25/05/2019

Vinicio Capossela

Castello Caetani - Piazza d'Armi, Sermoneta (Lt)


di Claudio Lancia
Vinicio Capossela

Tredici anni fa Vinicio Capossela si esibì sul palcoscenico del “Maggio Sermonetano”, consolidata rassegna di musica e altre arti che ogni anno si rinnova nel suggestivo paesino arroccato sui Monti Lepini, a pochi chilometri da Latina. Fu una serata che, a detta dello stesso cantautore, cambiò per sempre il suo destino. Dopo oltre un decennio quell’emozione si rinnova: la Piazza d’Armi del monumentale Castello Caetani torna a ospitare le peripezie musicali del musicista e dei suoi sodali, immerse in un’ambientazione che si sposa perfettamente con le trame sonore proposte. Fra liuti, flauti e violini, sembra di assistere a un concerto eseguito in una corte medievale, anche se l’elettricità di tanto in tanto fende l’atmosfera.

E’ la prima uscita ufficiale del tour a supporto della nuova raccolta di poesie in musica “Ballate per uomini e bestie”: molti brani non sono ancora mai stati suonati dal vivo e la prova del nove può dirsi perfettamente superata. Vinicio, spesso seduto al piano, ci tiene a spiegare - in maniera a volte sin troppo puntigliosa - ogni singola canzone ai presenti, brani che ascoltati nella dimensione live acquisiscono ancor maggiore vitalità e intensità. Si parte con “La peste”, e fra una citazione di Oscar Wilde e la trasposizione della favola dei fratelli Grimm “I musicanti di Brema”, colpiscono l’attenzione in particolar modo la nuda sacralità de “Il povero cristo” e i vortici di “Nuove tentazioni di Sant’Antonio” (in modalità combat-folk) e “Loup Garou”.

Vinicio tiene sempre il pubblico in pugno, alterna la drammaticità dei toni di molte composizioni con la simpatia espressa nei dialoghi intrattenuti con la platea fra una canzone e l’altra. Cambia continuamente copricapo, imbraccia una chitarra acustica, si lancia in una danza improvvisata, conduce un rito pagano da consumare tutti assieme, senza lesinare riferimenti alla politica (il giorno successivo si andrà alle urne per le elezioni europee), presenta con affetto ogni singolo membro della band, su tutti il polistrumentista-corista Giovannangelo De Gennaro, a livelli davvero inarrivabili in “La belle dame sans merci”. Alle chitarre si segnala la presenza del fedelissimo Alessandro ”Asso” Stefana.

Folklore e musica d’autore, De André e Branduardi, feste di piazza e camposanti, riti liberatori e profonde introspezioni, il Medioevo e l’Ottocento, polvere e letteratura, racconti allegorici e riflessioni esistenziali, denuncia e sarcasmo, sacro e profano, colori e suoni, etnico ed elettrico, il voyerismo dei social e le infinite metafore che partono dalla descrizione del mondo animale. La pioggia che si abbatte sui presenti rende ancor più suggestivo lo show, che dopo una prima parte dedicata ai nuovi brani ospita alcuni ripescaggi dagli album precedenti, fra i quali spiccano l’indiavolata taranta “Il ballo di San Vito” e la dolcissima conclusione affidata alle note di “Ovunque proteggi”.
Dopo oltre due ore di concerto arrivano diversi minuti di applausi scroscianti, poi relax per le stradine di Serrmoneta, luogo incantato dove Capossela si intratterrà con i fan fra un bicchiere di vino e l'altro, memorizzando magari spunti preziosi per alcune delle sue prossime canzoni.

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