Eleganza e raffinatezza, due termini talmente abusati da divenire obsoleti e fastidiosi: se associati poi a un progetto musicale, danno ancor di più l’idea di qualcosa da evitare a tutti i costi. Lo dico: “Roseaux” è uno degli album più raffinati ed eleganti degli ultimi mesi, ma non è un disastro, anzi la sua intrusione tra ascolti di indie-rock-pop e pseudo-avanguardia rappresenta un appiglio sicuro per il quotidiano piacere di ascoltare musica.
Nato da un’idea di un dj francese, Emile Omar, l’album “Roseaux” mette insieme musicisti di talento, canzoni famose e la voce eccellente di Aloe Blacc. Il violoncellista Clément Petit e il multi-strumentista Alex Finkin sono le altre colonne portanti del disco, per un mix raffinato di soul, reggae, jazz, blues, pop e bossa nova che rilegge classici di Police, Pearl Jam e Patti Labelle senza cedere il passo alla necessaria e rimarchevole unità stilistica.
Notturno, leggermente malinconico, a tratti suadente, l’album è un lavoro che merita riguardo: nulla è lasciato al caso, ogni brano è rielaborato con classe e una notevole quantità di idee e intuizioni vincenti. Non è solo il caso di “Walking On The Moon” dei Police e della sua rilettura jazz-blues con double bass, grand piano, violoncello e trombone, o della drammatica riduzione cameristica di “Indifference” dei Pearl Jam; tutto il disco trascende i canoni delle cover-version, riuscendo perfino ad accrescere, talvolta, il pathos delle versioni originali.
La maliziosa e sensuale natura di “More Than Material” di Patti Labelle è intatta, nonostante siano solo un violoncello, una batteria e il balafon a sorreggere la sempre splendida voce di Blacc, e la saudade di “Strange Things” del poco noto John Holt Kenneth è irresistibile.
Non c’è limite ideologico o artistico in Roseaux, così “If You Didn’t Love Me (Don’t Go Away) di Sly & The Family Stone si trasmuta in un languido folk in bilico tra José Feliciano e Caetano Veloso, e il beat techno-house di “Missing You” si scioglie in un lamento soul che il fender rhodes di Alex Finkin trascina verso lidi jazz. Una delicata sobrietà pervade comunque l’album, quella che permette ai musicisti di estrarre un sofferto blues-grunge dal reggae di “Girl You Rock My Soul”, o di evocare l’energia del funky anni 70 in “We All Must Live Togheter”.
Ovviamente la presenza di Aloe Blacc sposta le sonorità spesso e volentieri verso il soul, il tono da crooner in “Clarao Da Lua” e l’omaggio a Ester Phillips in “Try Me” testimoniano un coinvolgimento più profondo nel progetto Roseaux, e non dispiacerebbe aver la possibilità di assistere a un nuovo capitolo di questo elegante e raffinato (ma mai superfluo) combo musicale.
16/06/2013