Scarcity

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Meditazioni sull'impermanenza

intervista di Francesco Nunziata

Piombato in una dolorosissima crisi esistenziale, causata dall’esperienza del lutto e accentuata dalle restrizioni messe in atto dal governo americano per contrastare la pandemia di Covid-19, il chitarrista e compositore newyorkese Brendon Randall-Myers (supportato dal cantante Doug Moore dei Pyrrhon) è riuscito a risalire la china grazie alle emozionanti trame sonore di “Aveilut”, disco al confine tra black-metal atmosferico, drone-doom, sperimentazione microtonale e il Totalismo di Glenn Branca.

 

Allora, Brendon, hai studiato composizione, ma hai anche una passione per la musica metal. Come ti sei avvicinato a questo genere?
Ero un fan del metal molto prima di studiare composizione formale, quindi lavorare su questa musica è stato un po' come "tornare indietro" o entrare in contatto con le mie radici. Credo di poter dire di aver provato a lavorare con i materiali del metal (riff in tremolo picking, blastbeat, voci aspre), cercando di combinarli con l'approccio strutturale e armonico del mio lavoro con la composizione formale.
Nello specifico, "Aveilut" è fortemente influenzato dal black-metal, specialmente quello più atmosferico. Le più grandi influenze black-metal su questo disco sono arrivate da band quali Krallice, Jute Gyte, i primi Ulver, Blut Aus Nord e Gliding Body. Altre cose che mi giravano per la testa erano i Portal, i Dodecahedron, gli Oathbreaker, i Leviathan e gli Yellow Eyes. Ovviamente, ho familiarità con Burzum, Mayhem e via discorrendo, ma quella roba ha avuto un'influenza meno diretta sulla musica di “Aveilut”.

 

Non so se conosci i Liturgy, ma il loro frontman è l'autore di un saggio intitolato "Trascendental Black Music" in cui, tra l'altro, si legge: "Il significato del black-metal ha a che fare con un desiderio per l'annichilimento estatico, un vuoto perfetto". Cosa pensi di queste parole?
Certo, conosco i Liturgy e la frontwoman (dato che adesso non si fa chiamare più Hunter, ma Ravenna), e quelle parole fondamentalmente le condivido in pieno. Per quanto mi riguarda, questa musica ha a che fare molto con il bisogno di scomparire, tuttavia essa mi consente di trasformare quel bisogno da qualcosa di autodistruttivo in qualcosa di costruttivo, catartico e collettivo. Non credo, però, si tratti di un discorso valido solo per il black-metal, dato che sperimento una versione della suddetta trasformazione in molta musica che amo. È stata sicuramente una parte importante delle mie esperienze legate all’esecuzione della musica di Glenn Branca.

cover_scarcirty_01Sbaglio o su "Aveilut" hai sviluppato anche un certo discorso microtonale? Tra le band che ti hanno più influenzato, hai citato anche Jute Gyte, il progetto solista di Adam Kalbach, che nei suoi album (soprattutto "Perdurance") lavora molto con i microtoni.
Sì, questo disco è stato composto usando i dodicesimi di tono, che dividono l'ottava in 72 parti uguali invece delle 12 standard (può essere una cosa strana, se non sei abituato a sentirli), e anche per sciogliere/smontare sonorità più familiari in altri passaggi. Come ho già detto, Jute Gyte ha avuto un'influenza consistente su “Aveilut”. Il suo disco che risuona maggiormente tra questi solchi è “The Sparrow Ep”, caratterizzato da strutture più minimali rispetto a “Perdurance”. Kalmbach generalmente usa i quarti di tono, quindi non usiamo lo stesso sistema microtonale, ma adoro comunque il suo lavoro.

 

Alla base di "Aveilut", c'è l'elaborazione di un paio di lutti e la tua reazione al lockdown causato dalla pandemia di Covid-19. In che modo l'esperienza della morte, seppur indiretta, ha cambiato la tua percezione della vita e della musica?
Nell'estate 2019, due persone a me vicine sono morte all’improvviso e in modo davvero casuale a distanza di circa un mese l'una dall'altra. In risposta a tutto ciò, abbozzai una ventina di minuti di questa musica. Scrissi, poi, il resto della musica a Pechino nel febbraio 2020, mentre la città stava chiudendo a causa del lockdown. Durante il periodo della pandemia di Covid-19 e mentre scriveva i suoi testi e le parti vocali, Doug viveva a New York di fronte a un'impresa di pompe funebri. Penso che stesse affrontando il peso della morte di massa che s’avvertiva in città in un modo molto più diretto. Quello su cui mi concentro quando penso alla perdita o al cambiamento è l'idea di spazio: qualcosa viene rimosso o alterato, lascando uno spazio nella tua vita. Penso che in questo disco fossi più disposto a dare spazio alle idee, a sedermi in quello spazio, che in realtà è pieno di possibilità e di vita.

