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AFTERHOURS
Gli stakanovisti del palco
di Marco Delsoldato*

Un nuovo album, registrato dal vivo, per celebrare quindici anni di vita di una delle più originali band della scena "alternative rock" italiana. Un disco che conferma la predilezione della formazione di Manuel Agnelli per il suono live

Discografia

 
During Christine’s Sleep
(Vox Pop 1990)
 
Pop kills your souls (Vox Pop1993)
 
Germi (Vox Pop 1995)
Hai Paura del Buio? (Mescal 1997)
Non è per sempre (Mescal 1999)
 
Siam tre piccoli porcellini
(Mescal 2001) live
 
Quello che non c'è (Mescal 2002)
 
Ballate per piccole iene (Mescal 2005)
 
Ballads For Little Hyenas (Mescal 2006)



Link

-
Afterhours.it - sito ufficiale
-Manuel & co - sito sugli Afterhours


disco consigliato da Onda Rock

 

Con l'uscita di "Siam tre piccoli porcellin", doppio cd dal vivo (uno elettrico, l'altro acustico), gli Afterhours hanno festeggiato i quindici anni di un gruppo che, insieme a Marlene Kuntz e pochi altri, ha segnato in maniera indelebile il rock in Italia. Un percorso lungo e denso di avvenimenti che ha portato la band di Manuel Agnelli ad essere una delle principali formazioni del cosiddetto panorama alternativo italiano e che ha permesso ad un certo tipo di musica, spesso sottovalutata nel nostro paese, di uscire allo scoperto e di dimostrarsi una importante realtà, non solo per quanto riguarda i dischi venduti, ma anche, se non soprattutto, per il grandissimo successivo live riscosso. Lo stesso Agnelli, alla domanda di come riuscisse a spiegare l'enorme seguito live della band ha risposto: "Per me vale la regola per la quale andare ad un concerto è più emozionante dell'ascolto, un po' impersonale, di un cd. Alcuni gruppi, noi e i Marlene per esempio, hanno la capacità di rinnovare l'emozione da trasmettere, ogni sera o quasi. Si possono così fare anche centoventi date all'anno ed avere la certezza che le persone tornino".

Le prime notizie della band risalgono al 1988, quando per la Toast esce il 45 giri "My Bit Boy", seguito l'anno dopo dal mini-lp "All The Good Children Go To Hell". Oltre a Manuel, il gruppo era allora composto stabilmente da Paolo Cantù alla chitarra (oggi apprezzato membro di Six Minute War Madness e di A Short Apnea, oltre ad essere il tour-manager degli stessi Afterhours) e da Lorenzo Olgiati al basso, mentre alla batteria vi era Alessandro Polizzari, poi sostituito da Max Donna. La scelta è quella di cantare in inglese, mentre le influenze sonore più chiare sono quelle di band come Velvet Underground  e Television. Il primo salto di qualità del gruppo avviene con la partecipazione al tributo "Something About Joy Division", con una cover di "Shadowplay". Gli Afterhours entrano così nell'orbita della Vox Pop e con questa etichetta sono pubblicati "During Christine's Sleep" nel 1991 e "Pop Kills Your Soul" nel 1993. Quest'ultimo album vede la comparsa come chitarrista di Xabier Iriondo, mentre escono dalla band Cantù e Olgiati. Il suono si evolve ed approda a quell'eclettismo che caratterizzerà successivamente il gruppo, con pezzi molto aggressivi uniti ad altri ricchi di follia visionaria. Siginificativo è anche il mini-cd uscito nel 1992, "Cocaine Head", che consente alla band milanese di raggiungere la formazione attuale, con l'arrivo di Giorgio Prette alla batteria. 

