Divine Comedy

Divine Comedy

La rivincita dei dandy

intervista di Michele Corrado

Con “Foreverland” quest’anno ha segnato il ritorno, dopo uno iato lungo sei anni, della creatura principe di Neil Hannon, i Divine Comedy. Ancora una volta le melodie e le storie di questo menestrello nordirlandese si sono rivelate capaci, anche grazie all’uso di strumenti retrò, di rapire l’ascoltatore e portarlo altrove, in epoche passate, dove vivere all’insegna del più nobile dei sentimenti.
Abbiamo colto l’occasione per una gustosa telefonata con Neil, durante la quale abbiamo parlato tanto e riso ancor più. Una telefonata che ci ha mostrato, oltre che il musicista raffinato che tutti conosciamo, un uomo simpatico e caloroso, ricco di aneddoti e pensieri da condividere.

 

Buon pomeriggio Neil, come stai? Dove ti trovi?

Sto molto bene, grazie. In questo momento mi sto rilassando in una stanza di un Hilton nel Kent.

 

Cosa ci fai lì? Suoni da quelle parti questa sera?

Si, sono qui per registrare una puntata di “Later… whit Jools Holland”.

 

Ottimo, cercherò sicuramente la tua esibizione su youtube. Bene Neil, tanto per essere chiari, stai parlando con me, ma hai così tanti fan tra i nostri redattori, che non ho potuto che prendere in prestito qualche loro domanda.

Oh, grazie mille, sentire cose come questa è sempre un piacere.

 

Iniziamo con una domanda generica sulla tua musica. Leggendo i titoli e i testi delle tue canzoni, ascoltando le loro orchestrazioni, sembra di trovarsi dinnanzi a composizioni capaci di trasportare l’ascoltatore fuori dal suo tempo, di portarlo in altre epoche, intorno al diciassettesimo o diciannovesimo secolo direi.  Da dove viene questo tuo legame con queste vecchie epoche?

Beh, direi che più che provare a portarvi in un altro tempo io provo a farvi utilizzare un’ottica diversa, ad allontanarvi un pochino da voi stessi. Utilizzo personaggi di altre epoche anche per rendere il tutto più interessante ed evocativo. Potrei tranquillamente usare personaggi più usuali, più contemporanei, ma mi annoierebbe. Si, potrei tranquillamente scrivere canzoni più normali, tre o quattro accordi e liriche più ordinarie, ma non ci sarebbe gusto.

 

Certo, difatti trovo straordinaria la tua capacità di scrivere canzoni assolutamente pop, ma adornandole, ad esempio, con strumenti del passato, mi viene in mente l’uso che fai del clavicembalo.

Non voglio essere sarcastico, ma sarebbe impossibile usare strumenti che vengono dal futuro! Ad ogni modo, capisco cosa intendi, potrei usare strumenti più moderni, potrei ricorrere all’elettronica della pop music odierna. Ma non lo faccio, non perché non mi piaccia, e in effetti non mi piace, ma perché sono così innamorato della musica che mi piace ascoltare che non posso fare a meno di rifarmi ad essa. Perché ne ho padronanza e perché la adoro.

 

Veniamo un po’ al tuo nuovo disco. A “Desperate Man” è una canzone estremamente cinematografica, potrebbe essere la colonna sonora di un film di avventura. Come è nata?

“Desperate Man” l’ho scritta più o meno un anno e mezzo, due anni fa, che per me è un tempo piuttosto breve… io funziono a tempi teologici. All’inizio era soltanto un riff di origini latine che mi piaceva suonare al piano, ho iniziato a suonarlo con diversi strumenti finché non ho iniziato ad associargli delle immagini. Quelle di un uomo in pericolo, di un fuggitivo, un po’ come Harrison Ford.

 

Esatto, è proprio il tipo di ambientazione che intendevo.

Si, ma è anche una canzone romantica, che parla di un uomo che vuole tornare dalla sua donna, ma non geograficamente, emozionalmente. Ma non potevo scrivere una canzone su di un uomo che dice alla sua donna ‘hey baby, torniamo insieme, emozionalmente’, capisci? E così ci ho montato tutta l’avventura intorno. La storia di quest’uomo che non può perdere l’ultima nave.

