Venticinque anni, volati in un lampo: pensateci. Fate mente locale sul momento della vostra vita nel quale avete per la prima volta sentito parlare dei Baustelle, oppure la prima volta nella quale vi è capitato di ascoltare una loro canzone. Sembra ieri, un soffio di vento, e ora siamo qui, insieme a loro, a celebrare le nozze d’argento di un percorso virtuoso come pochi altri in Italia in tempi recenti. Un percorso costruito da ragazzi della provincia toscana che da subito ebbero le idee molto chiare sul da farsi, musicisti in grado di fondere nel corso della propria carriera chitarre ed elettronica, orchestrazioni pretenziose e musica sfacciatamente pop, testi profondi e ritornelli killer, sacro e profano, mutando spesso volto in maniera repentina, ogni due dischi, sì, la loro è una discografia che potrebbe essere rappresentata a coppie, due album alla volta. Oggi si celebra un quarto di secolo di vita, e siamo in tanti a voler omaggiare la ricorrenza, l’occasione per incontrare vecchi amici che non vedevamo da tempo, perché tutti sentiamo che è importante essere qui, perché quello di questa sera non è un semplice concerto.
Si tratta di un atto quasi unico: i Baustelle non amano troppo le autocelebrazioni (anche se ne hanno fatte in passato, ad esempio per i dieci anni del “Sussidiario illustrato della giovinezza”, il loro esordio), e hanno deciso di riunire i propri fan per due sole serate-evento. La prima al Palazzo dello Sport di Roma, la seconda a una settimana di distanza, il 12 dicembre, all’Unipol Forum di Assago (Milano). La prima delle due è particolarmente sentita, anche perché c’è l’emozionante effetto sorpresa derivante dal fatto che nessuno ha idea di quale potrà essere la scaletta scelta dalla formazione di Montepulciano. Alle fine le canzoni saranno venticinque (immagino non si tratti di un numero frutto del caso…) estratte in maniera abbastanza equa da tutte le fasi della carriera, con una lieve predilezione per “Amen” (si conteranno quattro estratti a fine concerto), forse dovuta soltanto al fatto che si tratta del loro disco col maggior numero di tracce. Una scaletta pensata privilegiando le “hit” del gruppo, i brani che qualsiasi fan oggi vorrebbe ascoltare per festeggiare, i più rappresentativi, alcuni dei quali da molto tempo non venivano proposti dal vivo.
La partenza è programmatica, “I Provinciali”, come a voler ricordare le radici, seguita da “L’arte di lasciar andare”, una delle tre finestre aperte sull’album più recente, "El Galactico”. Da “Gli Spietati” a “La morte (non esiste più)” da “La canzone del riformatorio” fino a “Baudelaire”, i primi quaranta minuti di show sono adrenalina pura, un tuffo al cuore per coloro che hanno seguito con affetto i Baustelle in tutti questi anni. Un inizio tiratissimo, iper-energetico, che rende necessaria una pausa, una parentesi più intima, quattro momenti durante i quali Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini prendono ancor più il centro della scena, suonando come se fossero nel salotto di casa. Frangente inaugurato dalla quasi insostenibile drammaticità di “Alfredo” (che narra un dramma consumatosi proprio a due passi dalla Capitale) e chiuso dalla vibrante solidità campestre de “Le rane”, durante la quale rientra la backing band al completo.
Si riparte con “Pugili impazziti”, il recente singolo condiviso con Tananai, prima che Rachele ammali tutti in “Monumentale” e lasci a bocca aperta l'intero palazzetto (per l’ennesima volta) durante l’esibizione di “Nessuno”, con quella voce in grado di arrampicarsi ovunque.
“Nabucodonosor”, originariamente incisa insieme a Niccolò Contessa, dimostra di avere tutte le carte in regola per non sfigurare accanto ai classici dei Baustelle, “Il liberismo ha i giorni contati” chiude lo spettacolo prima dei tre bis conclusivi. Durante il concerto sono almeno tre i momenti da ricordare: l’attacco di “Gomma”, nel bel mezzo dei tre bis proposti, con tre chitarre spianate e un approccio rock che raramente si è percepito dai Baustelle; la coda strumentale de “Il Vangelo di Giovanni”, una meraviglia che sembra non finire mai, con Francesco Bianconi rivolto di lato mentre sul maxischermo alle spalle del gruppo campeggia la frase “L’idiozia di questi anni” (in “Baudelaire” apparirà invece la scritta “Bisogna scrivere”); la seconda parte di una completamente riarrangiata “La canzone del parco”, con un crescendo basato su stratificazioni chitarristiche che arrivano a lambire lo shoegaze.
A chiudere le due ore di spettacolo provvede quello che tuttora rimane il brano più celebre dei Baustelle, “Charlie fa surf”, logico epilogo di una setlist che dimostra la grande qualità del repertorio di un gruppo che in tutti questi anni avrebbe meritato un successo ben più grande di quello raccolto. Anche le più datate fra queste canzoni calzano ancora benissimo indosso ai Baustelle, e – come afferma lo stesso Bianconi in un intervento durante il concerto - sono ancora assolutamente sintonizzate col presente, restando specchio della nostra contemporaneità.
Francesco, Rachele e Claudio sono accompagnati da una backing band che contribuisce ad assicurare un tiro rock ai brani proposti: Lorenzo Fornabaio alle chitarre, Milo Scaglioni al basso, Alberto Bazzoli a synth, tastiere e pianoforti, Julie Ant alla batteria.
Rachele ringrazia più volte la platea, dando l’impressione di voler abbracciare uno per uno tutti i presenti; Francesco ammette come la risposta del pubblico (numeroso oltre le aspettative) generi la forza necessaria ad andare avanti per almeno altri venticinque anni. Chi ha avuto occasione di vedere i Baustelle dal vivo agli esordi ricorderà le difficoltà che il gruppo aveva a quel tempo nell’affrontare la prova del palco, difficoltà ammesse dagli stessi protagonisti negli anni successivi in diverse interviste. La band toscana con il passare del tempo è migliorata oltre qualsiasi plausibile aspettativa, tanto da poter assicurare oggi uno show fra i più vibranti in Italia. Il 12 dicembre si replica a Milano, per chiudere le celebrazioni per il venticinquennale prima del già annunciato periodo di pausa. Non perdete l’opportunità di assistere a quello che potremmo definire il concerto definitivo dei Baustelle. E lo scrivo nella speranza di essere smentito quanto prima da ulteriori prove ancor più impressionanti.
I Provinciali
L’arte di lasciar andare
Gli Spietati
Il Vangelo di Giovanni
La Morte (non esiste più)
La canzone del riformatorio
Veronica n° 2
La canzone del parco
Baudelaire
…. ….
Alfredo
Love Affair
Un romantico a Milano
Le rane
…. ….
Pugili impazziti
Spogliami
Amanda Lear
Monumentale
Nessuno
Nabucodonosor
Una storia
Contro il mondo
Il liberismo ha i giorni contati
…. ….
La guerra è finita
Gomma
Charlie fa surf