta Waters, Wright e Mason (e l'intero entourage) a
decidere della sostituzione dell'ex leader, non più in grado di
reggere il palcoscenico e lo stress del music business. Non so dire
se la dipartita di
Barrett sia stata o meno freddamente calcolata (le ipotesi sono
varie), né posso dare una valutazione riguardo l'effimero tentativo
di proporre una formazione a cinque, con Gilmour già in organico.
Il cambiamento
di stile contenuto nel secondo album "A Saucerful Of Secrets" è
evidente, e a renderlo ancor più chiaro è proprio la presenza
dell'ultimo brano a firma
Syd Barrett
pubblicato su un disco dei
Pink Floyd
(antologie escluse, ovviamente...). "Jugband Blues", vero e proprio
epitaffio floydiano per
Syd, contrasta
stilisticamente in modo enorme con il resto del materiale incluso
nell'album. Waters diviene il nuovo, principale ma non esclusivo,
faro creativo della band ed emergono in modo spettacolare le doti
strumentali dei singoli musicisti, doti non virtuosistiche, ma
estremamente funzionali nell'ambito di un'espressione musicale che
predilige la "spazialità" e la "dilatazione" già emerse in alcune
tracce del lavoro precedente.
Nascono così
brani come l'estenuante e affascinante "Set The Controls For The
Heart Of The Sun", potenzialmente un brano infinito, e la mini suite
in quattro parti della title track. Soprattutto in quest'ultima è
rintracciabile il nuovo peso "strumentale" della formazione, in una
composizione che, a torto o a ragione, è stata definita sperimentale
e avanguardistica. Al proposito, ricordo un vecchio articolo nel
quale l'autore "accusava" i
Pink Floyd di
scarsa propensione a forme sperimentali, adducendo il fatto che il
brano "A Saucerful Of Secrets" era impostato in modo troppo
"rassicurante", con le parti più complicate e "avanguardistiche"
all'inizio e con una conclusione di più facile fruibilità.
Personalmente, ritengo il brano molto importante nell'economia
dell'evoluzione dello stile floydiano.
4. A questo
punto, i critici "duri e puri" cominciano a gridare al tradimento,
accusando i Pink
Floyd di aver ormai smussato le asprezze della psichedelia
anarchica degli esordi per virare verso una musica meno
avanguardistica e più "di consumo". Eppure nel 1969 esce un doppio
album indubbiamente ambizioso come "Ummagumma"... Qual è il tuo
giudizio su quest'opera?
Guarda, oltre
trent'anni di ascolti non sono stati sufficienti per farmi
comprendere appieno il significato di "musica avanguardistica" e di
"musica di consumo". Forse perché sono concetti che esulano il campo
dell'ascolto musicale. Mi riesce estremamente difficoltoso definire
un concetto di "musica d'avanguardia": avanguardia in cosa e
rispetto a cosa e a chi? Per quanto riguarda, poi, il significato di
"musica di consumo" o magari di "musica commerciale", sarebbe
necessario calarsi in un ragionamento di politica economica musicale
che in questa sede evito di affrontare, anche se si tratta di un
argomento che ritengo molto interessante.
Per quanto
concerne "Ummagumma", credo che questo doppio ellepì costituisca un
importante punto di arrivo nell'ambito della prima parte della
carriera dei Pink
Floyd. L'album registrato dal vivo, contenente quattro lunghe e
significative composizioni, ci consegna un complesso decisamente in
forma, capace di eseguire con disinvoltura e determinazione
partiture comunque piuttosto complicate. Il disco dal vivo mostra la
coesione di gruppo, mentre quello registrato in studio concede
spazio quasi solistico alle idee dei quattro musicisti, azzeccando
risultati di tutto rispetto. Una delle critiche avanzate nei
confronti del disco di studio è stata quella di una frammentarietà
d'intenti, quasi dell'impressione di una formazione dilaniata da
conflitti interni. Io non sono convinto di questa tesi. Anzi, credo
che le quattro sezioni del disco di studio, sia pur esteticamente
diverse tra loro, conservino alcuni fondamentali elementi comuni,
primo fra tutti, a mio avviso, un approccio "classico-contemporaneo"
alla materia, concetto ambiguo in sé ma sintomatico dell'alternanza
di sezioni moderate con altre più complesse e ostiche.
5. S'impone
ora una domanda che riguarda colui che ha preso le redini del
gruppo, Roger Waters: genio anch'egli o progressivo "demolitore" del
seme avanguardistico della band? Qual è stata, in ogni caso, la sua
"missione" all'interno del progetto
Pink Floyd?
