15/07/2016

Kula Shaker

Villa Ada - Roma Incontra il Mondo, Roma


Crispian Mills, 43 anni portati benissimo, ha lo stesso caschetto biondo del 1996. Con grande fatica e molte discontinuità è riuscito a traghettare i Kula Shaker fino ai giorni nostri, una delle più clamorose next big thing del tardo britpop che già al secondo disco andò in frantumi.
Ma oggi che il quartetto inglese può riunire assieme i pezzi del puzzle, proponendo un best of dei cinque album fin qui pubblicati, possiamo dire che i Kula Shaker meritano un posto non certo secondario nel panorama pop-rock britannico degli ultimi vent'anni.

Nonostante un'estate costellata da grandi concerti (a Roma la stessa sera ci sono in giro anche Skunk Anansie e Neil Young, il giorno successivo è atteso Bruce Springsteen al Circo Massimo...) e un sold out registrato soli cinque mesi prima all'Orion di Ciampino, Mills e soci riescono ad attirare l'attenzione di almeno un migliaio fra fan e curiosi, assiepati sotto il palco per rivivere la magia dei brani che spaziano dal capolavoro "K" al recente "K 2.0".
Per fortuna una serie di discutibili scelte dal mixer (cassa e basso troppo alti, chitarra e tastiere troppo basse), oltre la voce di Crispian in non perfettissime condizioni (soffre soprattutto sulle tonalità più alte) non inficiano la buona riuscita dello spettacolo, che fila via spedito, con i brani più recenti amalgamati alla perfezione con le hit storiche.

Gli aromi indiani restano sullo sfondo, richiamati più che altro dall'incenso acceso sul palco e da qualche accenno di sitar replicato dai synth, e a prendere il centro della scena sono soprattutto le melodie beatlesiane (la harrisoniana "Shower Your Love" su tutte), le zampate lisergico-psichedeliche ("Grateful When You're Dead/Jerry Was There" è eloquente sin dal titolo) e le bordate guitar oriented ("Mystical Machine Gun").
Si parte con "Sound Of Drums", seguita dalla cover degli Hawkwind "Hurry On Sundown", si va dritti al sodo senza troppi fronzoli, fino al tripudio sancito da "Tattva" e dalla sempre incendiaria "Hush", che chiudono la prima sezione del concerto.

Fra i tre bis proposti spiccano le inevitabili "Great Hosannah" e "Govinda", cantata dal pubblico all'unisono, che saluta la band con grande calore. Resta invece curiosamente esclusa all'ultimo momento l'attesa "Hey Dude".
Ad aprire la serata aveva provveduto il cantautore folk scozzese Fraser Anderson, da solo, microfono e chitarra, accompagnato dalla voce femminile di Rebecca "Bex" Baxter.