Dream Syndicate

Dream Syndicate

Bagliori psichedelici dal sottosuolo

intervista di Michele Corrado

Arrivato a ben ventinove anni dal suo predecessore, ”How Did I Find Myself Here?“ ha segnato il ritorno discografico dei Dream Syndicate, la band che, capitanata da Steve Wynn, ha coniato l’estetica del Paisley Underground. Come se tutto questo tempo non fosse passato, questo nuovo disco dei Dream Syndicate riprende il discorso esattamente da dove era stato lasciato, dimostrando che il fuoco psichedelico che negli anni ottanta divampò a Los Angeles per infiammare il mondo è ancora vivo. I Dream Syndicate saranno prestissimo in Italia per tre date e noi abbiamo colto l’occasione per una chiacchierata con Steve Wynn.

 

Ciao Steve! Prima di tutto, come stai? Dove ti trovi in questo momento?

Sto benone, grazie per la domanda. Mmm, fammi affacciare alla finestra… Ah, siamo in Svezia!


Ascoltando l’ultimo, bellissimo disco dei Dream Syndicate, non appena il primo riff di "Filter Me Through You" ha cominciato a risuonare nelle mie cuffie, ho avuto come una visione. Un rocker si sveglia dopo un sonno lungo ventinove anni, ma gli passa per il cazzo, imbraccia la sua chitarra e comincia a suonare come se nulla fosse successo. Dato che da solista tu non hai mai smesso di suonare, come è stato tornare a farlo con i Dream Syndicate? Come è stato riprendere a provare, registrare e andare in tour con i “ragazzi”?

Beh, in realtà non è andata molto diversamente dallo scenario della tua visione alla Rip Van Winkle! La prima volta che i Dream Syndicate hanno suonato nuovamente insieme è stato in una sala prove di Madrid, nel 2012. Ci demmo, per ritrovare la nostra sintonia, tre giorni. Ma bastarono quindici minuti. Proprio come se non ci fossimo mai fermati. Certe cose ti rimangono impresse nel DNA, anche dopo tutti questi anni.


Il ritornello di "Glide" (uno dei singoli di “HDIFMSH”) recita “I just glide/I may never get higher/I don’t have to come down”. Sono dei versi che suonano come un motto perfetto per un pioniere della psychedelia come te. Cosa significano per te?

A un certo punto della tua vita, non conta più dove sei stato o dove tu stia andando. Tutto riguarda dove ti trovi in questo momento. Tu sai che dietro di te ci sono tanti dischi, così come sai che potrebbero essercene altrettanti nel tuo futuro, ma non devi pensarci, devi invece concentrarti su cosa vuoi suonare adesso. Ad ogni modo, questo è quello che questi versi significano per me. Questo significato può essere esteso alla condizione umana, io credo fermamente che si debba concentrarci sul nostro presente. Che, soprattutto quando si è arrivati ad una certa parte della nostra vita, il fuoco del nostro obiettivo vada spostato dal futuro al qui e ora.


Tanto tempo fa, a Los Angeles, la tua band e qualche altra fondarono un genere musicale che oggi tutti chiamano Paisley Undeground. Fondamentalmente una delle forme di psychedelia più sensuali, viscerali e intriganti degli ultimi decenni. Mi parli un po’ di che aria si respirava in quel di L.A. quando tutto questo stava succedendo?

Eravamo un gruppo di band in realtà molto ridotto; dalle quattro alle sei, a seconda di quanto largo lo vuoi intendere. Tutti noi amavamo e suonavamo un tipo di musica che a quei tempi era seriamente fuori tempo: chitarre, garage, influenze 60’s, rumore, jam sessions, orientamento ai “trip”. Tutta roba che non trovava fortuna ai tempi “reaganiani” delle linee pulite e dei sintetizzatori. Così, tutti noi fummo letteralmente eccitati nel trovare alleati, iniziammo presto a spendere molto tempo insieme e a condividere live. Era una vera e propria scena e tutti noi eravamo i più grandi fan delle altre band che la componevano.


Mentre forgiavate questo nuovo linguaggio musicale, eravate consci di quello che stava succedendo? Di cosa la vostra musica avrebbe rappresentato?

