Anche la Merge ha il suo Tatum, il suo rampollo che sforna motivetti sognanti e svagati nella sua cameretta: Stuart McLamb, chiaramente alla ricerca di un’identità musicale dopo il folk-pop arrembante e corale del fortunato “Libraries”.
Qui, in “Ruby Red”, la sua musica non perde il carattere collettivo ma si declina lungo queste tiratone di ispirazione (bedroom)wave, con tanto di archi più o meno sintetici (“Golden Age”, “Knots”), alla maniera di “Nocturne”, e tentazioni più modaiole, “nu-gaze” come quelle di “Kids”; nè quello più patetico, a sentire “Knots”, acquisendo però coloriture inaudite, come nel country spaghetti-western di “For Izzy”.
Un tripudio per l’easy-listening hipsteriano, per come raccoglie e miscela i cliché del pop indipendente di questi anni, rimasticandoli. Ed è tutto e solo ciò che c’è da dire su un’uscita povera di emozioni.
30/07/2013