12-14/03/2021

Transmissions Festival

Online, Everywhere


di Maria Teresa Soldani, Peppe Trotta
Transmissions Festival

Il Transmissions Festival di Ravenna aveva rinviato l’edizione del 2020 da novembre a marzo 2021 nella speranza di potere svolgere in presenza il suo XIII capitolo, “The Sound of Dante – curated by Francesco Donadello”. Al posto di rinviare ulteriormente la data, il direttore artistico Chris Angiolini con l'associazione Bronson ha deciso di dare un segno di presenza e creare un’occasione artistica che potesse ricongiungere una comunità musicale attraverso una versione online free/up to you del festival aperta a tutto il mondo – Transmissions Waves – realizzando un programma di performance nella modalità di palinsesto web tv, come avevano fatto alcune realtà di festival musicali di ricerca affini, ad esempio Le Guess Who? a Utrecht (Le Guess Who? ON/OFF) e Suoni per il Popolo a Montreal (Télé Suoni TV). Attraverso la piattaforma DICE era possibile iscriversi, dare un contributo o accedere gratis ai singoli show organizzati in tre serate del weekend 12–14 marzo, accompagnati da un dj-set a orario di pranzo trasmesso da Radio Raheem; i concerti rimanevano poi fruibili per tre giorni. Annotiamo di seguito alcune performance che ci hanno particolarmente colpito, in un cartellone generale di qualità per chiunque fosse interessato alle sperimentazioni in ambito “altri suoni”.

L’evento serale inaugurale del festival è la performance speciale che era stata originariamente pensata per il programma in presenza: Canto Primo: MIASMA - ARSURA del duo OvO con gruppo nanou, riadattamento e incontro in progress tra l’album “Miasma” (Artoaffact, 2020) e il lavoro coreografico “Arsura”. Nella suggestiva cornice del Teatro Rasi di Ravenna, una ex-chiesa ottocentesca, la messa in scena si basa sul buio e sull’affiorare di un’immagine principalmente su sfondi monocromatici, dove la presenza inquieta di gruppo nanou si fonde con la musica sludge-doom/industrial di Stefania Pedretti e Bruno Dorella, la cui presenza scenica è centrale. Rievocando lo spirito di Diamanda Galas e di Alejandro Jodorowsky, OvO e gruppo nanou squarciano le nostre mura di casa con un canto catartico che è espressione dell’angoscia e del furore che dominano i nostri tempi incerti.

Segue il set del duo Mamiffer. Immersi nella penombra di un ambiente scarno, circondati da scaffali pieni di musica, Faith Coloccia e Aaron Turner ci proiettano in un universo ultraterreno in cui ombre spesse e luci taglienti si fronteggiano in un’eterna danza degli opposti. Il set, composto da due dilatate suite, è interamente imperniato su questo contrasto, costante ed equilibrata fusione di frequenze penetranti e solenni di organo con flussi ambientali di una chitarra ruvida e sulfurea. Su questo magma in bilico tra drone, post-metal e dark-ambient aleggia per lunghi tratti la voce eterea della Coloccia, spettrale eco di quel paesaggio oscuro e bivalente che rimane l’espressione più convincente e affascinante dei Mamiffer.

Il sabato sera si apre col live di J. Zunz. Un’elettronica asciutta, dall’incedere ipnotico e venata da una marcata componente psych rivela, durante i quaranta minuti dell’esibizione, i tratti essenziali del suono del progetto solista di Lorena Quintanilla. Scarne e strutturate da un’ossessiva reiterazione, le tracce estratte da “Hibiscus” (Rocket, 2020), apprezzata opera seconda, risultano nella loro veste live spesso poco incisive, lasciando prevalere un’aura algida e asettica. È un limite netto, infranto soltanto dall’impetuoso crescendo della conclusiva “33.33”, unico sussulto di un itinerario altrimenti piatto e poco coinvolgente.

