16/07/2021

Gianna Nannini

Marostica Summer Festival, Marostica (Vicenza)


di Francesco Bettin
Gianna Nannini
Non è certo bastata la pioggia, per quanto abbastanza breve, ma pur sempre fastidiosa, a fermare il concerto di Gianna Nannini a Marostica, ultimo appuntamento della rassegna Marostica Summer Festival per il 2021. La cantautrice senese è arrivata in Veneto con una tappa del tour “Piano Forte” e “Gianna Nannini – La Differenza”, con una veste insolita, quella di protagonista senza band, “solo” voce e tastiere, suonate ottimamente, diciamolo subito, da Christian Rigano.
Atmosfera dunque particolare per questo tour, che Nannini sta portando in lungo e in largo per l’Italia, e che avrà lasciato più di uno spettatore sorpreso. Palcoscenico del tutto spoglio: solo un pianoforte, una tastiera e (prelevata da dietro le quinte, alla bisogna) una chitarra, et voilà, il live può iniziare. Nessun minimo accenno di scenografia: dietro a lei e a Riganò i veli neri svolazzanti del fondo, che grazie a un piccolo venticello fanno la vela. Del resto , il titolo del tour parla chiaro, come se quello che manca fosse un surplus.

Gianna Nannini entra in scena euforica dichiarando subito “abbiamo vinto” e intonando la prima parte di “Notti magiche”, vista l’occasione. Completo indeciso tra il blu e il nero, scarpe comode, bianche, come la camicia che come vezzo ha una specie di corpetto di borchie. L’artista senese parte subito in quarta con “La differenza”, brano intimo e piacevole, che segna una fase di maturità nella sua carriera, per proseguire con “Amami ancora”, cover di un celebre brano di Giovanni Lindo Ferretti (Csi), in cui la pesantezza dell’amore si fa sentire (“amarti m’affatica…”) diviene l’essenza dell’amore stesso. Nannini sfodera ancora una volta una gran voce, che si infila diretta dentro le note che Christian Rigano, mago della tastiera da dieci e lode, suona in scioltezza, dimostrando grandissima padronanza dello strumento, sopperendo – per quanto possibile - all’assenza di una vera band; siamo però sicuri che l’atmosfera creata saprà ben farsi valere anche nel resto delle date del tour, perché nell’insieme la resa del live è affascinante.
La scaletta continua con “Fenomenale” (tratto dall’album “Amore gigante”), altra esaltazione dell’amore nelle sue infinite forme, argomento da sempre molto a cuore alla Nannini, per poi passare a “Profumo”, uno dei pezzi storici, e immancabili, datato 1986 e tratto dall’album omonimo, dal quale viene proposta anche un’intensa versione dell’altrettanto celebre “Bello e impossibile”, nel finale.

Quindi la rocker toscana attacca “Ragazzo dell’Europa”, struggente inno di speranza e fratellanza che resta uno dei suoi capolavori, chiudendolo poi al piano con un assolo decisamente avvolgente. Si prosegue con “L’aria sta finendo”, una delle ultime canzoni a sua firma, che invece dichiara un certo fallimento sentimentale che trova riscatto solo nei ricordi dei bei momenti andati. E quindi è la volta di “America”, altra hit storica e forse anche iconica del Nannini-style, che riesce a trascinare il pubblico anche dopo molti anni e anche senza i suoi abiti più rock.
Nannini, però, non pare in serata di grande empatia: rimane infatti sulle sue, limitandosi a qualche accenno e scambio col pubblico ma nulla più, anche se i suoi fan continuano a manifestare il consueto calore. Rimangono comunque le canzoni, anche e soprattutto quelle di ieri, che non sentono nemmeno in questo caso il peso degli anni, semmai si rinvigoriscono. Quindi avanti con “I maschi”, “Vieni ragazzo dai”, “Uò uò” e “Una luce”, per avviarsi abbastanza velocemente verso la chiusura. Ed ecco spuntare la chitarra, con “Sei nell’anima”, brano del 2006 anch’esso vincente e coinvolgente. C’è ancora tempo per scatenarsi al suono di “Io”, un amore con andate e ritorni, sempre vivo.

Gianna salta, sembra un folletto, ancora alla sua veneranda età, spende belle parole per il suo compagno di viaggio alle tastiere, e chiude il concerto con la già citata “Bello e impossibile”. È il momento, poi, dei tre bis, che iniziano con “Diamante”, catturata dal repertorio di Zucchero (ma scritta da Francesco De Gregori), che rilassa la platea facendo rivivere antiche memorie contadine, “Oh marinaio”, del 1993, anche questa sempre d’effetto. Ma lo stop definitivo al live arriva con la versione voce e tastiere di “Meravigliosa creatura”, anche se l’appendice finale della seconda parte di “Notti magiche” serve per non far tramontare l’italianità unita ritrovata.

Il pubblico, per la cronaca circa 1.500 persone in Piazza Castello, dimostra di aver gradito, di volerla ancora ritrovare presto. Anche se eventualmente, in una nuova occasione, si spera che canti un po’ di più.

(foto di Marco Pettenuzzo-Miroir Studio)
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