Ossa scarnificate, altari distrutti e vecchie fosse comuni sono l’orizzonte abbandonato in cui ci troviamo.
Dopo “Solve Et Coagula”, loro prima fatica uscita per l’americana Southern Lord, il progetto italiano ribadisce con violenza la propria attitudine al killeraggio musicale senza compromessi .
In perenne bilico psichico tra realtà disturbanti e visioni abominevoli, i ragazzi di Trieste si muovono con questa quarta release all’interno del profondo rinnovamento musicale in atto presso l’etichetta statunitense, passata dai fasti dronici e doom a una vena drogata di hardcore & derivati underground (Black Breath, Trap Them, Burning Love, Nails, Nuclear Death Terror, per citarne alcuni).
“Agnus Dei” è un cammino ortodosso nella sua psicopatologia e nella sua ferma volontà di un nichilismo autodistruttivo. Con tredici tracce raramente sopra dei due minuti, la quantità di Bpm rovesciataci addosso è paralizzante, portando il livello di resistenza all’ascolto quasi al suo limite naturale.
La furia è quella del black-metal primigenio, del crust bastardo e sporco degli Amebix e GBH, il grind più soffocante e chirurgico; il tutto fuso dentro una pelle lacerata dal filo spinato, rabbiosa e dominata dalla follia omicida.
La title track (come del resto gran parte dell’opera) si muove in maniera massiccia, basandosi su un drumming massiccio e velocissimo, una marcia serrata dentro un muro di feedback chitarristico, su cui solo il growling/screamo riesce a ergersi. Di volta in volta troviamo sfumature più vicine allo stile dei Napalm Death iperveloci ( “Violent Infection”, “Daily Lies”) o a un marcio trashcore (“Geometric Power”) fino a giungere moribondi al trittico fatale: “Vermin Of Dust”-“Darkness I Became”- “Heretic Temple”, puro concentrato death-black maestoso e senza alcun tipo di freno inibitore.
Un crogiuolo puro di cattiveria sonora, limitata solo dalla triste decadenza spirituale e sociale descritta da lyrics quantomai sofferte. La conclusiva “Seven Billion Graves” immola ciò che resta di integro, lasciandoci una ghost track di inquieto e stridente dark-ambient, piccolo segreto prezioso di un disco di rara e tragica personalità deviata, per uno dei progetti estremi italiani di sicuro più interessanti.
07/01/2013