Una donnina leziosamente androide ammira con futuristici binoculari e tumide labbra tese al bacio un cuore vagante: questo è sicuramente “L’Amourir”, nuova morfologia sentimentale affrancata dal tormento cavalleresco del canonico amour.
Il gioco è sottile, ammiccante passeggiare con i tacchi a spillo sul filo di un rasoio di miele e rimmel. L’astro che vuol brillare di mille, cangianti pagliuzze sceglie il nome di Etoile Filante, ben predisponendosi allo sguardo che ne segue, rapito, la traiettoria.
Dopo “Pop Porn”, Ep del 2004 realizzato insieme a Steve Nardini, la band triestina torna con una nuova prova tecnica di trasmissione, quasi a voler portare alla vera e propria smania la trepidante attesa.
L’apertura è una rosea big babol panna e fragola, plasticamente masticata da Kylie Minogue al centro di una stellare pista electro-clash (“Lonely_ Hearts.Com”), abbandonata per consumare un coito combattuto tra l’abbandono totale e il dialogo teso, come passione di un piacere sado-masochistico narrato con innocenza Stereolab (“Sexy”).
Lenti movimenti acquatici assorbono il velluto blu di un inquieto sogno trip-hop (”Nightlight”), da cui ci si sveglia per correre ad aprire il cassetto, prendere i fuseaux e ritornare alla realtà soffice come una cellula, monopolizzata da un uomo che canta alla Human League (“Say W.Y.W”).
Sul finale, il battito cupo e desolato dei Depeche Mode incontra, senza travolgerlo, un cantato piccolo e palpitante, che, immediatamente, coopta e sussurra a tutto il corpo (“Seventeen”).
I padiglioni auricolari restano dischiusi alla meraviglia che, rammaricata, può solo rinnovare l’ascolto di una piccola pietra preziosa incastonata nel metallo sinuoso di un synth-pop deliziosamente impertinente e pronto a dilatarsi nello spazio di un vero e proprio album.
07/03/2006