 

Un’altra canzone straordinaria è ‘My Happy Place’, che da una parte è capace di portarti in un posto sicuro, felice per l’appunto, dall’altra nasconde qualcosa di malinconico.

Beh si, c’è un grosso paradosso dietro questa canzone. Hai presente quando sei triste a causa di una persona e proprio quella persona è il tuo posto felice?

 

Certo, credo di conoscere la sensazione.

Vedi, tutto questo ultimo disco riguarda i miei ultimi sei o sette anni, e quindi, inevitabilmente, me e la mia dolce metà. Parla di quanto ci piacciamo e amiamo, ma anche di quanto una relazione possa rivelarsi complicata.

 

Questo è un ottimo assist, perché la prossima domanda riguarda proprio l’amore, il sentimento che sembra essere al centro di ogni tuo disco. Credi davvero che si tratti della cosa che fa girare il mondo?

Certo, magari l’amore non è al centro di tutto, ma fa la sua gran parte. Per me è una tematica è fondamentale e non ne parlo sempre da una prospettiva personale, mi piace inventare storie d’amore. Ho anche scritto una canzone a riguardo, ‘Songs Of Love’ da Casanova’, che parla proprio di scrivere canzoni d’amore, una cosa di cui ho grande esperienza. È quello che ho fatto per una grande parte della mia vita, scrivere canzoni d’amore senza sapere di cosa stessi parlando. Oggi qualcosa è cambiato invece, ora ho una migliore esperienza di cosa l’amore sia e l’ho messa nelle mie ultime canzoni.

 

L’amore che fa girare il mondo è un concetto che ritroviamo anche nella Divina Commedia, un’opera che hai di certo letto, qual è la tua parte preferita del capolavoro di Dante?

Provo un po’ di vergogna a dirlo, ma, nonostante abbia assunto il nome di questa opera per il mio gruppo, non sono mai riuscito ad andare oltre tre o quattro cerchi dell’inferno. Forse è un po’ troppo nel mood medievale italiano per me.


Scusami tu per averti imbarazzato un po’, ma da italiano sono portato a pensare che tutti debbano aver letto la commedia, sai è da lì che nasce la nostra lingua moderna e così lo leggiamo a scuola e via discorrendo.

Certo, capisco, un po’ come Shakespeare per noi.  O forse no, no, credo sia più come Geoffrey Chaucer, il poeta anglosassone che è considerato il padre della nostra lingua.

 

Ecco, questo nome mi sfugge, ora sono io quello imbarazzato, ma grazie per la dritta. Ad ogni modo, la citazione a cui mi riferivo è quella che chiude il Paradiso di Dante, in inglese suonerebbe più o meno così ‘the love which moves the sun and all the other stars’.

Beh, questa è proprio una gran bella citazione. Riguardo questo, mi imbarazza un po’ dirlo, ma circa dieci anni fa googlando ‘The Divine Comedy’ noi venivamo prima della commedia di Dante, perlomeno in UK. Chiedo umilmente scusa per questo.

 

Ti perdono in nome di tutto il popolo italiano, ma torniamo alla tua musica. Per ‘Regeneration’ del 2001 hai lavorato con Nigel Godricht, un produttore piuttosto hype per i tuoi standard. Come mai questa scelta?

Beh, è una scelta arrivata con naturalezza. Lui aveva prodotto alcuni dischi enormi, che adoro, ‘Ok Computer’ dei Radiohead, quelli dei Travis, a lui invece erano piaciuti i miei dischi precedenti, ma non come erano prodotti, così ci siamo incontrati e ci siamo trovati molto bene. Poi sai com’è… è stato anche perché ce ne è stata l’opportunità, noi avevamo firmato da poco con EMI Parlophone, per la quale Nigel lavorava, e così c’era anche la possibilità di spendere tanti soldi in una major come quella. È stato un disco molto divertente da registrare ed è un disco molto buono, tuttavia non mi ci sento molto attaccato emozionalmente. Direi che è il disco che sento meno mio e non ne suono più molte canzoni.

 

Ascoltando la tua ‘At The Indie Disco’ non posso evitare di ballare, tu hai una canzone che ti fa questo effetto?

Non sono un tipo che balla molto, ma fammici pensare un po’ su. Mmm, ‘Brown Sugar’ degli Stones, decisamente.