Ci voleva
qualcuno che scrivesse canzoni, al posto di
Syd Barrett.
Costui fu, principalmente ma non esclusivamente, Roger Waters. Mi
piace considerare i
Pink Floyd "un gruppo", all'interno del quale sicuramente si
sono verificati nel tempo contrasti anche importanti per mantenere o
acquisire la leadership. La famosa questione Waters-Gilmour, con
annesso litigio sul marchio d'avviamento. Ma, lo ammetto, non mi va
molto di parlare di Waters né in qualità di genio al di sopra delle
parti, né come "demolitore" dell'integrità sonora dei
Pink Floyd.
Penso piuttosto che, come molti altri gruppi longevi e di successo
commerciale, i Pink
Floyd abbiano compiuto una loro, inevitabile, parabola creativa
che prevede alti, bassi e risultati intermedi, con numerosi
assestamenti stilistici in corso d'opera.
6. Attraverso
il trittico "Atom Heart Mother"-"Meddle"-"Obscured By Clouds",
arriviamo così al disco più famoso, venduto e controverso dei
Pink Floyd, "The
Dark Side Of The Moon". Ho letto il divertente racconto del tuo
approccio con questo disco e la reazione istintiva che ti suscitò
("fu allora, quando udii quei suoni lucidi e tondi, così perfetti e
levigati e così lontani dal
Piper
di Barrett, dal
Saucerful - per non parlare di Ummagumma - e perfino dalla suite
pastorale della mucca di pochi anni prima, sì, fu in quel momento
che decisi che quel disco non l'avrei mai comprato"...). Eppure
scrivi che "quella lagna melliflua ed edulcorata", col passare degli
anni, "ti si appiccica addosso senza capire il come e il perché,
parecchio simile all'indecifrabile e informe mostro de 'La Cosa' di
John Carpenter"... Insomma, sei arrivato a una conclusione?
Ti ringrazio per
l'attributo "divertente"; è vero, per scrivere il racconto ho
utilizzato un tratto soavemente ironico, ma solo per mediare la
sincera inquietudine che l'ascolto, e il concetto, di questo disco
ha sempre generato in me. E' la più grande accusa contro il mondo
del capitalismo consumista; oppure è un semplice prodotto del
capitalismo consumista; oppure è la più grande accusa contro il
capitalismo consumista travestita da prodotto del capitalismo
consumista; oppure è un prodotto del capitalismo consumista
travestito da grande accusa contro il capitalismo consumista? Non
esiste da parte mia una conclusione riguardo "The
Dark Side Of The Moon". Sul piano dell'estetica musicale, al
confronto con tutti gli altri dischi dei
Pink Floyd, è un
lavoro così perfetto, così preciso, talmente levigato e privo di
asperità, al tempo stesso così ricco di toni e umori vari e
distintivi, un disco che assomiglia a uno stupendo spot
pubblicitario lungo due facciate a 33 giri; un capolavoro assoluto
di ingegneria sonora che a tratti pare quasi possedere un'anima
ammaliante...
Insomma, dai
miei contorti rivolgimenti privi di senso capisci bene che per me
resta un grande boh! A proposito del trittico da te menzionato, si
tratta di lavori di valore, con "Obscured By Clouds" un po’ defilato
a causa del suo essere soundtrack, quindi progetto più frammentario.
Giusto per curiosità, di questo trittico, la mia composizione
preferita rimane "Echoes".
7. Di certo,
il suono dei Pink
Floyd non sarà più lo stesso: una produzione certosina e sempre
più avveniristica prende il sopravvento sull'asprezza dei primi
lavori. "Wish You Were Here" segna un ulteriore passo in questa
direzione. Eppure quella suite di "Shine On You Crazy Diamond" sa
ancora come colpire al cuore l'ascoltatore. E un disco come "Animals"
contiene i germi di tanta
new wave a
venire... Come valuti questo periodo "intermedio" dei
Pink Floyd, che
cavalca l'onda di "Dark
Side" e precede l'epopea di "The
Wall"?
Ecco, bene,
saltiamo a piè pari "The
Dark" e parliamo del successivo e più umano "Wish You Were Here".
Un disco che mi piace, a tratti parecchio. Sono concorde sulla tua
valutazione riguardo "Shine On You Crazy Diamond", un brano che
perpetua la tradizione della dilatazione sonora floydiana.
