26/11/2021

Andrea Chimenti

Arci Bellezza, Milano


di Lorenzo Montefreddo
Andrea Chimenti

Andrea Chimenti sale sul palco in sordina, senza dire una parola, ma ne dirà tante durante il resto dello show. Il dandy emiliano, sempre dotato di grande fascino nonostante lo scorrere del tempo, si accomoda dietro al piano, è accompagnato, alla sua destra, dal produttore del suo ultimo lavoro “Il deserto la notte e il mare”, il fido Cristiano Roversi, qui nella veste di factotum che si destreggia tra basi, basso, e tastiere, mentre alla sinistra siede Francesco Cappiotti, il chitarrista, armato di acustica.
Come s’intuisce dalla formazione, sarà un concerto raccolto, quasi confidenziale, con un pubblico di affezionati seduti ai tavolini con mascherina e in un silenzio spirituale, dentro questo teatrino, forse un ex-cinema a due passi dalla Bocconi, all’interno del circolo Arci Bellezza, che resiste in qualche modo alla moria delle sale per concerti che ha colpito Milano durante la pandemia.

Anche se il suono della band è di ottima fattura, con i virtuosi arpeggi di Cappiotti e le essenziali ed eleganti tastiere di Roversi, il primo brano in scaletta “Dove ho posto il mio amore” risente della mancanza dei grandi ospiti che hanno partecipato alle registrazioni, soprattutto del sax dell’ex-Van Der Graaf Generator, David Jackson, ma serve per riscaldare il pubblico, che apprezza molto la ninna nanna guerriera di “Bimbo”, più adatta all’ensemble sul palco. A questo punto, Andrea si alza dal piano, prende la chitarra e inizia a raccontare un aneddoto della sua infanzia  che lo ha ispirato nella composizione di “Felice”. Oltre a una sensibilità fuori dal comune già in tenera età, rivela un talento di affabulatore magnetico e di attore consumato.

Con tanto di “uh uh” Lou Reediani si torna al rock di “Maestro Strabilio” dedicato a un amico musicista che ha preso la strada sbagliata. Poi arriva ”Beatissimo” e  si scatena l’incantesimo. Malgrado qualche svirgolo pianistico, è un abbraccio avvolgente che rapisce il pubblico, ora l’ex-cantante dei Moda ha in pugno la sala che non sembra più un ex-cinema parrocchiale, ma, con i suoi tendaggi rossi sapientemente illuminati, appare come un locale alternativo da metropoli mitteleuropea, dal sapore un po’ retrò, ma di superba eleganza.
Andrea capisce che deve spingere sull’acceleratore e assesta il colpo del ko: spara una cover del suo padre putativo, arriva “The Man Who Sold The World”; a seguire accarezza la platea con “In eterno” scritta con Roversi, ispirata dai versi di William Shakespeare e con una parte cantata in inglese bowiezzato.

Introdotta da un'altra storia legata all’infanzia - il racconto di un omino d’oro - arriva “Allodola Nera” che funziona, malgrado l’assenza di Ginevra di Marco che duetta insieme a Chimenti nell’ultimo album.
Dopo un intermezzo acustico sospeso alla “Secrets Of The Beehive” di David Sylian parte “Oltremare” in cui Chimenti regala una grande prestazione vocale anche sui toni più alti. La sua voce è la grande protagonista della serata: profonda, calda, pulita e versatile.
A seguire il quasi prog dell’ottimo “Garcia”, arriva il singolo dell’ultimo album “Milioni” in versione un più soft, svuotata di arrangiamenti con l’acustica di Chimenti a dettare l’andatura e il resto degli strumenti ad aggiungersi in crescendo; regge bene anche così ed è veramente un grandissimo pezzo, chissà se avrà il successo che merita, comunque è un gran finale e chiede subito i bis che non si fanno attendere.
Si riparte dal passato con “Ti ho aspettato (I Have Waited For You)” in cui Chimenti duettava con David Sylvian e si chiude con “Cori descrittivi di stati d’animo di Didone”, titolo impegnativo per un adattamento della poesia di Giuseppe Ungaretti che ci traghetta trasognante fino alla fine del concerto.

Insomma, complice anche l’astinenza da concerti che abbiamo patito ultimamente, sembra di aver assistito a qualcosa di molto raffinato con un artista in forma, reduce da un ottimo disco, che riesce a creare un’atmosfera rilassata ma coinvolgente. Il pubblico, cresciuto numericamente durante l’esibizione fino a riempire tutto lo spazio del teatro, esce soddisfatto e pronto affrontare il resto della serata nel tardo autunno milanese e, strusciando i piedi sul tappeto di foglie gialle che coprono il marciapiedi di via Bellezza, avrà sicuramente canticchiato “Beato, questo mio viaggio che sono in viaggio ancora”…. Oppure no… io però l’ho fatto.



Setlist
  1. Dove ho posto il mio amore
  2. Bimbo
  3. Felice
  4. Maestro Strabilio
  5. Beatissimo
  6. The Man Who Sold The World
  7. Allodola nera
  8. A Stain in the Moonlight
  9. Oltremare
  10. Garcia
  11. Milioni
  12. Ti ho aspettato (I Have Waited for You)
  13. Cori Descrittivi di Stati d’Animo di Didone
Andrea Chimenti su OndaRock
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