10-13/11/2022

Le Guess Who?

Multiple locations, Utrecht (Olanda)


di Maria Teresa Soldani
Le Guess Who?

Le Guess Who? 2022
This one is for Mimi

 

Si entra con una dedica a Mimi Parker, cantante e batterista dei Low, morta poco prima dell'inizio del festival, un'edizione alla quale avrebbe dovuto partecipare anche la band di Duluth, Minnesota.
Il 2022 segna la quindicesima edizione del festival Le Guess Who?, nato dal desiderio di due promoter olandesi, Bob van Heur e Johan Gijsen, di portare a Utrecht lo sfaccettato panorama musicale canadese. Da allora il festival ha sempre offerto l'opportunità di ascoltare cose note e meno note, conferme che si attendono e chicche da scoprire affidandosi in piena fiducia ai curatori dell'evento. Il tutto con una qualità del suono impeccabile, dove è possibile godere – godere fino in fondo! – di ogni minima sfumatura così come di un sound system ricco di basse e capace di far risaltare le più imprendibili alte soprattutto per la musica elettronica, hip-hop e jazz. E questa qualità non si ritrova solo nella magnifica multisala da concerti TivoliVredenburg – progettata da Herman Hertzberger nel 2005 nel quadro della riqualificazione urbana della città e inaugurata nel 2014 – ma anche nei teatri, nell’auditorium, nelle chiese e nei bellissimi locali della città, come DeHelling, EKKO e LE:EN. È importante ribadirlo ogni anno – e ci teniamo a farne menzione anche per dare merito all'immenso lavoro che sta dietro a una proposta qualitativamente unica come LGW? – perché è il problema principale della maggior parte delle location in Italia, anche a fronte di ottime proposte. Una multisala come il TivoliVredenburg ha impianti dedicati per generi specifici, ogni altro locale raccoglie ciò che sa gestire dal punto di vista sonoro, e questo permette di vivere un'esperienza musicale totale per chi è sotto e per chi è sopra il palco.

 

Riguardo al programma, oltre alla curatela di Animal Collective e di diversi artisti ed etichette (Batu, GNOD, Nyege Nyege, Ostinato), quella del trio clipping e del collettivo CURL (con Mica Levi, Brother May e Coby Sey) ha portato il festival verso territori hip-hop ed elettronici hi-fi e lo-fi vertiginosi. Le anime di LGW? hanno comunque, ancora una volta convissuto in armonia stimolando sempre la curiosità del pubblico: dalle musiche del mondo a mostri sacri come Idris Ackamoor e Abdullah Ibrahim, dall’indie-rock dei Dry Cleaning al tribal prog dei Goat, dal nu-jazz colto dei Supersilent alla jazz poetry di Alabaster DePlume, dal cantautorato folk scarno di Joanne Robertson al songwriting doom-jazz di Bohren in der Club of Gore, dall’elettronica raffinata di Laurel Halo alla follia rap di Injury Reserve, dal vibrafono di Masayoshi Fujita alla cetra preparata di Turner Williams Jr.
Segnaliamo anche un programma intenso di clubbing soprattutto al venerdì e al sabato notte con dj-set in diversi locali della città, tra cui WAS e Basis, e artisti in console del calibro di Kode9 e Batu.

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Abbiamo visto tante cose, ma di questa edizione vi raccontiamo solo i set che ci hanno affascinato di più, iniziando con due “menzioni speciali” per due artisti che vogliamo includere nella fotografia che scattiamo su quest’anno del festival: Cate Le Bon, stavolta ospitata con la band nella Grote Zaal, e Billy Woods, che ha condotto due set solo con le basi senza il suo producer, assente per questioni logistiche. Parliamo di due protagonisti della musica contemporanea, la cui produzione, anche recente, rispecchia il loro eclettismo e la loro vivacità compositiva e di arrangiamento. I loro live, per motivi diversi, non hanno stavolta espresso appieno questa ricchezza e forza, risultando Le Bon, raffinata cantautrice e produttrice, fin troppo “robotica” in un live che appariva statico e meno immediato dei precedenti, come a LGW 2019, mentre Woods mancava dell’interazione con una sfera strumentale più dinamica e responsive.