Ovviamente lo fa su basi meno avventurose rispetto ai primi lavori
del gruppo, ma la musica è effettivamente ancora in grado di
infondere emozioni. Non lo definirei però come un passo nella
direzione di "The
Dark" che, a mio avviso, è un isolato buco nero nello spazio
della musica rock; piuttosto, con gli inevitabili aggiustamenti
dovuti al passare degli anni, "Wish You Were Here" si ricollega
laddove il discorso si era bruscamente interrotto, vale a dire dalle
parti della mirabile suite di "Echoes". "Animals" è un altro lavoro
degno d'interesse, che trovo estremamente asciutto e moderato sul
piano stilistico, direi quasi situato al polo opposto di "The
Dark"; interessante la tua valutazione sui segni premonitori
della cosiddetta new
wave.
8. "The
Wall" è la celebrazione degli incubi di Waters, delle sue
paranoie, delle sue alienazioni. Un disco che segnerà l'immaginario
di una generazione di ragazzi. Qual è stato il tuo impatto con
questo disco, che tuttora continua a dividere la critica? E, in
generale, qual è il tuo giudizio sulle liriche "apocalittiche" di
Waters?
Le liriche di
Waters sono indubbiamente interessanti e mostrano il tormento
interiore di un uomo in perenne bilico tra business e radicalità
socialista (qualcosa che mi ricorda ancora una volta "The
Dark"). "The
Wall" non è comunque uno dei lavori che preferisco nell'ambito
della produzione dei
Pink Floyd. Il mio personale giudizio è che il materiale in esso
contenuto sia di qualità mediamente inferiore rispetto ai dischi
anche solo immediatamente precedenti. In "The
Wall" si completa una lunga fase di trapasso stilistico che ha
condotto i Pink
Floyd dalla originaria psichedelia, attraverso varie
formulazioni che hanno interessato trame sperimentali,
classico-contemporanee, sinfoniche, progressive e con accenti
persino country-folk, sino a una formulazione tipicamente rock,
moderna, certamente paranoica, ma non troppo avventurosa sul piano
musicale.
9. Dove
finisce davvero la stagione d'oro dei
Pink Floyd? E si
può davvero accusarli di aver "volgarizzato", con i loro ultimi
dischi, la musica psichedelica?
I
Pink Floyd non
hanno volgarizzato assolutamente nulla. L'aspetto psichedelico della
loro musica diviene sempre più progressivamente marginale in seguito
alla pubblicazione di "Ummagumma" e, di conseguenza, non credo sia
corretto parlare di "volgarizzazione" di un qualcosa che
praticamente non esisteva più. Probabilmente il discorso musicale
dei Pink Floyd
termina di fatto con "The
Wall", l'ultimo album che possa essere definito vero parto del
quartetto storico (anche se, sotto l'aspetto della composizione, il
predominio di Waters era netto). Ciò che segue non è necessariamente
né volgare né di bassa lega; piuttosto si tratta di musica che ha in
gran parte perduto i suoi contenuti più squisitamente innovativi. Se
oggi girano ancora Uriah Heep e
Deep Purple,
penso che sia lecita e ammissibile la stessa cosa anche per i
Pink Floyd.
10. Infine,
un doveroso cenno agli altri componenti della band, David Gilmour,
Nick Mason e Richard Wright. In cosa consiste, a tuo avviso, il
contributo che ognuno di loro è riuscito ad apportare al suono dei
Pink Floyd?
Come affermavo
precedentemente, dal mio punto di vista i
Pink Floyd erano
essenzialmente un gruppo. Certo, con forti tensioni creative interne
che portavano a scontri di impostazione musicale via via sempre più
evidenti, in conclusione persino esasperati. Sotto l'aspetto
dell'apporto strumentale, Gilmour, Wright e Mason hanno contribuito
quanto (se non più di) Waters alla fisionomia di un suono
immediatamente riconoscibile, pur non essendo annoverabili tra i
cosiddetti "virtuosi" del proprio strumento. Ad esempio (questa è
una fissazione di carattere strettamente personale...) il modo di
suonare la batteria di Nick Mason mi ha sempre interessato in modo
particolare, almeno fino alla pubblicazione di "Meddle". In chiusura
di questa impervia impresa sui
Pink Floyd,
concedimi ancora una riga su "The
Dark Side Of The Moon": "...tutto ciò che disprezzi e tutto ciò
che combatti, tutto il presente e tutto il futuro, ogni cosa sotto
il sole è in sintonia, ma il sole è eclissato dalla luna." Che
avessero ragione loro?
|
 |