10/04/2024

24 Grana

Largo Venue, Roma


Napoli, anno 1995. Francesco, Renato e Armando sono tre scugnizzi che danzano nel fermento sociale e culturale legato ai movimenti di occupazione nei centri Loska e Officina 99. Hanno una band dal nome curioso, Surrey Iron Railway, che trova le prime radici nelle posse, nel dub che dal sole giamaicano arriva nella città riscattata calcisticamente dal genio di Diego Armando Maradona. Ci vuole però un nome più evocativo per i Surrey Iron Railway, qualcosa che richiami la città e soprattutto una tradizione. Umile, povera, come la moneta del tempo di Ferdinando I: 24 Grana. Arriva un quarto scugnizzo, Giuseppe, che suona la chitarra e vuole completare con gli altri guagliun un suono tribale, viscerale, che viene dal vascio per guardare a Bristol. Quasi trent’anni dopo, uno dei gruppi più originali e sinceri nel panorama dell’alternative-rock italiano torna a sudare e divertirsi sulla riva di Via Prenestina, a Roma. Sul palco di Largo Venue, con il ritorno del bassista Armando che ormai vive a Londra, nella formazione originale spezzata nel 2013 dopo l’addio di Francesco.

Intorno alle 21.50, mentre la sala si riempie improvvisamente dopo cicche e birre consumate all’esterno, i 24 Grana tornano a Roma dopo la data di Isernia, prima che Armando torni a Londra. Quasi una serata esclusiva, per un concerto in cui il contatto con il pubblico è più importante di tutto il resto, dove è fondamentale ritrovare il piacere di suonare insieme su un palco. L’inizio è da brividi, ripescando subito quel concept-album con la K da cui viene estratta l’agrodolce “Piccola Kanzone per K”, dalle tessiture elettroniche che si sviluppano in un alt-rock malinconico quanto intenso. "Na bella storia nun po' ferni'", canta un ritrovato Francesco, mentre la band gira immediatamente a meraviglia grazie anche all’ottimo lavoro della crew in console audio.
Non è una scaletta per ritardatari, perché si torna ai sussulti militanti con "Kanzoneanarkika" prima di sterzare con la manovra reggae di “Nun Me Movo Mai” guidata dal basso imponente, dal capolavoro “Metaversus” che ha fuso in maniera impeccabile le diverse anime soniche del gruppo campano. L’ipnotico dialogo tra chitarra ed effetti elettronici apre “La Costanza”, che si snoda suadente ed elegante tra dub e indie-rock su stralci orchestrali. Francesco si ferma a sistemare la sua chitarra, mentre qualcuno tra il pubblico gli chiede di salutare amici collegati via smartphone. Tanti saluti, tanto caldo, ma una grande presa bene per il frontman napoletano.

Il concerto riprende con la struggente “E Kose Ka Spakkano”, con la chitarra a ricamare dissonanze loureediane sul formato ballad. E’ un momento ad alta intensità emotiva, arricchito dalla meravigliosa apertura melodica “Orso”, scritta per la compilation "Her Dem Amade Me - Siamo sempre pronte, siamo sempre pronti" e dedicata all’anarchico e antifascista Lorenzo Orsetti. Il sound country-folk cede il passo al tempo di un valzer partenopeo con “L’alba”, prima del pianoforte liturgico che apre “Kevlar”, liricamente uno dei punti più alti del bellissimo “K-album”.
I 24 Grana vogliono bene al proprio pubblico, regalando una carrellata di brani ormai storici per l’evoluzione del gruppo. “Carcere” viene ripresa con un arrangiamento sublime da tammurriata nera, seguita a ruota dallo slowcore “Le abitudini” e dall’acclamato ritmo giamaicano “Lu Cardillo”.
Le radici combat del gruppo ritrovano l’esplosivo reggae-dub “Introdub” e le fucilate chitarristiche di “Vesto sempre uguale”, immergendosi nella profondità di “Resto acciso” su un ritmo noise sinistro. Dalla cupezza sonica emerge l’arioso ritornello pop-rock di “Canto pe’ nun suffrì”, abbinata al delicato stornello “Accireme”.
Francesco annuncia dal palco l’ultimo pezzo in scaletta, idealmente presentato dallo scugnizzo Armando che sta per tornare a Londra, mentre tra il pubblico si aggira quasi mistico un sosia di K'varatskhelia. L’intro e il cantato da ambulante di “Nel metaverso” fanno esplodere i presenti, su quel ritornello - "fosse pe'mme nnun turnasse maje cchiù" - che sembra fatto apposta proprio per il londinese.

Il gruppo saluta e scompare dal palco, mentre l’ultimo ritornello viene cantato all’unisono da gran parte del pubblico. “Vi è proprio piaciuta questa!”, scherza Francesco quando i 24 Grana tornano per il bis. Si riparte con la malinconica ballad “Luntano”, estratta da quel “Ghostwriters” che ha segnato una svolta cantautoriale rallentando i ritmi nel 2008. "Chiudi ll'uocchie e nun ce pensà, turnamme a casa!", canta sfinito Francesco sui ricami indie di “Turnamme a casa”, prima di chiudere definitivamente il set con una versione scatenata di “Stai mai ccà”, che per un momento sembra davvero riportare i 24 Grana alle posse, ai movimenti di occupazione, al cuore antico e militante di Napoli.

Setlist

Piccola Kanzone Per K
Kanzoneanarkika
Nun Me Movo Mai
La Costanza
E Kose Ka Spakkano
Orso
L’Alba
Kevlar
Carcere
Le Abitudini
Lu Cardillo
Introdub
Vesto Sempre Uguale
Resto Acciso
Canto Pe’ Nun Suffrì
Accireme
Nel Metaverso

Encore

Luntano
Turnamme A Casa
Stai Mai Ccà

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