Jeff Parker

 

Il chitarrista di Tortoise, Isotope 217, Chicago Underground e altri mille progetti rompe il ghiaccio giovedì pomeriggio alla Janskerk, invitato a suonare dai clipping. Il suono della chitarra di Jeff Parker, col suo amplificatore Fender, sembra fatto apposta per infrangersi e svaporare nell’acustica della chiesa rendendo gli arpeggi un sussurro nelle nostre orecchie e i suoi fraseggi dei barbagli che si diramano nello spazio. Nel set sono presenti alcuni episodi del recente “Forfolks” (International Anthem, 2021), tra leggeri drones e riff che inciampano e ripartono, così come cover di Chad Taylor – batterista da tempo collaboratore di Parker in molteplici progetti come Chicago Underground QuartetFrank Ocean e Thelonious Monk. Chiude il cerchio un classico della discografia di Parker, “La Jetée”, ispirato all’omonimo film di Chris Marker (1962), presente sia in “The Unstable Molecule” di Isotope 217 (Thrill Jockey, 1997) sia in “Forfolks”.

 

Mourning [A] BLKstar

 

L’ensemble di Cleveland, Ohio, conquista la sala Pandora con un set potente e coinvolgente di black music innervata di elettronica urban. Il calore parte dalle pulsazioni, dalle basi, dai synth, viene scandito dagli ottoni e si estrinseca nel dialogo tra i tre cantanti del gruppo, ciascuno carismatico, personale e allo stesso tempo in ascolto e in tensione verso gli altri membri del gruppo. Una miscela unica di soul, afro-funk, trip-hop che si sviluppa in quattro album e che trova l’apice nell’ultimo “The Cycle” (Don Giovanni, 2020). Si ha la sensazione del vuoto e del pieno, del rarefatto e del pastoso, lasciandosi trasportare completamente col corpo e con la mente. Solidi, fluidi, groovin', cookin', steamin'... indubbiamente una delle realtà più significative oggi per la black music, insieme ai Sault e al Black Monument Ensemble di Damon Locks.

 
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Notwist

 

Avremmo potuto solo menzionare il loro live, invece ci teniamo a sottolineare quanto i Notwist dal vivo siano ancora una volta freschi, ricercati e intriganti, confermando idee, gusto e compattezza dell'ultimo ottimo disco, “Vertigo Days” (Morr Music, 2021). Una proposta dal vivo ancora diversa, in cui la band tedesca mantiene alta l’attenzione del live sperimentando e divertendo – loro stessi e noi – con un set indie-rock elettronico con echi nu-jazz tra pop e avanguardia. I Notwist presentano sempre la propria musica nel formato canzone entro cui creare il loro classico equilibrio tra melodie cantabili, riff di chitarra catchy e aperture strumentali free-form, il tutto suonato dal vivo con l’intervento non solo degli strumenti tradizionali dell’organico rock e dei synth, ma anche degli ottoni, a ricordare la felice esperienza spin-off di Tied & Tickled Trio.

 

Vincent Moon’s Live Cinema

 

Tra i fondatori della Blogothèque con la serie "Take Away Show" dal 2006, Vincent Moon in molti anni ha realizzato una speciale antropologia audiovisiva dei popoli e delle musiche di tutto il mondo disseminata a libero accesso sul canale Collection Petites Planètes, la sua label di autoproduzione. Da alcuni anni il suo interesse si è spostato sui riti religiosi e catartici, complice anche la partnership con Priscilla Telman. Ritroviamo quindi nei suoi lavori molto Sudamerica ma anche, recentemente, Medio Oriente. Oltre ai video in piattaforma, Vincent Moon performa la sua esperienza del cinema e si pone lui stesso come medium per permetterci di entrare in una sintonia più profonda coi suoi protagonisti, riportandoci a uno stato pre-verbale. Il video è infatti il mezzo con cui noi stabiliamo il contatto e partecipiamo, in particolare nel montaggio/mixage fatto live dal filmmaker. Moon si dimena, batte i piedi e urla come i protagonisti dei suoi film, li segue e si sposta su tutto il globo per presentare analogie sotterranee tra popoli nel tempo e una spiritualità comune. Il set è un viaggio immersivo e unico – ogni performance di live cinema non viene riproposta – che racconta un cinema che ha necessità della sala e del pubblico, un cinema performato, performante e performativo che si salda nel rito e nelle arti visive.

