24/06/2025

Antonella Ruggiero

MAXXI, Roma


Ci sono almeno un milione di motivi validi se Antonella Ruggiero è considerata all'unanimità, sin dagli esordi, una delle voci femminili in assoluto più dotate e versatili del nostro patrimonio culturale. Sarebbe impossibile abbozzare a memoria un elenco di tali ragioni, ma per fortuna a volte bastano una voce, una fisarmonica e un'oretta e un quarto di canzoni per ricordarcele tutte, a una a una, nella loro epocale importanza, come accaduto lo scorso 24 giugno a Roma nella piazza del MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo. Magia dell'estate e merito di un'artista curiosa e in perenne evoluzione, che dopo aver terminato nel 1989 la propria avventura nei Matia Bazar, ha intrapreso un percorso solista altrettanto rilevante, che l'ha portata a esplorare il pianeta in lungo e in largo, soprattutto l'India, alla ricerca di sperimentazioni sonore inedite. Col passare degli anni il suo repertorio, già di per sé estremamente variegato, si è poi ulteriormente arricchito di influenze orientali e ritmi dell'America Latina, così da consentirle di spaziare tra hit parade e musica sacra, tango e lieder ebraici, jazz e lirica. La cantante ligure ha deciso ora di riepilogarne le pagine migliori in un accattivante recital per solo voce e fisarmonica, come ribadisce appunto il titolo dell'evento stampato sulla locandina. Ad accompagnarla, con il suddetto strumento, c'è l'esperto Renzo Ruggieri, insegnante e compositore di fama internazionale, che vanta più di duemila concerti tra Europa, Stati Uniti, Cina, Russia e Brasile, oltre a innumerevoli produzioni al fianco di musicisti del calibro di Sergio Caputo, Tullio De Piscopo, Nicola Piovani, Gino Paoli, Enrico Rava, Morgan e Ron, giusto per citarne alcuni, ma la lista sarebbe ancora lunghissima.

Tornando a noi, quando i circa trecento spettatori accorsi qui hanno occupato ormai quasi tutti seggiolini, siamo pronti per gustarci l'inizio dello spettacolo. La serata, inserita nell'ambito della rassegna “Un'Estate al MAXXI”, è introdotta da Paolo Damiani, violoncellista e contrabbassista romano che fa gli onori di casa e con un breve discorso presenta al pubblico la strana coppia, che si era incontrata per la prima volta in occasione di “Souvenir d'Italie”, album live del 2007 che si proponeva di ripercorrere in chiave jazzistica i brani della tradizione nostrana a cavallo delle due guerre, tra 1915 e 1945, come ad esempio “Valzer della povera gente”, “Mattinata fiorentina”, “Il pinguino innamorato” e “Parlami d'amore Mariù”. Ed è proprio citando quel travagliato periodo storico che Antonella Ruggiero oggi sceglie di ripartire: alle 21,10 fa il suo ingresso sul palco e attacca significativamente con “Tu, musica divina”, che era stata scritta da Alfredo Bracchi e Giovanni D'Anzi e portata alla notorietà nel 1940 dal divo della radio Alberto Rabagliati. “Echi d'infinito”, più recente, attinge invece dal catalogo pop ed è firmata da Mario Venuti e Kaballà: nel 2005 si classificò terza al Festival di Sanremo, laddove la splendida “Amore lontanissimo” - tratta dal suo bestsellerRegistrazioni moderne” - nel 1998 si era spinta ancor più in alto, sino alla seconda posizione della kermesse, dietro alla vincitrice di quell'edizione, Annalisa Minetti.

Lo scenario esterno a disposizione dell'edificio, sobrio ed essenziale, si presta bene al format teatrale e il risultato è diretto e confidenziale, meno male che c'è pure un piacevole venticello a rinfrescare l'aria. Sino ad ora, per un gioco di orecchio e volumi, è l'arrangiamento a rubare l'attenzione, poi si capovolgono le gerarchie e da qui in avanti sarà la voce a farla da padrona: l'età non ne ha ridotto di un centimetro la proverbiale estensione, come avremo ripetutamente modo di ammirare a cominciare da “Kyrie Eleison”, che è una rivisitazione, in spirito tribale, della “Missa Luba” (opera del frate francescano belga Guido Haazen) adattata allo stile tipico della Repubblica Democratica del Congo. Alla fisarmonica si aggiungono ora, gradita parentesi ad hoc, delle percussioni, battute energicamente dalla cantante che ha sempre avuto un occhio di riguardo per le problematiche del continente africano, come testimonia il continuo impegno in iniziative di beneficenza nelle quali si è prodigata nel corso degli anni. Nella sofisticata e applauditissima “Per un'ora d'amore”, uno dei brani più attesi, risfodera invece con nonchalance l'armonica a bocca e la mente vaga nostalgica tra lieti ricordi: si può definire infatti una sua antica passione, dato che - i fan più attenti lo avranno certamente notato - l'aveva usata già nel 1974 sul suo primissimo singolo di debutto solista “La strada del perdono/Io Matia”.

Si procede senza soste con una prestigiosa sequenza di omaggi, interpretati in tonalità differenti ma tutti ugualmente sentiti: divertentissimo quello a Tata Giacobetti e Gorni Kramer con “Crapa Pelada” (è una filastrocca del 1936 in dialetto milanese), sensuale e caldo quello a Cesaria Evora con la morna “Linda Mimosa”, nel linguaggio espressivo di Capo Verde, più toccante quello alla sua Genova e a Fabrizio De André con l'indimenticabile “La canzone dell'amore perduto”, ridipinta alla perfezione dall'impeccabile fisarmonica di Renzo Ruggieri, che a questo punto approfitta di un piccolo break per deliziare la platea con un pregevole assolo strumentale.
Il gran finale ci regala tre perle luminose capaci di addolcire ogni palato, ciascuna nel suo genere, senza le quali nessuno se ne sarebbe mai potuto andare via da qui completamente soddisfatto. La prima è “Ti sento”, il cui ritornello si libra nel cielo come un usignolo fuori dalla gabbia: nel 1985 riscosse un enorme successo anche sul mercato estero in virtù della sbalorditiva tecnica vocale utilizzata, perciò il pubblico, finora compostissimo, istintivamente salta in piedi salvo riaccomodarsi subito in ossequio alle norme imposte dalla location. Poi arriva la celeberrima “Vacanze Romane”, tratta dall'album dei Matia BazarTango”, che ancora oggi viene ritenuto, a buon diritto, una delle autentiche pietre miliari degli anni Ottanta, e infine “Cavallo Bianco”, del 1975, che è stata "una delle prime canzoni che composi 50 anni fa insieme ai ragazzi”, come ci tiene a specificare la cantante col sorriso a fior di labbra, senza però mai menzionare il nome della band o dei suoi ex-compagni. Ma in fondo è proprio questo l'omaggio più emozionante: il modo migliore per incorniciare in silenzio una serata da urlo.