Wolfmother, Strokes, Kings Of Leon e White Stripes vi sembrano troppo derivativi? Roba già sentita mille volte? Beh, sappiate che c’è già chi cita questi gruppi come influenze nel proprio lavoro musicale. I Blakes, ad esempio, che dal loro myspace menzionano tre dei quattro gruppi sopra citati tra i loro numi tutelari, in mezzo ai soliti noti.
La prescindibilità di questo Ep è presto detta: primo, su cinque pezzi tre zono presi dal precedente album di debutto più due nuove canzoni “Die” e “Village Green”; secondo, l’Ep è la solita zuppa di garage rock revisited, gran schitarrate, carica e sudore, batteria martellante, handclapping per cambiare ogni tanto (“Pistol Grip”), cori sguaiati, con l’unica eccezione dell’omaggio ai Kinks (ma anche ai Beatles) di “Village Green.
Tutto troppo banale per meritarsi davvero l’attenzione.
17/12/2007
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio