Those Darn Gnomes

Those Darn Gnomes

Incubi e suoni dal fottuto inferno

intervista di Francesco Nunziata

In ambito di musiche rumorose, metalliche ed estreme, gli americani Those Darn Gnomes si sono imposti come una delle realtà più affascinanti dello scorso anno. Positivamente colpiti da "Calling Whitetails To A Tuned Bow", fino a questo momento il loro disco più maturo, abbiamo contattato Christian Molenaar, chiedendogli di rivelarci alcuni dei segreti del loro sound, dallo stesso leader della band paragonato a quello che si può ascoltare tra i meandri del "fottuto inferno"... 

Così, siete di San Diego…
Sì, ma abbiamo "flirtato" con Los Angeles per un po’, quando avevamo un sassofonista che viveva a Pasadena. Tuttavia, la nostra base di partenza è sempre stata San Diego.

Avete iniziato con una sorta di metal d'avanguardia ("The Years"), in seguito contaminato con il noise-rock e altre cose sperimentali ("The Zodiac"), passando attraverso il deathgrind dell'Ep "Peeling" e di "All Tiny Breasts Crushed Beneath The Shadow" e giungendo, quindi, al vostro disco più maturo fino a questo momento, "Calling Whitetails To A Tuned Bow". Avete finalmente trovato la vostra strada o siete ancora in cammino?
Il nostro suono è in continua evoluzione. Ogni album rappresenta un'era diversa della band, e così come siamo cresciuti come musicisti, allo stesso modo anche la nostra musica è andata sviluppandosi. “The Years” è stato scritto quando avevo da poco terminato le scuole superiori, e anche se conteneva già gli elementi di base del nostro suono (improvvisazione libera e denso sviluppo tematico), ritengo sia stato “The Zodiac” il momento in cui abbiamo davvero iniziato a costruire qualcosa di concreto su quelle fondamenta. In ogni caso, “Calling Whitetails To A Tuned Bow” rappresenta sicuramente una nuova maturità e chiarezza di scopo nella composizione, ed è molto più indicativo di dove ci dirigeremo in futuro. Dal momento in cui abbiamo portato a termine quell’album siamo entrati in una fase di registrazione folle e, mentre lavoriamo su altri pezzi nuovi, la visione di ciò che ci aspetta diventa sempre più chiara. Nel 2020 pubblicheremo un po’ di cose in formato ridotto, in attesa di completare il nostro prossimo album e penso che ognuna di esse, man mano che la musica viene perfezionata, rappresenti un passo in avanti lungo un percorso musicale facilmente tracciabile.

1_06La musica di "Calling Whitetails To A Tuned Bow" prende spunto da tante cose diverse. È stata una scelta premeditata oppure vi siete abbandonati all’ispirazione del momento?
L'ispirazione viene da molte fonti. Tuttavia, cerco di restare fedele a me stesso e ai miei obiettivi compositivi. Mi piace ascoltare una vasta gamma di musica e permetterle di ispirare il mio lavoro, ma quando scrivo cerco di non incanalare alcuna ispirazione particolare, non penso: "Ecco un riff metal, ecco una parte folk" o qualcosa del genere. Lascio semplicemente che la musica fluisca naturalmente, osservando dove mi porta mentre sviluppo un’idea centrale, sottoponendola a molte permutazioni e variazioni in modo che il pezzo finito finisca per nutrirsi più di se stesso che di qualsiasi influenza esterna.

C'è un concept dietro "Calling Whitetails To A Tuned Bow"?
Sì! “Calling Whitetails To A Tuned Bow” è stato fortemente ispirato dagli scritti di Eugene Thacker e Thomas Ligotti e dal romanzo “Casa di foglie” di Mark Z. Danielewski. Sono attratto dal tema di un universo insensibile e indifferente illustrato nelle opere del primo e dalla rappresentazione di come ciò entri in rotta di collisione con la vita di persone reali (immaginarie) nel libro di Danielewski. Non entrerò in troppi dettagli qui, poiché non voglio svelare troppo e la stessa forma dell'album rende il tutto difficile, ma c'è sicuramente un tema chiaro dietro queste canzoni, anche se non lo definirei un tradizionale “concept album”.

La copertina dell'album è molto affascinante e, secondo me, incarna alla perfezione l'essenza della vostra musica. Chi l'ha realizzata?
Tutto l’artwork di “Calling Whitetails To A Tuned Bow” è opera del mio buon amico Robert Khasho, un artista di incredibile talento di Portland, nell'Oregon. Il suo lavoro surreale, ispirato a Jodorowsky, sembrava perfetto per i temi dell'album, legati a un immaginario horror-cosmico-psichedelico. Se ti piacciono le sue opere d'arte, ti consiglio vivamente di seguirlo su Instagram @robertkhasho.

Quali sono le band e gli artisti che vi hanno ispirato di più?
All'inizio, ciò che più mi ha ispirato nella scrittura del materiale dei Those Darn Gnomes è stato il versante più avanguardista del metal estremo, quello di band quali Kayo Dot, Gorguts e Today Is The Day. Naturalmente, col tempo tutta l'altra musica che mi piace ha finito per influenzare il nostro sound. Se dovessi indicare alcune delle mie influenze musicali più importanti, allora farei i nomi di Shudder To Think, Khanate, Prince, Scott Walker, Bach, Ehnahre e Krallice.
La forma dominante di “The Zodiac” è stata ispirata da “Makrokosmos” di George Crumb e dalla forma ad arco usata da Bartók. Gran parte del contenuto è stato ispirato dal rap di Memphis (in particolare Three 6 Mafia e “Deadly Verses” di Gangsta Pat), da band brutal death-metal e post-hardcore degli anni 90 come i Defeated Sanity. Nello specifico, alcuni album che stavo ascoltando all’epoca per cercare l’ispirazione includono “Black Christ Of The Andes” di Mary Lou Williams, “MoRT” dei Blut Aus Nord, “Grace” di Jeff Buckley, “Heart-Shaped World” di Chris Isaak e “A Glorious Lethal Euphoria” dei Mermen.
“Calling Whitetails To A Tuned Bow” per lo più è stato ispirato dall’ascolto di Stockhausen e di vecchie band di alt-metal come Living Colour e i Jane's Addiction. “22, A Million” di Bon Iver, “The Hierophant” di Burial Hex e “Messe I.X-VI.X” degli Ulver erano tutti in heavy rotation mentre lavoravano a quell'album.

Le vostre influenze sono solo musicali o derivano anche da altre forme d'arte?
Oggi come oggi, ho maggiori probabilità di essere influenzato da dimensioni esterne alla musica. Il cinema e la letteratura sono sempre stati una parte importante di ciò che facciamo. Per fare un esempio, il titolo di “The Years” deriva dal romanzo “The Years of Rice and Salt” di Kim Stanley Robinson, mentre il brano "Seinfeld" di “The Zodiac” è stato ispirato dal film “Radiant City” (di Gary Burns e Jim Brown, ndr). “Calling Whitetails To A Tuned Bow” è stata fortemente influenzato dal film “Il cacciatore” (di Michael Cimino, ndr), e la sua idea base nasce da un nastro Vhs che ho trovato in seguito allo svaligiamento della mia casa. Il modo in cui registi come David Lynch e Charlie Kaufman articolano le astrazioni tematiche ha una grande influenza sul modo in cui lego le nostre idee musicali e liriche. Il nostro prossimo album deve molto al libro “Cyclonopedia: Complicity with Anonymous Materials” di Reza Negarestani e all’opera “Throne of the Third Heaven of the Nations’ Millennium General Assembly” di James Hampton.

thumbnailApprofondiamo un po' il discorso relativo a “Il cacciatore”. E poi: cosa c’era di così interessante in quel Vhs?
All’inizio della stesura di “Calling Whitetails To A Tuned Bow” (ma prima che esso avesse un titolo o un concept), la mia casa fu svaligiata. Tornai a casa dal lavoro e trovai la porta di casa completamente spalancata. Tuttavia, chi era entrato non aveva portato nulla con sé. Aveva invece lasciato un nastro Vhs con un’etichetta su cui c’era scritto "Calling Whitetails To A Tuned Bow". Sul nastro c'era un video-collage di un'ora costituto da filmati di cacciatori armati con archi intenti a catturare e scuoiare cervi. Il video mi impressionò molto e la natura surreale e spaventosa di tutto l’evento lasciò un segno evidente sulla nostra musica, che cerca proprio di essere insieme surreale e spaventosa.
Per quanto riguarda “Il cacciatore”, è il mio film preferito da molto tempo e il nastro "Calling Whitetails" mi ha spinto a rivederlo. È un film brutale; si apre con splendidi ritratti dei personaggi principali e delle loro vite in una piccola città della Pennsylvania, culminando, quindi, in una battuta di caccia di gruppo, prima che lo scenario si sposti in Vietnam, dove i protagonisti sono stati intanto spediti. A quel punto, il film si concentra su un’orribile scena di tortura. “Il cacciatore” tocca molti temi che, direttamente o indirettamente, cerco di canalizzare nel mio lavoro, e li comunica in modo violento, persino sadico, che trovo stimolante. Non è certamente un film perfetto: è problematico sotto molti punti di vista, ma trovo che abbia un'incredibile capacità di resistenza anche a distanza di anni dalla prima volta in cui l’ho visto.

Quanto è importante l'improvvisazione nella vostra musica?
L'improvvisazione è un elemento fondamentale della nostra musica. Scrivo tutte le parti della nostra musica, ma è molto importante per me preservare la comunicazione all'interno della dinamica del gruppo, consentendo momenti di assoluta spontaneità. Considero la musica come un metodo molto diretto per comunicare le emozioni; a differenza del cinema, della poesia o dell'arte visiva, che devono necessariamente esistere all'interno di dimensioni predefinite come parole o immagini, la musica consente al suo creatore di astrarre idee al di là di ogni linguaggio. Per questo motivo, per me è importante che la mia musica consenta a ciascun musicista di farsi avanti per poter comunicare con il resto del gruppo. Cerchiamo di raggiungere la vertigine estatica descritta da Bataille e di sperimentate l'orrore corroborante dell’erotismo attraverso momenti di rapimento trascendente. C'è una sorta di euforia ascendente e mistica che può essere raggiunta solo attraverso una comunicazione totalmente aperta, una comunicazione che si realizza all'intersezione di musica strettamente praticata, rigidamente composta e sublime improvvisazione.

Di tanto in tanto - penso all'Ep "Peeling" e "All Tiny Breasts Crushed Beneath The Shadow" - virate sul versante deathgrind. È un modo per sfogare i vostri più selvaggi istinti oppure questa scelta riflette una delle vostre passioni più profonde?
Ritengo che entrambi gli Ep rappresentino un approccio più "istintivo" al nostro sound. "Peeling" è stato registrato durante le sessioni di "The Zodiac" come un modo per trovare una valvola di sfogo rispetto al materiale più complesso che stavamo registrando per quel disco. Contrariamente al materiale densamente stratificato di "The Zodiac", "Peeling" fu improvvisato attorno a un semplice motivo di cinque note condotto, poi, attraverso molte trasformazioni e variazioni. Similmente, "All Tiny Breasts Crushed Beneath The Shadow" è nato come reazione alla complessità di "Calling Whitetails To A Tuned Bow". Quest'ultimo ha richiesto oltre due anni per essere completato e racchiude certamente il nostro materiale più denso ed elaborato, quindi per noi è stato naturale allontanarci da esso con qualcosa di molto più breve e libero. Abbiamo altro materiale che rispecchia questo modo di fare, già pronto per essere pubblicato, ma credo che la nostra discografia sia abbastanza ampia da non consentire di etichettare ogni nostro singolo lavoro come totalmente rappresentativo del "nostro sound".

La line-up della band è cambiata più volte nel corso degli anni…
Sì, anche se si possono individuare periodi ben distinti. Da “The Years” fino a “Calling Whitetails A Tuned Bow” siamo stati un quartetto piuttosto stabile, poi il nostro batterista e il nostro cantante hanno mollato. Abbiamo, quindi, accolto Noah Souza al sax e, occasionalmente, alla chitarra, ma poi anche lui ci ha lasciato per studiare. Fino a poco tempo fa, c’è stato un gran via vai di batteristi, poi è finalmente arrivato Alex Simsay, già mio collega nei Fadrait. Per il prossimo futuro continueremo a suonare come power trio.

2_04Guardando alcune foto, sembra che i vostri concerti siano molto selvaggi…

Oh sì, i nostri concerti possono diventare piuttosto selvaggi. Sono cresciuto assistendo a molti concerti hardcore e la partecipazione del pubblico è molto importante per me. Idealmente, mi piace che l'esibizione rispecchi la straordinaria intensità della musica, in modo da raggiungere una sorta di volume fisico. Voglio che lo spirito della musica riempia lo spazio in cui suoniamo, così che il pubblico non possa fare altro che partecipare. Ci sono stati alcuni inconvenienti - costole rotte, strumenti rovinati, posti devastati - ma preferisco sicuramente questo alla mediocrità e all'indifferenza.

La scena rock sperimentale della California ha una gloriosa tradizione. Vi sentite parte di essa?
Siamo molto fortunati a sentirci a nostro agio in California e ad avere l'opportunità di suonare con molte leggende del posto come Bastard Noise e Amps for Christ. Ogni angolo dello stato è piena di artisti di talento: in tutta la California del Sud e nell’Inland Empire ci sono band come Sprain, Pure Shit, Rat God, JC Meyer, Endometrium Cuntplow, Christian Lovers, In the Womb, Dendera Bloodbathe e molte altre; se ci spostiamo verso la California del Nord, ecco Car Made of Glass e Potion e una scena molto attiva a Sacramento, di cui fanno parte, tra gli altri, Holiday Special, Chopstick e Instagon (oltre a molte altre che ruotano intorno al NorCal NoiseFest); non va dimenticata, naturalmente, la Bay Area, che è piena di artisti di talento come Malocculsion, Headboggle, Warrior Apprentice, Pandiscordian Necrogenesis e Tyler Holmes.

Ci sono altre band della scena di San Diego che vuoi segnalare?
San Diego è piena di grandi band e artisti, ma per citarne alcuni, direi: Year of the Dead Bird, Necking, Tall Can, ALX, Secret Fun Club, Sister Schools, INUS, Dr3ambr05, Pruitt Igoe, Perpetrator, Blood Ponies, SOLV, Monochromacy, Plunger, Rivalry, Peymaar, Bae Window, Ingonoir & Snapghost e tanti altri! La scena qui è tremendamente vibrante, con tante band sconosciute che aspettano solo di ricevere quanto meritano!

Quali sono i dieci dischi del 2019 che vi hanno maggiormente impressionato?
Quest'anno è stato piuttosto impegnativo nella mia vita personale, quindi non sono riuscito a tenere il passo con molte nuove uscite. Detto questo, alcuni dei miei preferiti includono:

Azar Swan – The Hissing Of A Paper Crane
Primeval Well – Primeval Well
Vinny Golia/Steuart Liebig/Nathan Hubbard – Next Outpost
Freddie Gibbs & Madlib – Bandana
Endon – Boy Meets Girl
Oort Smog – Smeared Pulse Transfers
Feast of the Epiphany – Practicing Loss
Car Made of Glass – Every Song Is A Good Song
The Holy Circle – Sick With Love
All Your Sisters – Trust Ruins

Tra gli altri, includerei anche i nuovi album di Denzel Curry, Drowse e The Sorcerer Family.

In questo periodo, va di moda fare liste relative ai dischi più importanti dell'ultimo decennio. Volete partecipare anche voi a questo gioco? 
Un decennio è un periodo lungo, ma i miei preferiti includerebbero sicuramente “Colored Sands” dei Gorguts, “Regressions” dei Cleric, “Coin Coin Chapter One: Gens de Couleur Libres” di Matana Roberts, “Bish Bosch” e “Soused” di Scott Walker, “Douve” degli Ehnahre, “Raga” degli Among the Rocks and Roots, “Supreme Blientele” di Westside Gunn, “22, A Million” di Bon Iver, “Vulnicura” e “Utopia” di Bjork, “The Hierophant” di Burial Hex, “Ygg huur”, "Prelapsarian" e "Years Past Matter" dei Krallice.

4Che cosa dobbiamo aspettarci dal vostro prossimo album?
Il nostro prossimo album si chiamerà “E”. Il materiale musicale è stato tutto strutturato e qualcosa è stato anche registrato, ma nel complesso l'album è solo una parte di un progetto più ampio che richiederà più tempo per essere completato. Non voglio fornire troppe informazioni così presto, ma sento che questo è il materiale più convincente che io abbia mai scritto e, allo stesso tempo, quello più coeso, espansivo e sfacciato, dato che, mentre attinge e sintetizza una vasta gamma di tradizioni musicali, s’incammina verso nuovi orizzonti. Nel caso in cui tu non l’avessi ancora capito, sono molto entusiasta di finirlo! Nel frattempo, abbiamo in programma una serie di pubblicazioni intermedie, tra cui diversi Ep, split con Car Made of Glass e Potion e dischi frutto di collaborazioni con i nostri amici Willowbrook, Lucas Broyles, Gridfailure e Warrior Smile. Nell’ultimo anno, abbiamo registrato molto materiale di cui sono molto orgoglioso e non vedo l’ora che venga diffuso, così non dovrai preoccuparti di non avere nostre notizie.

Discografia
 The Years (autoprodotto, 2015)
 The Zodiac (autoprodotto, 2016)
 Peeling (autoprodotto, 2017)
 Calling Whitetails To A Tuned Bow (Nefarious Industries, 2019)
 All Tiny Breasts Crushed Beneath The Shadow (autoprodotto, 2019)
pietra miliare di OndaRock
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(2019 - Nefarious Industries)
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