04/11/2022

The Lounge Society

Covo Club, Bologna


di Martina Vetrugno
The Lounge Society

Quando metti piede al Covo Club, ti senti subito a casa. Quella del Casalone è una piccola e consolidata realtà bolognese da cui sono passati una serie infinita di ottimi nomi agli esordi, come Franz Ferdinand, The Amazons, IdlesShame e Libertines, per i quali ha simboleggiato un vero e proprio trampolino di lancio in Italia. Nel caso dei giovanissimi The Lounge Society si tratta della data zero italiana, seguita da quella all’Arci Bellezza a Milano la sera successiva, dove il gruppo ha portato “Tired Of Liberty”, valida opera tra art-punk, atmosfere dance, e post-punk odierno, condita da una buona dose di ironia e sagacia a livello testuale.

 

Il compito di rompere il ghiaccio, a quasi un’ora dall’apertura del locale, spetta al rock psichedelico carico e selvaggio dei Big Mountain County, gruppo romano reduce da un tour europeo con cui ha presentato al pubblico il nuovo Ep “Klaus”. Grazie a poco più di una manciata di brani, tra cui spiccano gli ipnotici riff delle chitarre liquide di “The Klaus Crossing”, i ritmi di “Where Are You?”, il viaggio psych di “Somewhere Else” e le progressioni più bluesy di “What Do You Think?”, il simpatico e dinamico quintetto riesce a scaldare la sala inizialmente un po' troppo tiepida.

I Lounge Society si presentano in scena poco prima di mezzanotte, carburando con un’introduzione strumentale in crescendo, per poi sciorinare una dozzina di pezzi appartenenti al debut e al fortunato Ep “Silk For The Starving”. Quasi sicuramente ispirato dalla figura di un grande mattatore come David Byrne, Cameron Davey litiga con capelli, microfono e basso a più riprese, catalizzando su di sé tutta l’attenzione del pubblico, e dimostrando un’ottima energia e presenza sul palco durante l’esibizione.
La prima parte del live vanta indubbiamente i momenti migliori con il trittico azzeccatissimo “Cain's Heresy”, “People Are Scary” e “Blood Money”, che pone in risalto il grande affiatamento del gruppo, dove fanno bella mostra di sé le prestazioni del batterista Archie Dewis, e appaiono perfettamente sincronizzati, e un po’ più calmi e pacati (si fa per dire) rispetto al frontman, i chitarristi Hani Paskin-Hussain e Herbie May.

 

Proseguono sulla linea dettata dall’apertura le esplosive parti strumentali di “Remains”, la recita byrniana “Last Breath”, spingendo sull'acceleratore in “No Driver”, per poi rallentare con la corale “Upheaval”, più ruvida e agrodolce nella sua versione dal vivo.
La band giunge al rush finale con i synth bistrattati di “Beneath The Screen”, peccando di una lieve ripetitività con la chiassosa e schizofrenica “Valley Bottom Fever” e i ritmi funky di “Burn The Heather”, a seguito delle quali si ritaglia un po’ di respiro, abbozzando un interludio strumentale e ringraziando il pubblico per l’accoglienza, prima del cavallo di battaglia “Generation Game”, gioco al massacro della società odierna.

 

Alla stregua dei numerosi gruppi appartenenti all'attuale panorama art-punk e post-punk, il progetto dei The Lounge Society presenta già una buona maturità sulla carta e su disco, ma è ancora comprensibilmente un po' acerbo sul palcoscenico, data la giovane età dei componenti. Ricevono perciò conferma le impressioni emerse dopo l’ascolto di “Tired Of Liberty”, ovvero quelle di essere di fronte a un quartetto di teenager molto promettenti, da tenere sotto osservazione per il futuro, in attesa di una svolta leggermente più identitaria in materia di sonorità e una maggiore confidenza in ambito live.

Setlist

Intro
Cain's Heresy
People Are Scary
Blood Money
Remains
Last Breath
No Driver
Upheaval
Beneath The Screen
Valley Bottom Fever
Burn The Heather
Generation Game

The Lounge Society su OndaRock
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