Epicuro, l'antico filosofo greco, disse che la morte non è niente per noi, poiché, mentre esistiamo, lei non c’è, mentre, quando moriamo, siamo noi a non esserci più. Cosa pensi di queste parole? Bastano a tirarci su di morale quando siamo assaliti dal terribile mistero della morte?
Per quanto mi riguarda, la morte non è qualcosa di cui ho bisogno o qualcosa dinanzi a cui voglio essere rallegrato. La morte fa parte del nostro ciclo di vita, qualcosa con cui tutti conviviamo e con cui dobbiamo trovare il modo di convivere. È un cambiamento di stato estremo e lascia vuoti nelle nostre vite che possono essere atroci ma, come ho detto prima, quei vuoti sono anche ciò che lascia spazio a nuove possibilità e a nuova vita. Ritengo sia importante addolorarsi, sentire il dolore della separazione da ciò che una volta c’era, in modo che possiamo creare a nostra volta lo spazio per ciò che potrebbe essere e per ciò che sarà.

Secondo te, quali sono gli album e/o le composizioni musicali che hanno indagato più efficacemente il mistero della morte?
Non mi preoccuperò nemmeno di fare un elenco completo qui, ma due lavori recenti che trovo davvero toccanti sono “Death Speaks” di David Lang e “Blackstar” di David Bowie.

2_10Perché avete scelto "Scarcity" (“scarsità”) come nome del progetto.
In realtà, è stato Doug a suggerirlo, quindi lascio che a rispondere sia lui stesso.
Doug: “Scarcity” significa assenza e implica povertà. Ma c'è un altro senso di scarsità che mi è rimasto impresso quando mi è venuto in mente il nome: "Rendere se stessi scarsi", ma come qualcosa di sfuggente o difficile da afferrare. Ciò s’addice perfettamente, a mio avviso, sia con la sfida di creare una composizione stimolante, sia con il modo in cui, nei testi, emergono a volte contraddizioni e assurdità: l'inimmaginabile certezza della morte che incombe sul caos della vita; il modo in cui ogni individuo esiste in una sovrapposizione di assoluta mancanza di significato (dato che, inevitabilmente, sarà distrutto e dimenticato) e significato assoluto (in quanto ogni individuo è un elemento insostituibile all'interno sia del proprio tessuto sociale e umano, sia del vasto balletto cosmico della causalità fisica – entrambe le dimensioni non sarebbero le stesse senza quello specifico individuo). In conclusione, ritengo poi che “scarcity” sia anche una parola che si addice al modo in cui suona la band: severa, meditativa, intensa.

La copertina dell'album è molto bella. Cosa rappresenta esattamente?
Per la foto di copertina, abbiamo collaborato con un fantastico fotografo che opera con il nome di Creature Five Fingered (IG: @creature_five_fingered). Ecco cosa ha da dire al riguardo:
"L'immagine di copertina è tratta da una serie di fotografie che in seguito sarebbero state classificate sotto il nome di "Fractured Landscapes" e che si concentrano sull'ambiguità e sulla sovrapposizione che sorgono quando si osservano trame naturali da vicino e architetture progettate dall'uomo da una certa distanza. Al culmine del lockdown causato dal Covid, ho trascorso molto tempo a guardare riprese aeree incredibilmente inquietanti di città abbandonate, notando quanto ogni città fosse simile alla vecchia e intricata corteccia di un albero osservata da vicino. Questi schemi ripetuti dell'architettura umana mi sono sempre apparsi simbiotici con quelli nascosti all'interno delle forme naturali. La serie di foto "Fractured Landscapes" è stata anche fortemente ispirata dall'idea che i paesaggi (e gli esseri umani) possono avere "una geografia di cicatrici", che può spostarsi, cambiare o diventare più profonda con il passare delle stagioni. Ho scattato più di cento singole immagini per questo progetto, ma quella che la band ha scelto per la copertina (questo bizzarro "albero della spina dorsale") funziona brillantemente nell'evocare un paesaggio emozionale desolato e inquietante".

Brendon, come sei entrato in contatto con Doug Moore? Volevo poi sapere cosa pensi dei Pyrrhon, la band di cui Moore è il cantante.
Ah, sono un grande fan di Doug. Lo conosco dal 2010 e sono anche un fan dei Pyrrhon da quando si sono formati. Ma mi piace molto anche la band death-doom di Doug, i Weeping Sores. Doug e io abbiamo iniziato a discutere di mettere su un progetto condiviso nel 2016, ma mi ci è voluto molto tempo per trovare il materiale adatto e il giusto approccio compositivo. Mentre stavo lavorando alle parti strumentali, ci siamo tenuti in contatto e gli ho dato una discreta quantità di informazioni sui pensieri che si agitavano nella mia mente durante la fase di composizione; poi, però, quando gli ho passato tutto il materiale, ho evitato di dargli indicazioni, limitandomi semplicemente a dirgli: “Fai le tue cose!”. I testi e le registrazioni vocali che mi ha alla fine inviato mi hanno fatto impazzire.

