Sono sei e tutti ventenni o poco più, arrivano dall'Oklahoma, si chiamano Uglysuit e, a giudicare da questo omonimo debutto, promettono proprio bene; il loro album è infatti una godibile e fresca mistura tra dream-pop leggermente venato di psichedelica, con qualche tocco di americana ma anche con lunghe parti strumentali che possono ricordare il post-rock.
Il gruppo si dimostra capace di destreggiarsi comodamente tra ballate da Coldplay in stato di grazia ("Brownblue's Passing"), coinvolgenti ibridazioni alt-folk-pop alla Wilco ("Chicago") e intro di piano ("Elliott Travels") che precedono solari e saltellanti marcette ("Anthem Of The Arctic Bids"), il tutto con una scioltezza e una sicurezza che nascondono bene la loro presumibile inesperienza.
Notevoli, in quanto a piacevolezza e riuscita, anche le due mini-suite "And We Became Sunshine" e "Everyone Now Has A Smile", entrambe piccoli caleidoscopi di un raffinato e soffice pop, con momenti più scanzonati la prima, con qualche virata più rock la seconda.
Insomma, nonostante denuncino, in qualche episodio superfluo ("Let It Be Know") o confuso e poco focalizzato ("Brad's House", "Happy Yellow Rainbow"), qualche peccato di gioventù, gli Uglysuit si rivelano una realtà da tenere d'occhio nel futuro prossimo del pop alternativo, e il loro debutto è tra i più gradevoli e interessanti di questo 2008.
22/12/2008