Noi siamo diventati famosi praticamente all’improvviso e tutto, in realtà, è stato piuttosto scioccante. In pratica, noi credevamo convintamente che la nostra musica avrebbe allontanato più persone di quante ne avrebbe attratte. Però poi in realtà quello che successe è facile da spiegare. Io credo che i fan erano in cerca della musica che noi suonavamo, i nostri fan avevano il nostro stesso bisogno. Mi spiego meglio: se qualcuno avesse già suonato la musica che volevamo ascoltare, noi non avremmo avuto ragion d’esistere. Qualche volta chiudo gli occhi e immagino questa scena: prendo un vinile, lascio cadere la puntina del giradischi su di esso e questo suona esattamente la musica che voglio realizzare. È impossibile. Era tutto così semplice, ma lo abbiamo capito soltanto a giochi fatti.


Qual è, dei vostri dischi, quello che consideri più cruciale per lo sviluppo dei Paisley Ground?

“The Day Of Wine And Roses”, senza ombra di dubbio. È quello che abbiamo realizzato quando tutto andava a massima velocità. Ma sono legatissimo a tutti gli altri nostri dischi. E, ti dirò, questo ultimo è quello più strettamente connesso a quei giorni, ai nostri inizi.


Trovo che Dream Syndicate, insieme a Slowdive e altri pochi, sia tra i nomi di band più belli che mi sia mai capitato di incontrare. Come lo avete scelto?

Non c’è chissà quale ragione dietro questo nome. Però ti voglio dire una cosa: perdere il nome è stata una delle cose più tremende relative al nostro scioglimento. Ho sempre amato questo nome con tutto me stesso.


Ora facciamo un gioco che ultimamente ho proposto anche ad Alex Maas dei Black Angels. Componi la miglior formazione psichedelica di sempre, puoi scegliere anche gente morta.

Wow, questo è davvero divertente, grazie. Alla chitarra Syd Barrett, Albert Ayler al sax, John Cale al basso, Denardo Coleman (figlio di Ornette, ndr) alla batteria e Damo Suzuky come vocalist. Sarebbe una band assurda.


Steve, c’è qualche nuova band che trovi interessante e che ti piacerebbe raccomandare ai nostri lettori?

Ce ne sono tantissime. Mi piacciono tantissimo Eyelids, Steve Gunn, Chris Forsyth and the Solar Motel Band, 75 D ollar Bill, Elephant Stone. Di certo sto dimenticando qualcuno altrettanto valido, ma questi sono i nomi in cima alle mie preferenze.


Presto sarete in Italia per tre date, ti piace suonare da noi?

E che me lo domandi a fare. Lo scorso anno in Italia ci ho tenuto 26 date del mio tour solista! Mi dici cosa non dovrebbe piacermi dell’Italia? Avete cibo e vino straordinari, un entroterra spettacolare, fan con grande gusto… Ad ogni modo, credo che chi verrà a nostri show Italiani non se ne pentirà. We are gonna blow some minds!


E con questo era tutto Steve, grazie mille per il tuo tempo.

Grazie a voi.

Discografia
 The Dream Syndicate (Ep, Enigma/Demon, 1982)

6,5

The Days Of Wine And Roses (Rubi/Slash, 1982)

7,5

 Tell Me When It's Over (Ep, Slash, 1983)

6

Medicine Show (A&M, 1984)

8

 This Is Not The New Dream Syndicate Album (Ep, live, A&M, 1984)

6

 Out Of The Grey (Atavistic/Big Time, 1986)

5,5

 50 In A 25 Zone EP (Ep, 1987)

5,5

 Ghost Stories (Enigma/Restless, 1988)

6,5

 It's Too Late To Stop Now (Another Cowboy Recording, 1989)

6

Live At The Raji's (live, Enigma, 1989)

8,5

 Tell Me When It's Over - Best Of The Dream Syndicate (antologia, Rhino, 1992)

6,5

 3 ½; The Lost Tapes, 1985-1988 (Atavistic/Normal, 1993)

6

 The Days Before Wine And Roses (live, Normal, 1994)

6,5

 How Did I Find Myself Here? (Anti-, 2017)

6

These Times (Anti-, 2019)

7,5

The Universe Inside (Anti-, 2020)

7,5

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