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La versione ridotta al duo fondante la band – senza Greg Fox alla batteria – occupa la sala Hertz, alta e stretta lungo il fianco del Tivoli, dove solitamente il festival presenta live di strumenti in solo o in duo, ambient e drone music. Proprio la sala è una delle protagoniste del live, facendo risaltare le minime sfumature della performance di Sam Hillmer al sassofono tenore e Patrick Higgins alla chitarra elettrica trattata e campionata in diretta, due virtuosi dello strumento per cui la tecnica è sempre e solo espressione che diventa suono. Protagonisti della scena avantgarde di New York ne ereditano il lignaggio sperimentale no wave, noise e minimalista, presentando un suono molecolare, immaginato e originale con fughe free jazz e psych in cui si fondono e si deformano contemporaneamente armonia, melodia e ritmo. La musica viene plasmata dallo spasmo, dal fiato e dal gesto artistico, oltre le frequenze udibili e i suoni percepibili, guardando a John Coltrane, Steve Reich, Roscoe Mitchell e Tatsu Aoki.

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clipping

 

Il trio di Los Angeles si presenta sul palco per saziare le grandi aspettative di seguaci e curiosi, grazie a due notevoli prove come “There Existed An Addiction To Blood” (Sub Pop, 2019) e “Visions of Bodies Being Burned” (Sub Pop, 2020), che delineano i tratti lucidi e oscuri della miscela industrial hip-hop/horrorcore della band. Il live conferma lo stato di assoluta grazia di una delle migliori formazioni hip-hop di oggi, il cui sound tuona perfettamente attraverso i potenti bassi della sala Ronda. Un flow pazzesco, in grado di macinare parole a una velocità supersonica, di rappare e cantare praticamente nella stessa frase sopra una miscela sonora elettronica compressa, perturbante e intrigante. Un’altra direzione inedita per l’hip-hop, che continua a offrire visioni per il presente con una forza prospettiva in grado di (far) percepire il futuro.

 

Rival Consoles

 

Ryan Lee West ci conduce nella notte con una poetica nitida. Solo sul palco insieme e due postazioni di strumenti elettronici, il musicista inglese conquista la platea del Ronda con un live melodico avvolgente, a tratti kraut e psichedelico, che scansa la cupezza dei tempi passati riflettendo il recente “Now Is” (Erase Tapes, 2022). Rival Consoles dal vivo suona libero e immaginifico ma anche solido e tridimensionale, più che nelle registrazioni. La performance live è coadiuvata da un light design a dominanti colorimetriche nette e intense come le sue cellule melodiche, una perfetta metafora visuale in cui la psichedelia anni 70 incontra le pareti nude dei locali techno e il rigore compositivo dell’arte astratta.

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Keeley Forsyth

La Janskerk diventa il teatro della cantautrice e attrice inglese, che si presenta in duo accompagnando la sua voce solo con pianoforte o harmonium per presentare soprattutto i brani del recente ottimo album, “Limbs” (Leaf Label, 2022). Una performance potente, drammatica, dove il volto e il gesto diventano musica. La vocalità da contralto ricca di note basse ci riporta immediatamente alla Nico della carriera solista resa emblematica da “Desertshore” (Reprise, 1970), cui si aggiunge un’espressività vocale elastica e ricca di sfumature a rievocare Jeff Buckley. Il palco/altare è attivato dalla performer in ogni angolo dove si staglia la sua sagoma imponente e fragile, che si stacca dal fondo grazie a un suggestivo light design con cui Forsyth dialoga e gioca. L’intensità è forte anche sul palco tra lei e il musicista che l’accompagnava, fino a che l'artista lascia il palco in una corsa, quasi proibita per la sacralità del luogo, intorno all'altare.

