13/04/2024

Yard Act

Locomotiv Club, Bologna


L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia?
A questo: serve per continuare a camminare.
(Eduardo Galeano)

È un bollente sabato di metà aprile che regala il primo assaggio della simpaticissima canicola estiva, appiccicaticcia e sudata in quel di Bologna, quello che attende gli affezionati avventori del Locomotiv Club per la prima delle due date italiane, rigorosamente sold-out, degli Yard Act. Le prime e fino a quel momento uniche visite nel nostro paese da parte della formazione di Leeds risalivano al 2022, in occasione di Ypsigrock e Todays, per presentare il fortunato debutto “The Overload”, pubblicato all’inizio dello stesso anno. Questa volta il gruppo, guidato da James Smith e completato dal bassista Ryan Needham, il chitarrista Sam Shipstone e Jay Russell alla batteria, ha scelto l’atmosfera dei club per ballare e scatenarsi sui ritmi di “Where’s My Utopia?”, con un organico ampliato dalla presenza del tastierista Chris Duffin e dalle performer Lauren Fitzpatrick e Daisy J.T. Smith, per un totale di ben sette elementi e un palco colmo all’inverosimile.

Il sipario si alza su un massiccio stereo in stile Eighties situato su un sostegno, nel quale l’opener Murkage Dave inserisce una cassettina con le sue basi predefinite; lo stile della performance richiama Billy Nomates e Sleaford Mods, dove a contare maggiormente sono voce, testi e ottima presenza in scena, tutti punti ampiamente curati in maniera soddisfacente. L’artista conquista subito il pubblico presente con il suo appeal tra neo-soul, Uk-garage e alt-pop, sfoderando nove pezzi tra i quali spiccano le arie r&b e soul di “King Of First World Problems”, il valido remix in versione atmosferica di “World I Want To Live In”, il monito sul flow di “Please Don’t Move To London It’s A Trap”, la concitata “Bad Advice”, e l’autobiografica (e celebrativa) “Murkage Dave Changed My Life”.

L’atteso settetto si schiera sul palco in perfetto orario, aprendo le danze con le ritmiche incalzanti di una più grintosa e ruvida “An Illusion”, per poi ingranare con gli stream of consciousness e i guitar-riff carichi di “Dead Horse”, e le vibes tra dance-punk e nu-rave di “When The Laughter Stops”, eseguita a tre voci da James, Daisy e Lauren, protagonisti inoltre di alcuni siparietti divertenti in corso d’opera. “Grifter's Grief” assume contorni più taglienti e meno disco rispetto alla versione in studio, continuando con il sarcasmo avvolto dalle note tra Talking Heads e Happy Mondays di “Pour Another”, le saettate fuori controllo di “Fizzy Fish” e la batteria dominante di “We Make Hits”. Tra un balzo e l’altro, i Nostri sono ormai una maschera di sudore, e riprendono fiato con un piccolo intermezzo buffo, che vede l’entrata in scena di una ruota della fortuna; si ringrazia a tal proposito il tocco magico dello spettatore estratto a sorte da James per girarla, decretando l’esecuzione di “Dark Days”, uno dei migliori pezzi mai realizzati dal gruppo britannico e incluso nell’omonimo Ep d’esordio.

La band prosegue con le sferzate elettriche e “garagistiche” della più breve e micidiale “Witness (Can I Get A?)”, anticamera di “Down By The Stream”, i cui giri di basso e andamento, come rivelato post-concerto a un fan accanito dallo stesso Needham, traggono ispirazione dall’operato dei Public Enemy. La chiusura del set principale è affidata a un poker d’assi con la coinvolgente “Dream Job”, le parole scandite alla velocità della luce su “Payday” e l’attesissima e scatenata “The Overload”, due delle poche tracce in cui il pubblico tenta di tenere testa allo sprechgesang serrato del cantante, almeno per gridare il ritornello a squarciagola, e il mood funk di “A Vineyard For The North”.
Il canonico ritorno in scena per il bis è dedicato alla bassline di “100% Endurance”, agganciata alla più folle “The Trench Coat Museum”, eseguita insieme a Murkage Dave, tra cappotti a pois, buffe acrobazie sul palco e gli ultimi salti scatenati.
Energia è la parola chiave in riferimento ai live della spumeggiante band di Leeds, perché con James Smith mattatore indiscusso alla guida dell’allegra brigata (di) Yard Act(ors), lo spettacolo impossibile da dimenticare è servito.

Setlist

An Illusion
Dead Horse
When The Laughter Stops
Grifter's Grief
Pour Another
Fizzy Fish
We Make Hits
Dark Days (Choose by a fan with a wheel of fortune)
Witness (Can I Get A?)
Down By The Stream
Dream Job
Payday
The Overload
A Vineyard For The North

Encore

100% Endurance
The Trench Coat Museum (with Murkage Dave)

Yard Act su Ondarock

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