 

Il vero punto di svolta, però, nella storia degli Afterhours è la splendida cover di "Mio Fratello è Figlio Unico" realizzata per il tributo a Rino Gaetano nel 1993: viene abbandonato l'inglese per l'italiano, scelta fondamentale che consente al pubblico di apprezzare la bellezza dei testi del gruppo, ironici, trasgressivi e, spesso, surreali. Così nel 1995 esce il primo album in italiano, l'ultimo uscito per la Vox Pop,  "Germi", che consente l'affermazione presso un platea più vasta. Un album esuberante, composto da brani devastanti, come la stessa "Germi" e "Siete Proprio dei pulcini" e da altri intensi come la splendida "Strategie" e "Dentro Marilyn" (della quale relizzerà una cover Mina). Le sonorità sfuggono a una catalogazione classica,  essendo caratterizzate da una follia raramente rintracciabile nel quadro musicale italiano. La buona riuscita di "Germi", però, è solo l'annuncio del fenomeno Afterhours che trova compimento nel 1997 con "Hai Paura Del Buio", album di straordinario successo non solo presso il pubblico che segue il rock alternativo. Il disco, uscito per la Mescal, è stato etichettato come pietra miliare della musica italiana, grazie all'incredibile susseguirsi di pezzi che sfiorano diversi tipi di sonorità: dalle atmosfere punk ("Dea", "Sui Giovani d'Oggi ci Scatarro Su", "Lasciami Leccare l'Adrenalina") e grunge ("Male di Miele" da molti definita la "Smells Like Teen Spirit" italiana) ad altre simil-pop ("Voglio Una Pelle Splendida" e "Pelle"), passando per brani con sprazzi lo-fi (1.9.9.6.), raggiunge l'apice in pezzi come "Rapace" e "Punto G",  dove si incontrano generi differenti all'interno della stessa canzone. La seguitissima  tournèe successiva permette agli Afterhours di diventare una della bandiere del rock italiano, bandiera che non cessa di sventolare neppure dopo l'uscita di "Non è Per Sempre"  nel 1999. Con quest' album la band milanese, pur non perdendo le caratteristiche di ironia e surrealità dei testi, si avvicina di più a sonorità pop (soprattutto nella title-track e in "Bianca"), ma non mancano brani ombrosi e malinconici (su tutti "Oceano di Gomma"), mentre la grinta presente in "Germi" dimostra di esistere ancora in un pezzo come "La verità che ricordavo". Molto interessante, sia per la sonorità che per il testo è  "Non si Esce Vivi dagli Anni Ottanta", che dimostra la continua evoluzione di una band nella quale, oltre agli ormai stabili Andrea Viti al basso e Dario Ciffo al violino, compare Roberta Castoldi al violoncello. Spiegando questo pezzo Agnelli ha dichiarato: "Si sta sottovalutando il fatto che il ritorno agli anni Ottanta vuol dire anche ritorno a un modo di vedere le cose in modo molto superficiale e molto piatto: menefreghismo, qualunquismo, e soprattutto arroganza, che erano un po' gli stilemi degli anni Ottanta. C'è un grossissimo pericolo, secondo me, di tornare indietro.".Con l'uscita di "Siam tre piccoli porcellin" , gli Afterhours rinnovano la loro presenza nell'ambito del rock italiano, con un disco che  non vuole essere il solito live celebrativo: "Il pubblico è una parte insostituibile di noi. E credo che  realizzare un disco con il pubblico dentro sia riconoscere questo fatto, ed è stato il motivo principale che ci ha spinto a registrare quest'album. Il pubblico è una parte fondamentale e imprescindibile del nostro progetto, perché il nostro progetto all'80 per cento è un progetto live. Perché noi viviamo di quello e su quello".E da chi, se non da Manuel Agnelli, poteva nascere l'idea di un festival itinerante che potesse mostrare a tutta Italia l'esistenza di un mondo "indie"  vitale e di ottimo livello? Così, nell'estate del 2001, parte il Tora!Tora! Festival: quattro date (Rimini, Padova, Torino e Roma) che hanno portato le principali realtà alternative italiane davanti ad un pubblico superiore ad ogni più rosea previsione. Con gli Afterhours come anfitrioni, sono scesi sul palco artisti come Marlene Kuntz, Modena City Ramblers, Subsonica, Massimo Volume, Cristina Donà e tanti altri. Una manifestazione "importante", soprattutto se avrà il seguito a cui tutti aspirano: future edizioni con gruppi ancor meno in vista di quelli presenti in questa occasione, con i veri protagonisti di quel sottobosco musicale italiano troppo spesso sottovalutato.Nel frattempo, gli Afterhours non hanno  nemmeno pensato di fermarsi per prendere fiato. A fine 2001 decidono di rientrare in studio per iniziare la realizzazione del loro quarto album in italiano. Una grossa novità, però, li attende al varco: Xabier Iriondo, uno dei tre membri storici, decide di uscire dal gruppo. Un futuro più incerto o nuovi territori da scoprire? Non abbiamo dovuto attendere molto per ottenere una risposta.

