Tre anni or sono il berlinese Christian Erdmann, alias Triarii, e lo svedese Tomas Petterson, titolare di Ordo Rosarius Equilibrio, incrociarono le rispettive parabole artistiche all'interno di "Piece Heroique", monumentale lavoro di neoclassicismo marziale concepito dal progetto tedesco. Tra i solchi di quell'opera figurava infatti la traccia "Roses 4 Rome" in cui la marzialità di Triarii incontrava la languida sensualità di Ordo Rosarius Equilibrio per dar vita a una curiosa entità che ora, nel 2009, prende il nome di TriORE approdando alla corte di Roger Karmanik e della sua Cold Meat Industry con questo lavoro dal titolo "Three Hours".
Nel dettaglio l'album è composto da 12 canzoni in cui il bellicismo percussivo di Triarii fa da contraltare alle trame apocalittiche costruite da Petterson e caratterizzate come sempre da quella seducente patina di erotismo che nel corso degli anni è diventato il trademark di Ordo Rosarius Equilibrio. Complessivamente, però, l'esperimento riesce solo in parte, infatti difficilmente si è in grado di riconoscere pieno diritto di cittadinanza a TriORE dal momento che più che un progetto a sé stante sembra essere un'incarnazione alternativa di ORE, che nello specifico si avvale degli intarsi marziali di Erdmann. Triarii in questo lavoro sembra infatti giocare il ruolo di gregario, dedicandosi allo sviluppo delle trame ritmiche e degli affreschi orchestrali che vengono quindi presi in consegna da Petterson nell'atto di modellare le singole canzoni.
La formula nel suo complesso è abbastanza semplice: selva di tamburi guerreschi, maestose orchestrazioni di fiati, i piatti accordi di chitarra acustica che tutti ben conosciamo dalla produzione di Ordo Rosarius Equilibrio e, dulcis in fundo, la languida voce di Petterson che declama liriche perennemente in bilico tra un immaginario erotico e militare.
Partiamo quindi da "Victory Rising", canzone che apre questo lavoro dopo il ticchettio industriale caratterizzante l'intro "The First Three Hours", in cui la marzialità dei tamburi di Erdmann funge da apripista per la voce di Petterson che si adagia sul prosaico accompagnamento della sola chitarra acustica. Di sicuro è da rilevare la maturità stilistica raggiunta dalla voce dello svedese, ma d'altro canto risulta difficile non notare il riciclo di soluzioni creative utilizzate dallo scandinavo, che per conferire un tocco di drammaticità al tutto ricorre al solito fraseggio di violino così come ci ha abituati da più di sei anni a questa parte con il suo progetto musicale principale. La successiva "After Summer We Fall" non presenta elementi di discontinuità rispetto alla precedente: la magnificenza dei fiati si adagia sulla selva ritmica dei tamburi che insieme vanno a schiudere la voce di Pattersson, prontamente affiancato nei cori da Erdmann, che serve da contrappunto ai versi declamati dal compagno.
Se non fosse per il nome TriORe che campeggia sull'album, il trittico "The Missing Hour"-"Another Love Another Hate"-"Pleasures And Tortures" sembrerebbe uscire direttamente da una qualsiasi opera di Ordo Rosarius Equilibrio; nelle tra canzoni sopracitate ritroviamo infatti tutti quei cliches a cui ci ha abituato in questi anni la band scandinava: il pianoforte che sfuma davanti alla voce dello svedese in "Missing Hour", il duetto di voci su "Another Love Another Hate", il sadomasochismo ammiccante che fa capolino su "Pleasures and Tortures".
In ultima analisi, sono due gli episodi che convincono e brillano di luce propria rispetto alle altre canzoni contenute in questo "Three Hours": "Fires Burn Like Fires Do" ed "Europa's Dream". Nel primo caso il rullio dei tamburi che attraversa il pezzo riesce ad amalgamarsi perfettamente con chitarra e archi conferendo alla voce di Petterson la necessaria forza evocativa e riuscendo quindi a rendere omogenee le due componenti che attraversano TriORE: la dimensione marziale percussiva e quella lirica caratterizzata da un aurea di languido trionfalismo. Nel secondo caso, invece, assistiamo a un mesto peana dedicato a un'Europa che muore, amara elegia che celebra la fine dei fasti del Vecchio Continente e che richiama da vicino certi tributi pagati a suo tempo da Douglas Pearce e i suoi Death in June: "Unfailing is Europa's fall, the words we cannot speak/ From love we come in love we leave".
Acquisto consigliato, quindi, unicamente ai fan integerrimi di Ordo Rosarius Equilibrio e Triarii, per tutti gli altri un'opera che non aggiunge nulla di significativo alle discografie soliste delle band in questione.
12/11/2009