SURF CITY - Kudos

2010 (Fire)
alt-rock, post-punk

Sono giovani e anelano alla gloria. Sopra le pennellate infantili che riempiono la copertina del loro primo disco, arrivato a due anni di distanza dall’Ep d’esordio omonimo, i Surf City oltre al proprio nome hanno scarabocchiato un titolo che parla chiaro: “Kudos”. “Gloria”, appunto. Anche se questo, ragazzi, sarebbe greco. Oddio, magari loro il greco lo conoscono pure – anche se non suona esattamente improprio pensare che per dei neozelandesi poco più che ventenni conoscere il greco sia al di là di ogni immaginazione -ma il fatto è che questo termine, questo “kudos”, ormai è entrato nel linguaggio comune a tutti quelli che ogni giorno si mettono a trafficare con l’inglese lungo le lande sterminate di Internet. Se ottieni un bel po’ di kudos vuol dire che piaci. E i Surf City, come biasimarli, vogliono piacere.

 

Gloria o non gloria, il disco non è male. L’impressione che dà ascoltarlo la prima volta è un po’ la stessa che si ha guardando i colori sparati della copertina: ok, simpatici i ragazzini, adesso però facciamo sul serio, avanti il prossimo. Invece basta giusto una piccola dose di pazienza in più per accorgersi che dietro l’apparente naïveté c’è dell’altro. Qualche buona idea, molta sfrontatezza. Non potrebbe che essere considerato sfrontato, per esempio, prendere un giro di batteria e metterlo pressoché in ognuna delle undici tracce che compongono l’album, giusto alzando o abbassando un po’ la velocità. Insomma, gli anni Ottanta sono passati da un pezzo, di questi tempi si ha l’abitudine di aspettarsi qualche cambio di ritmo, anche solo ogni tanto. Invece no, gli altri tre devono aver fatto un discorsetto al loro amico Logan (Collins) e averlo convinto a fargli mulinare sempre allo stesso modo le sue belle bacchette di legno. Genere, dichiara d’altronde il Myspace della band, hard-core. Però no, che c’entra, Collins spesso va di fretta, ma l’hard-core è un’altra cosa.

Qui stiamo parlando d’altro, di un pop tirato al massimo, di bassa fedeltà da corsa, semmai, con quella vocina sgraziata che si ritrova Davin Stoddard e quelle onde nemmeno troppo vagamente psichedeliche che fanno su e giù lungo i pezzi dall’inizio alla fine. Anche se subito prima dei titoli di coda i quattro kiwi hanno piazzato un brano che in effetti spariglia un po’ quanto detto finora: a essere onesti “CIA” è un aggraziato hard-core fatto e finito alla neozelandese. Venendo agli altri episodi che per un motivo o per l’altro riescono a distinguersi dal corpus principale di “Kudos”, poi, occorre forse citare il midtempo svogliato di “Retro” e soprattutto la conclusiva “Zombies”, una filastrocca elettrica satura di ogni genere di suoni, quasi un biglietto di sola andata per lo spazio. Non basta per rimangiarsi tutto, però, anche perché sotto sotto il filo conduttore è sempre lo stesso, l’obiettivo è tendere allo straniamento, non perdere mai il passo, andare dritti, decisi, fino alla fine della strada, ovunque essa porti. La Nuova Zelanda è lontana da ogni altro posto del mondo, dopotutto, per cui procedere a ritmo costante senza perdere mai il passo a pensarci può pure avere il suo senso.

 

E i riferimenti, per andare un po’ più nello specifico? Considerando anche gli aspetti geografici tirare fuori i The Clean è inevitabile. L’attitudine da post-punk a bassa fedeltà è davvero la stessa dei fratelli Kilgour, l’approccio alle melodie, semplici e dirette, pure. In certi casi, poi, emerge una qualche forma di legame con la new new-wave americana degli anni Zero, più Interpol (degli Interpol che si prendessero molto meno sul serio, però) che Strokes, anche se certi passaggi di “Teachers”, per dire, sembrano presi direttamente da qualche pezzo di “Is This It”. Infine, se fino a qualche anno fa la band si chiamava Kill Surf City, come un vecchio pezzo dei Jesus & Mary Chain, non poteva essere un caso. E infatti non lo era. Profondi eighties, insomma. Le radici stanno tutte là.

04/01/2011

Tracklist

  1. 1. Crazy Rulers Of The World
  2. 2. See How The Sun
  3. 3. Kudos
  4. 4. Icy Lakes
  5. 5. Teachers
  6. 6. Yakuza Park
  7. 7. Retro
  8. 8. In Times Of Approach
  9. 9. Autumn
  10. 10. Cia
  11. 11. Zombies

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