 

Ottima scelta. Veniamo giusto un attimo ad un altro tuo progetto che amo molto, ‘The Duckworth Lewis Method’. Possiamo aspettarci un terzo disco con quella sigla o è troppo presto?

No, ti posso garantire che non ci sarà un terzo disco firmato DLM. Sai, non ci sarebbe dovuto essere nemmeno il secondo. Già un solo disco sul cricket era troppo, ma poi non ho potuto non registrarne un secondo, ma no, non ci sarà un terzo disco sul cricket. O qualcuno mi ucciderà, dai, un terzo disco sul cricket sarebbe folle. Quello che mi piacerebbe fare è portare il progetto in tour e conto di farlo presto.

 

Beh, questa mi sembra un’ottima idea. Stai ascoltando della musica nuova ultimamente? C’è qualcosa che ti piacerebbe proporre ai nostri lettori?

Vediamo. Beh, adoro gli Arcade Fire. Lo scorso anno invece ho amato molto il disco di Benjamine Clementine e quello dei Django Django.

 

Loro mi è capitato di vederli live, in Rough Trade, ecco lì è stato difficile non ballare.

Esatto, ma sono anche molto bravi e sofisticati con le armonizzazioni vocali, sono un progetto interessantissimo.

 

Il prossimo febbraio suonerai a Brescia, in un bellissimo teatro. Ti piace suonare in Italia?

Beh, adoro suonare in Italia, se non altro perché questo comporta che io visiti l’Italia, che è il miglior posto al mondo. Avete scenari i spettacolari, cibo fantastico, vino straordinario e donne ancor migliori, siete proprio fortunati.

 

E pensa che io e la mia fidanzata viviamo a Londra.

Voi non volete vivere a Londra, credimi, Londra è una merda.

 

Infatti stiamo giusto valutando di spostarci. Hai qualche ricordo riguardante qualche tuo live dalle nostre parti?

Ho tantissimi ottimi ricordi riguardanti i nostri show in Italia. Voglio condividerne uno in particolare però. Non so se considerarlo un bel ricordo, ma è divertente, riguarda la mia prima volta in Italia. Era il 1994 e io suonavo come atto di supporto per Tori Amos. Durante la data di Roma ero sul palco da solo con una chitarra acustica. Il pubblico mi ignorò per quaranta minuti, ma poi, quando allungai la voce nell’ultima nota alta di ‘Lucy’, tutti si girarono verso di me urlando ‘bravoooo’ e fischiando. Mi spaventai e intimorito feci qualche passo indietro, inciampando così in una cassa spia di Tori. Mi cadde addosso di tutto. 

 

Bene, Neil, con questo è tutto. Grazie mille per la tua disponibilità, permettimi di confessarti che è stato un onore condividere questa chiacchierata con te. A presto.

Onore e piacere miei, a presto.

Discografia
 DIVINE COMEDY 
   
 Fanfare For The Comic Muse (Setanta, 1990)

5

 Liberation (Setanta, 1993)

6,5

 Promenade (Setanta, 1994)

4,5

Casanova (Setanta, 1996)

7,5

A Short Album About Love (Setanta, 1997)

8

 Fin De Siècle (Setanta, 1998)

7

 A Secret History (antologia, Setanta, 1999)

7

 Regeneration (Parlophone, 2001)

7

Absent Friends (Parlophone, 2004)

8,5

Victory For The Comic Muse (Parlophone, 2006)

7,5

Bang Goes The Knighthood (Divine Comedy Records, 2010)

7,5

 Foreverland (Divine Comedy Records, 2016)

7

 Office Politics (Divine Comedy Records, 2019)

6,5

   
 THE DUCKWORTH LEWIS METHOD
 
   
 The Duckworth Lewis Method (Divine Comedy Records, 2009)

8

 Sticky Wickets (Divine Comedy Records, 2013)

7,5

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Bang Goes The Knighthood

(2010 - Divine Comedy Records)
Dopo l'exploit dei Duckworth Lewis Method, Hannon torna alle sue aristocratiche melodie e alle sue pungenti ..

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Absent Friends

(2004 - Parlophone)

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Casanova

(1996 - Setanta)
Neil Hannon indossa i panni del dandy impenitente nel suo primo capolavoro di art-pop orchestrale

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