Ci spostiamo sul palco del Bronson per il live dei San Leo, duo riminese uscito lo scorso anno con l’ottimo “Mantracore” (Bronson, 2020). Il set trasuda tutta l’energia cosmica e tribale delle soluzioni batteria/chitarra di Marco Migani (aka inserirefloppino) e Marco Tabellini (aka m tabe), che ci conducono nel loro mondo musicale attraverso il clarinetto. Il live è un flusso coinvolgente di psichedelia kraut e doom in cui fraseggi, drones e feedback si muovono su figure ritmiche granitiche. La seconda parte è invece concentrata maggiormente su una serie di sperimentazioni vocali processate dall’effettistica della chitarra. Il live dei San Leo conferma una band in stato di grazia, pronta per esplodere e farsi conoscere sui palchi di tutto il mondo e soprattutto in quelli spiritualmente affini di Utrecht, Montreal e Berlino.

La domenica sera si apre col set di Marta De Pascalis. Una versione quasi integrale di “Sonus Ruinae” (Morphine, 2020) satura lo spazio a disposizione. Mantenendo fermi i due capisaldi del viaggio e ricomponendo gli altri capitoli al suo interno, la musicista romana di stanza a Berlino riproduce in modo efficace la visionarietà avvolgente di un’esplorazione che per atmosfere e sonorità incrocia piani temporali differenti. Il flusso sintetico risultante si espande suggestivo, anche se ingabbiato da un’esecuzione fin troppo accurata e priva di “imprevisti”.
Chiude il festival, nello stesso modo in cui era stato aperto, un live che è soprattutto una performance tout-court. In scena c’è il rituale catartico di Masma Dream World, artista del Bronx le cui origini ci riconducono al Gabon e a Singapore, che ci guida nelle percezioni e suggestioni visivo-sonore del suo debutto “Playing At Night” (Northern Spy, 2020), tra memoria del passato e riattivazione al presente.

Transmissions Waves ha offerto un programma di concerti di musica di ambito rock sperimentale ripresi e montati ad hoc in video da parti diverse del mondo, rispecchiando la pluralità e la personalità dei musicisti coinvolti: le performance a Ravenna di OvO con gruppo nanou e di San Leo, al Teatro Rasi e al club Bronson, i concerti nei basement di Mamiffer e J. Zunz, l’home-set di Marta De Pascalis, la marcata effettistica video retrò di Deafkids e le luci in scena alterate e alteranti di Masma Dream World. La formula online del festival ha sperimentato una soluzione percorribile per una tipologia di festival underground come il Transmissions, quindi profondamente radicato nel territorio di Ravenna e della Romagna – forte per questo di personalità artistiche sostenute sul territorio – contribuendo anche a rafforzare l’idea di una comunità indipendente trans-locale e trans-nazionale, che si ricompatta in occasione di eventi di questo tipo.
Interessante leggere i dati dello streaming, che presentano un pubblico di oltre 1500 spettatori da DICE – di cui il 40% connesso dall’estero (in ordine: Regno Unito, Stati Uniti, Messico, Brasile, Germania, Irlanda, Canada, Francia, Belgio, Portogallo e altri per un totale di 38 nazioni), con una fascia di età prevalente tra i 35 e i 44 anni (33%) e una forte componente di spettatori tra i 18 e i 34 anni (oltre il 38%) – e 1.200 ascoltatori da Radio Raheem. Ovviamente l’online non sostituisce per nessuno la presenza fisica e la compartecipazione a un festival – l’unicità quindi dell’esperienza performativa collettiva – ma queste sperimentazioni potrebbero comunque integrarsi ed essere complementari, anche per il futuro, con le proposte in situ, soprattutto se messe nell’ottica di creare ogni volta qualcosa di peculiare per i mezzi adoperati (media digitali, web, streaming).

Setlist

Venerdì 12 marzo

1pm KMRU (KE) (dj set)
9pm OvO + Nanou | Canto Primo: MIASMA - ARSURA [opening]
10pm Mamiffer (US)


Sabato 13 marzo


1pm Ehua (IT) (dj set)
9pm J.Zunz (MX)
10pm San Leo (IT)
11pm Deafkids (BR)


Domenica 14 marzo


1pm Pan Daijing (CN) (dj set)
9pm Marta de Pascalis (IT)
10pm Masma Dream World (US)

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