Gigante

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Synth-pop mediterraneo

intervista di Simone Tribuzio

Dopo aver militato a lungo nei Moustache Prawn, il cantautore pugliese Gigante esordisce da solista nel 2018 con "Himalaya": un'opera prima in cui si concentravano la montagna e i suoni tribali di un certo alt-folk. A marzo 2020 segue il secondo lavoro "Buonanotte", un ritorno - siglato con l'etichetta Carosello Records - caratterizzato da sfumature synth-pop e tropicalismi della scuola mediterranea. A Gigante abbiamo fatto qualche domanda sul processo creativo del disco che potrebbe tracciare un nuovo sentiero di fare musica pop raffinata nel nostro paese.

“Tempesta” è il singolo che sancisce il cambio di rotta verso un atipico e placido synth-pop. Non solo tradizionale, ma influenzato appunto da diversi riferimenti musicali. Qual è stato il punto di partenza di “Buonanotte”?
Non ricordo bene quale sia stata la scintilla che mi ha fatto percorrere quella strada, so solo che ogni anno ascolto tanta musica e mi lascio influenzare inconsciamente, posso benissimo dire che mi sono avvicinato molto al sound anni 70/80 grazie alle compilation 80’s di mio padre trovate in macchina, che hanno avuto un ruolo rilevante in "Buonanotte".

Il disco è il polo opposto di “Himalaya”: perché più dimesso e imbevuto di suoni mediterranei e tropicalismi (“Gomma americana” sembra guardare con ammirazione a “Fa niente” di Giorgio Poi). In questo momento chi apprezzi particolarmente?
Quando ascolto un progetto, mi soffermo molto sul timbro vocale o sul modo di cantare, più è strano e più mi piace. Ho la fortuna di conoscere tante persone con questa peculiarità. Nel periodo attuale tra queste mi piace particolarmente una cantautrice pugliese, si chiama Lucia Manca.

Hai degli aneddoti da raccontare riguardo il processo creativo e le giornate passate in sala di registrazione?
Ho davvero una pessima memoria, ma sono successe un sacco di cose, anziché un aneddoto posso raccontare la mia giornata tipo in studio. Sveglia presto con caffè, biscotti e Gaviscon, poi dritti in studio a riascoltare con orecchie fresche l’ultima registrazione fatta il giorno prima, tre colpi di tosse e si attaccava a registrare. In pausa pranzo, solitamente mangiavamo legumi e non mancava mai il vino. Nel pomeriggio registravo le voci perché la mattina non riesco nemmeno a parlare. Riguardo alla sera, parlavamo tanto, a volte il cane sul divano si svegliava guardandoci, poi si riaddormentava per paura che il gatto gli rubasse il posto. La mia camera da letto era vicino a uno stagno e per questo ho anche fatto amicizia con una rana, che prima di andare a letto mi dava la buonanotte.

Nel disco è impercettibile – perché ben celata - la componente autobiografica. Quale riflessione ti ha spinto a registrare un album come “Buonanotte”?
Diversamente da "Himalaya", in "Buonanotte" volevo parlare più di me, anche se non sembra, ma non ho abbandonato del tutto l’influenza proveniente dalla letteratura o dal cinema. Diciamo che ho acquisito una maggior padronanza nella scrittura di un brano, ora riesco a raccontare quasi naturalmente un concetto a me legato. In generale penso che parlare di sé non è una cosa semplice, almeno per me, significa, in un certo senso, denudarsi. Posso dire che ho imparato a denudarmi.

Come è stato l'approccio durante la stesura dei brani rispetto a “Himalaya”?
Sicuramente in "Buonanotte" mi sono soffermato di più sulla ricerca dei suoni, in "Himalaya", non avendo tanti mezzi, ci siamo adattati, dico “ci siamo” perché l’ho arrangiato con due amici, Antonio Conte e Fabrizio Semerano, "Buonanotte" invece l’ho prodotto da solo sotto ogni punto di vista, dopo aver imparato a suonare la tastiera. Rispetto a "Himalaya" avevo le idee molto chiare su ciò che volevo da “Buonanotte”.

Il disco sembra raccontare perfettamente i giorni di isolamento che stiamo vivendo. Come stai passando questo periodo?
Beh, non mi posso assolutamente lamentare, purtroppo dove sono ora non ho con me tanti strumenti, quindi ogni tanto suono quello che trovo, dalle pentole ai piatti di porcellana. Per il resto leggo, studio, guardo film.

Ci sono brani in particolare a cui sei legato di più?
Rispondere rapidamente a questa domanda è un po’ difficile, perché prima di registrarli, ma anche dopo, li ho riascoltati così tante volte che ormai li odio tutti... Dai, scherzo, sono molto soddisfatto di "Rettile": è un pezzo che mi rispecchia molto.

Dalle vette di “Himalaya” scendi verso il mare. Cosa (o chi) ti fa chiedere “Il mare come sta?”
In questo momento il tempo, per fortuna però dalla mia finestra di casa riesco a vederlo, da quando ho imparato a nuotare l’anno scorso posso dire solo adesso che mi manca, chi l’avrebbe mai detto. Mi piace guardarlo, mi rilassa, e l’estate andare sott’acqua è come immergersi in un'altra realtà, rallentata e tranquilla.

Come immagini questo disco suonato dal vivo? Quale sarà l'assetto sul palco?
Nei mesi scorsi, mentre preparavamo il live, abbiamo lavorato in maniera quasi maniacale curando praticamente tutto, grazie ai miei amici Fabrizio Semerano, Antonio Conte e Giovanni Caramia, ma soprattutto al mio fonico Pippo Laterza, che sarà con noi nel prossimo tour. Gli ultimi giorni di produzione del live eravamo soddisfatti al 100%, eravamo pronti a partire, ma siamo stati inghiottiti da questo periodo cupo. Penso, tuttavia, che la musica dal vivo si rimetterà in moto molto presto. Ne sono convinto.

Discografia
 Himalaya (MArte Label, 2018)
 
 Buonanotte (Carosello, 2020) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
Guerra 
(videoclip, da Himalaya, 2018)

Sopravvissuti
(videoclip, da Himalaya, 2018)

Gomma americana
(videoclip, da Buonanotte, 2020)
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