Sei un membro del Glenn Branca Ensemble e la musica del grande compositore newyorkese è sicuramente una delle influenze più riconoscibili del sound di "Aveilut". Cosa ti ha insegnato la lezione di Branca? Pensi che l'importanza della sua musica su alcune delle più importanti esperienze del rock (penso, ad esempio, ai Sonic Youth, solo per citare un nome) sia stata adeguatamente riconosciuta?
La musica di Branca mi ha insegnato, insieme al lavoro di Maryanne Amacher, qualcosa circa i fantasmi nel suono. Il modo in cui lavora con l'amplificazione, le chitarre ammassate e l'interazione armonica ovviamente ha avuto un grande impatto su di me. Apprezzo molto anche il modo in cui lavora formalmente con quelle grandi masse sonore che crea e lo slancio che hanno. Inoltre, direi che i folli luoghi fisici e mentali/emotivi in cui mi sono ritrovato mentre dirigevo la sua musica dopo la sua morte hanno avuto un'influenza grande quasi quanto la musica stessa.

 

Qual è stato il più grande merito musicale di Branca?
Il modo in cui ha lavorato con il suono amplificato e la sua incredibile energia come direttore d'orchestra. Amico, era una forza della natura!

3_09Sei anche il chitarrista del gruppo math-rock Marateck, che ha all’attivo un solo disco, "Time Is Over" (2017). Vuoi parlarcene?
È un disco divertente! L’ho scritto insieme a Jesse Kranzler, l'altro chitarrista, e mi sembra che entrambi vi abbiamo riversato dentro un sacco di idee e approcci. Ci sono alcuni piccoli accenni al vocabolario sonoro che sarebbe poi finito nel disco degli Scarcity - soprattutto nella penultima canzone - e penso anche di aver portato con me alcune delle idee relative al tempo con cui stavamo suonando. Non sono più così interessato a scrivere musica che suoni in quel modo, ma è un buon documento di dove mi trovavo in quel momento, e mi diverto ancora ad ascoltarla. Inoltre, per la live band degli Scarcity, ho reclutato il bassista dei Marateck, Tristan Kasten-Krause, che è a pieno titolo un musicista e un compositore killer.

Quali sono i dieci dischi che ti hanno influenzato di più?
Le dieci migliori influenze per “Aveilut”:
Nine Inch Nails - Broken
Glenn Branca - Symphony No. 3 (Gloria)
Krallice - Diotima
Jute Gyte - The Sparrow Ep
My Disco - Paradise
Gliding Body - Cold Sun
Maryanne Amacher - Sound Characters
Julius Eastman - Unjust Malaise
Horse Lords - Interventions
Godflesh - Streetcleaner

Però, non mi piace limitarmi a dieci dischi, dunque eccone altri dieci!
Converge - Jane Doe
King Crimson - Discipline
Dawn of Midi - Dysnomia
David Bowie - Hunky Dory
Battles - Mirrored
Martin Bresnick - The Essential Martin Bresnick
Gyorgi Ligeti - Violin Concerto
Swans - To Be Kind
Meshuggah - ObZen
Bjork - Homogenic

Ci sono altre forme d’arte che influenzano la tua musica?
Amo sia l'arte visiva statica che quella basata sul tempo (cioè, il cinema) e ho composto la colonna sonora di un paio di cortometraggi. Leggo fumetti e manga da quando ero bambino, e c'è qualcosa nel modo in cui i fumetti catturano il movimento e il tempo in immagini statiche che è ancora molto interessante per me. Qualcosa che ho tratto dal mio lavoro sulle colonne sonore è la lezione "less is more": puoi fare molto chilometraggio con idee molto semplici. Lavorare con i film mi ha anche fatto pensare al tempo in un modo leggermente diverso, dal momento che c'è una sorta di struttura temporale esterna che ti viene imposta dalle immagini e, in un certo senso, devi solo “riempire il tempo”. Parlando di arte visiva, spesso mi piacciono i pezzi in cui il processo di realizzazione si rende in qualche modo trasparente nell'opera d'arte finale, o dove ho un'idea del tempo e del lavoro dell'artista che sono stati necessari per realizzare un’opera.

1_13Avete già fatto qualche concerto?
Sì, abbiamo suonato in un paio di spettacoli a New York il mese scorso, in occasione della pubblicazione di “Aveilut”. Adattare la musica a un'ambientazione dal vivo e trovare i musicisti giusti ha richiesto un po' di tempo, ma a conti fatti suonare dal vivo è stato fantastico e sicuramente voglio farlo di più.

 

Hai già del materiale pronto per un nuovo album degli Scarcity?
Nuovo materiale è in fase di sviluppo! Doug e io abbiamo discusso di idee tematiche e ho molte idee musicali che filtrano. Ho lavorato su altre cose questo autunno, ma quest’inverno tornerò a scavare nel materiale degli Scarcity.

 

C'è speranza per questo pianeta?
Per il pianeta, di sicuro, perché questo pianeta ha sopportato cose ben più folli degli esseri umani e noi, in termini di tempo geologico, siamo bambini piccoli. C'è speranza per l'umanità su questo pianeta? Chi lo sa!

Discografia
Aveilut (The Flenser, 2022)
pietra miliare di OndaRock
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