27/07/2022

Patti Smith

Cavea Auditorium Parco della Musica, Roma


di Fabio Ferrara
Patti Smith

Non ha bisogno di presentazioni un’artista come Patti Smith che da quasi cinquant’anni delizia il pubblico con l’originalità, il fascino e la forza della sua musica. Si potrebbe discutere per ore per stabilire cosa sia il “carisma” ma è innegabile che la cantante americana ne risulti particolarmente dotata. Con la sua vibrante energia, nella dimensione live riesce in maniera del tutto naturale a convogliare le attenzioni del pubblico su di sé e farlo partecipare a un evento che unisce musica e idee.
È stato dunque un privilegio poter assistere alla seconda data del suo mini-tour italiano che l’ha vista esibirsi il 27 luglio nello spazio Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Il live nella Capitale, inserito nell’ambito dell’interessante cartellone di Rock In Roma, è stato preceduto da un’esibizione della rocker di Chicago nel suggestivo Teatro Grande di Pompei. Successivamente Patti Smith e la sua band si esibiranno anche al Tecnoparco di Stresa il 29 e 30 luglio, in piazza Garibaldi a Cervia il 31 luglio per poi salutare il Belpaese nella suggestiva cornice del Castello Sforzesco di Milano il 1° agosto.

 

Con assoluta nonchalance la sacerdotessa del rock si presenta al pubblico capitolino con una tazza di una bevanda calda in mano e parla del valore della gratitudine, anche per le piccole cose, come quella di potersi reincontrare finalmente dal vivo. Questo preambolo serve per introdurre “Grateful”, il primo brano di un concerto nel corso del quale la cantante propone molti dei suoi grandi successi. Non mancano neache gli omaggi agli artisti che più l’hanno influenzata come Lou Reed, Neil Young e Bob Dylan. Di quest’ultimo è una vera delizia per le orecchie la magistrale interpretazione di “The Wicked Messenger” per la quale si merita la prima standing ovation della serata. Come sempre, utilizza la sua musica per veicolare messaggi positivi e stabilire un dialogo con il pubblico. Esorta tutti noi ad avere cura della nostra amata Terra, cantando i versi ancora attualissimi di “After The Gold Rush” e a proteggere l’infanzia preservandola dalla violenza in “Boy Cried Wolf”. C’è spazio anche per degli intermezzi poetici, nei quali declama i versi di “Footnote To Howl” di Allen Ginsberg e “L’infinito” del nostro Giacomo Leopardi, di cui ha anche visitato la tomba durante il soggiorno in Campania. Per molti è stata la prima occasione di sentire i versi del poeta marchigiano recitati in inglese e, come lei stessa ha rivelato, risultano incantevoli in tutte le lingue

Naturalmente è tutt’altro che marginale l’accompagnamento musicale della sua band, composta da professionisti di assoluto valore. La batteria è presieduta da Seb Rochford, leader della band jazz inglese Polar Bear, mentre il basso e le tastiere sono suonate da Tony Shanahan, collaboratore storico della cantante di Chicago. La chitarra è invece a cura di Jackson Smith, figlio di Patti e del leggendario chitarrista “Sonic”, co-autore dell’eterno cavallo di battaglia “People Have The Power” e punto di riferimento imprenscidibile per molti amanti delle sei corde (anche il nome del gruppo Sonic Youth è un omaggio al suo soprannome).
La band appare molto affiatata e la rocker concede al suo gruppo una serie di assoli durante l’esecuzione di “Beneath The Southern Cross”, nella parte centrale del concerto. L’interpretazione della canzone, tratta dall’album “Gone Again” dedicato proprio al padre di Jackson, è probabilmente uno dei punti più intensi della performance della Patti Smith Band. I virtuosismi dei musicisti, il magnetismo della vocalist che declama parole di libertà, il pubblico ormai tutto in piedi a ridosso del palco in una sorta di partecipazione collettiva concorrono a creare uno dei momenti più emblematici e indimenticabili di questa calda serata romana.

 

La parte finale del concerto è dedicata alle immancabili “Pissing In A River”, “Because The Night”, “Gloria” e “People Have The Power” che vengono salutate da boati e battiti di mani incessanti. Prima di accomiatarsi, Smith ricorda agli astanti di avere cura di loro stessi e di bere molta acqua. Decisamente, non il tipo di messaggio che ci si aspetta di sentire al termine di un concerto rock. Ma è bastato per strappare un sorriso che non è più andato via.



Setlist
Grateful
Redondo Beach
Footnote To Howl (poesia di Allen Ginsberg)
My Blakean Year
The Wicked Messenger (cover di Bob Dylan)
Nine
Dancing Barefoot
Beneath The Southern Cross
Walk On The Wild Side (cover di Lou Reed)
Boy Cried Wolf
After The Gold Rush (cover di Neil Young)
L'Infinito (poesia di Giacomo Leopardi)
Pissing In A River
Because The Night
Gloria
People Have The Power
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