01/07/2024

Libertines

Villa Ada, Roma


Le nuvole sopra Villa Ada promettevano pioggia e a tratti qualche goccia sporadica sembrava preannunciare l’inizio di un temporale estivo. Eppure, nella suggestiva cornice della villa capitolina, il tempo è rimasto stabile. Non per questo, però, gli intrepidi ascoltatori sono tornati a casa asciutti al termine del concerto dei Libertines. Tra il pubblico, infatti, pioveva incessantemente: docce di birra lanciate dagli entusiasti pogatori e gadget di vario genere offerti generosamente dalla band stessa. Non si trattava dei soliti plettri, ma di oggetti da collezione, come l'armonica suonata da Pete Doherty in “Can’t Stand Me Now”e persino i supporti per microfono, che fortunatamente il diligente staff ha prontamente recuperato.

Il ritorno a Roma del gruppo indie-rock ha mostrato i componenti della band in buona forma, con l’esecuzione di una perfetta combinazione fra nuovo materiale e classici dei primi tempi. Pete Doherty e compagni iniziano con una potente apertura, eseguendo brani molto amati come "Up The Bracket" e “Vertigo” e per la prima parte del concerto si concentrano maggiormente sulla performance senza dialogare molto con il pubblico. La sezione ritmica è impeccabile. John Hassall al basso, in posa statuaria e con giacca sgargiante, mantiene sempre il punto, mentre Gary Powell alla batteria colpisce duro, assicurando un ritmo sempre alto. “Carlitos” Barât si dimostra un dinamico frontman, dividendosi tra voce e intrattenimento della platea, brillando particolarmente durante canzoni come “Shiver”, in cui suona la tastiera.

La tensione che un tempo caratterizzava i rapporti tra i due vocalist sembra oramai un lontano ricordo lontano. Doherty e Barât, infatti, sembrano aver lasciato definitivamente alle spalle accuse e denunce, apparendo spesso vicini mentre cantano insieme usando lo stesso microfono. Neanche a dirlo, è sempre Pete il personaggio più controverso della serata, con la sua performance caotica e goliardica. Il frontman inizia a dare spettacolo anche prima del concerto, mostrandosi a ballare ai lati del palco durante l’esibizione del gruppo spalla, The Lira. Durante il concerto, le sue inconsistenze vocali e le sue buffonate sul palco, come il lancio dei supporti per microfono e il cantare senza accorgersene “Songs They Never Play On The Radio” con il microfono non funzionante (perché appena distrutto), non scalfiscono minimamente il sostegno incondizionato che il pubblico gli tributa.

La parte finale del concerto è la più coinvolgente, e dopo oltre un'ora di spettacolo, i Libertines si congedano per qualche minuto al termine di "Time For Heroes" per poi tornare sul palco ancor più carichi. La preannunciata pioggia inizia a cadere con tempismo perfetto durante "Don't Look Back Into the Sun". "The Good Old Days" viene introdotta da un sontuoso e prolungato assolo di batteria, mentre "What A Waster", tratta dal loro fortunato album di debutto, viene cantata all'unisono da tutti i presenti.
La connessione tra i Libertines e il proprio pubblico è la parte più affascinante dei loro concerti. È come se la loro musica raggiungesse il massimo potenziale soltanto nel contesto della dimensione live. Non c’è alcuna pretesa di virtuosismo o innovazione nella loro attuale proposta. L’obiettivo è semplicemente quello di offrire una serata di sano rock'n'roll tra amici. Di questi tempi, non è affatto poco.



Setlist

Up The Bracket
Vertigo
Run Run Run
Night Of The Hunter
What Became Of The Likely Lads
Shiver
What Katie Did
Merry Old England
Last Post On The Bugle
Death On The Stairs
Music When The Lights Go Out
Horrorshow
Heart Of The Matter
Can't Stand Me Now
Time For Heroes
Gunga Din
Good Old Days
Songs They Never Play On The Radio
What A Waster
Don't Look Back Into The Sun

Libertines su Ondarock

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