 

Horse Lords

 

Ci si perde nel flusso e nella foga delle ripetizioni, con cui i quattro di Baltimore ci avevano già intrigato quest’estate all’Off Tune Festival. Suonano tutti vicini, quasi disposti in cerchio, disegnando spirali strumentali in cui la chiave è la ripetizione ciclica di sezioni con l'introduzione di alcune variazioni. Non è math-rock anche se è suonato alla medesima velocità, non è post-rock perché evita il climax, non è jazz-rock perché ha una struttura fissata che poggia sulla riproposizione di cellule ritmiche, melodiche e armoniche. Si guarda più in altri territori, a Steve Reich ad esempio, anche nelle parti di elettronica. Coinvolgenti, precisi e puliti, se vogliamo vedere il lato positivo del panorama del rock indipendente odierno dove sono presenti le chitarre si deve guardare agli Horse Lords, in grado di coniugare estasi e ricerca.

 

Panda Bear & Sonic Boom

 

Un campionario estroso della musica degli anni 60 con melodie vocali irresistibili ci fa viaggiare nell'amore per gli anni 60 espresso in amicizia dal duo Panda Bear/Sonic Boom e concretizzatosi quest'estate, dopo tempo, con l’album “Reset” (Domino, 2022). La voce alta di Panda Bear e il timbro basso di Sonic Boom – che dal vivo si slanciano e risaltano maggioremente rispetto al disco–  e il loro universo sixties elettronico ci fanno attraversare la psichedelia, Phil Spector e Flaming Lips così come il twee pop dei Beat Happening e le esperienze artistiche dei due musicisti anche in veste, rispettivamente, di Animal Collective e Spacemen 3. Presentato in forma esclusivamente elettronica e accompagnato da visual spiritosi e lisergici, il set è uno spasso. Un inno alla musica vitale e ironico a seconda che il timone lo tenga la voce di Panda Bear o quella di Sonic Boom.

 

The Bug

 

Cosa dire ancora di The Bug? Ci aveva conquistati già quest'anno a Jazz Is Dead, ma a LGW? presenta un set ancora diverso che trae corpo e linfa dal sistema audio della sala Ronda. L’inizio è un’anticamera fosca e sensuale dove pulsano i beat che avvolgono la voce di Dis Fig, con cui il producer inglese aveva realizzato il seducente album “In Blue” (Hyperdub, 2020), si affiancano poi a The Bug gli MC Flowdan e Logan. Dubstep, industrial, dancehall. Bassi che spingono, groove profondi e ipnotici, un light design post-apocalittico in cui si scorgono solo le silhouette dei musicisti, come se ci si trovasse a una serata techno nel ventre del Tresor di Berlino. Ai confini del tempo e dei corpi.

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Foto di Maarten Mooijman, Jelmer de Haas e Tim van Veen

Setlist
Jeff Parker

Four Folks
My Ideal
Mains (Chad Taylor cover)
Super Rich Kids (Frank Ocean cover)
Ugly Beauty (Thelonious Monk cover)
Here Comes Ezra
La Jetée

Mourning [A] BLKstar

Forges
Along the Red Rim / Sun Settles
Literary Witches
192.43
Junee
Wage
Mist :: Missed
Just Cant Be
Do Over
So Young So
Hold Me
Blk Water

Notwist

They Follow Me
Stars
Exit Strategy to Myself
Kong
Where You Find Me
Ship
Into the Ice Age
Who we used to be
One With the Freaks
This Room
Puzzle
Object 11
Into Another Tune
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