 

Nel 2002 gli Afterhours escono con Quello Che Non C'è, il quarto album in italiano. La presentazione è in grande stile: la prima parte del tour li vede sul palco con i Mercury Rev. Un evento importante, destinato a far risaltare le nuove caratteristiche di un gruppo che ha dimostrato coraggio nel tuffarsi in una nuova dimensione. La strada intrapresa, però, appare contorta e, soprattutto non ancora ben definita. Manuel Agnelli ha, indubbiamente, cercato di staccarsi da un passato che forse non gli poteva più appartenere: l'uscita di Iriondo dal gruppo, alcuni atteggiamento del pubblico diventati quasi insopportabili, la stessa maturazione del personaggio.... Queste, tra le altre, le cause che hanno condotto gli Afterhours a realizzare un disco introspettivo e sofferente, molto più intimista rispetto ai precedenti. La tecnica di scrittura di Agnelli è cambiata, il celebre "cut up" alla Burroughs è scomparso per lasciare il posto a trame più "narrative" e meditate, ma, pur apprezzando sia l'indiscutibile talento che la convinzione mostrata in questa scelta, un piccolo rammarico, per quel passato in cui ogni frase nascondeva un semplice mistero, resta. Così come resta il rimpianto per sonorità più aliene, presenti anche nel tanto criticato "Non è per sempre": album sì pop, ma di un pop deviato e obliquo con pochi paragoni in Italia. Quello Che Non C'è ha i sintomi del disco "in potenza", ma raramente "in atto", con alcuni schizzi oscuri ammalianti alternati a cali di tensione francamente deludenti. Ed anche i primi concerti mostrano alcune incertezze: inevitabili, forse, considerando i cambiamenti avvenuti, ma destinate a rendere più plausibile la possibilità di un prossimo scioglimento del gruppo.

Nel 2005 viene pubblicato un nuovo album, con la produzione di Greg Dulli, intitolato Ballate per piccole iene. Un disco dall'atmosfera plumbea, dove l'oscurità serpeggia sottotraccia. I momenti di pura introspezione si fanno preferire, e laddove emergono sferraglianti le chitarre, il rumore è sempre composto, si veda in proposito "Così com'è", figlia bastarda delle varie "Germi" e "Male di miele". Non emerge la volontà di strafare, di scrivere il brano definitivo, ma "La sottile linea bianca" potrebbe non a torto diventarlo, con il suo incedere meditabondo, tra falsetti e pavide distorsioni che veleggiano su di un delicato sottofondo pianistico.
Poco più in là, dalle parti di "Ci sono molti modi", affiora ancora un Agnelli votato al culto della ballata pensosa, mentre in "La vedova bianca" riemergono prepotenti baccanali al rumor bianco. Citazione d'obbligo anche per il singolo "Ballata per la mia piccola iena", che funge da perfetto pezzo d'impatto, con quella sua appena accennata linea melodica reiterata in un inesploso crescendo chitarristico.

Il disco è uscito anche in versione inglese per il mercato internazionale, con il titolo di Ballads For Little Hyenas.

* contributi di Antonio Ciarletta ("Ballate per piccole iene")


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