03/07/2025

CCCP

Isola del Castello, Legnano (Milano)


L’Ultima chiamata dei CCCP è andata in scena con la sua seconda tappa il 3 luglio all’Isola del Castello  di Legnano, nell’ambito del Rugby Sound Festival. L’afa di inizio estate non ha dato un attimo di tregua ma la location di ampio respiro ha reso giustizia sia ai CCCP sia ai quattromila fan (ufficiali, ma probabilmente erano molti di più) che hanno partecipato al concerto. A differenza di quanto accaduto al Carroponte di Sesto San Giovanni l’anno scorso, qui l’impianto audio è stato finalmente in grado di valorizzare il muro del suono messo in piedi dalla band in versione allargata: come nel tour del 2024, ad accompagnare Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici e Danilo Fatur, ci sono Luca Rossi al basso, Simone Filippi alla batteria, Ezio Bonicelli al violino e chitarra (tutti membri degli Üstmamò), Simone Beneventi e Gabriele Genta alle percussioni.
Se ci deve essere un’ultima chiamata, come è nelle intenzioni dei CCCP, non si tratta certo di un commiato in tono minore: non c’è tempo per versare lacrime in uno spettacolo di oltre due ore di musica e parole in cui i nostri si raccontano con grinta, dagli esordi di “Ortodossia” fino a “Epica, etica, etnica, pathos”.

La struttura del concerto, nei contenuti e nella messa in scena, è sostanzialmente la stessa del tour del 2024, con alcune interessanti variazioni in scaletta. Si parte subito con due “new entry”: “Sexy soviet” e “A ja ljublju SSSR”. Il blues di apertura, qui declamato da Annarella, risale addirittura a una registrazione “garibaldina” del 1983 e unisce due concetti quanto mai lontani- sexy e soviet-, come solo i CCCP sapevano fare, vedi “Islam Punk”; e la sensazione di vivere in un’Europa inutile serpeggia sotterranea e non riaffiora. L’avevano già previsto in quella palestra dell’Arci, nel 1983. “A ja ljublju SSSR” è l’inno dell’Unione Sovietica graffiato dalla chitarra di Zamboni, con Annarella che marcia implacabile nel suo completo da funzionaria della Ddr; chi ha visto il documentario “Kissing Gorbaciov” non può a questo punto non ripensare ai CCCP nella loro esibizione surreale a Mosca nella tournée del 1989, quando i soldati dell’Armata Rossa si alzarono tutti in piedi davanti alla band, in un grottesco corto circuito di ruoli e intenzioni. Era troppo, e fu la volta che decisero di sciogliersi.

Le esibizioni dei CCCP vanno guardate, e, se le guardi con raziocinio, i membri del gruppo sembrano totalmente scollegati tra loro: questo è il loro bello, il mondo è incoerente e loro se ne fanno carico, mettendo in scena una sorta di teatro dell’assurdo, tanto più assurdo e maturo ora che hanno un bagaglio di esperienze di 40 anni di carriera. A partire da Danilo Fatur, che muove il suo corpo seminudo e appesantito come una macchina inutile futurista a un ritmo per noi imperscrutabile, brandendo oggetti familiari eppure mostruosi; Annarella, perfetta e bella più che mai nei suoi abiti grigi della Ddr, nelle mise da Madonna, da monaca e da rasdura con la borsetta, mentre sparge garofani rossi vestita con la bandiera italiana o si muove isterica mentre Ferretti incita: “Produci consuma crepa”.  Annarella che balla con il casco in testa insieme a Fatur sulle note di “Noia” è la cosa più ipnotica e anni 80 che si sia mai vista!
Ferretti, vestito da metalmeccanico, quasi immobile, canta in modo impeccabile e spara frasi taglienti: è stato notato che quest’anno canta di meno, a volte canta un’ottava sotto e declama più dell’anno scorso. In questo modo, in “Io sto bene”, “Radio Kabul” e “Emilia paranoica”, riesce a valorizzare il calore e le sfumature della voce e a trovare la sua misura senza diventare mai sguaiato.
La vera piacevole sorpresa è Massimo Zamboni: sempre composto, da gentiluomo punk qual è, ma scatenato: l’impianto audio valorizza la sua chitarra grattugiata in “CCCP” e “Valium Tavor Serenase”, ma anche gli arrangiamenti sontuosi di “Emilia paranoica”, in cui si possono sentire “Kashmir” dei Led Zeppelin, la chitarra reggae di “And The Radio Plays”, i riff di “Punk Islam”. E poi c’è la dolcissima “Annarella”. Peccato che Zamboni quest’anno non canti più la cover dei D.A.F., “Kebab träume”, ma l’atmosfera berlinese è ben presente nella splendida “Allarme”, in cui il tango e la chitarra rock si fondono: questa versione riprende la potente versione dal vivo eseguita con i CSI negli anni 90, il pubblico lo sa e canta di conseguenza.

Il pubblico, per l’appunto: sa tutto, canta, si infiamma, molti ragazzi si sono studiati i testi forse più degli over 50… ma pogano tutti indistintamente, giovani e meno giovani: quando parte “Punk Islam”, quei quattromila si dilatano come un’onda, che cresce su “Curami”, “Spara Jurij” e “Io sto bene”, quasi commovente nella capacità di esprimere un malessere profondo indipendentemente dall’età e dall’appartenenza sociale. La loro musica non è invecchiata perché è fuori dal tempo, è sempre stata ironica, accattivante, con quel suo modo straniante di smontare e mettere assieme valzer, punk, reggae e danze orientali e di ripetere mantra dai quali una volta che ce li hai in testa non ti liberi più per tutta la vita.
Per i CCCP il disagio è nella condizione umana ma viene soprattutto dall’incapacità di capire il tempo presente: le ideologie e gli imperi sono ormai crollati da 40 anni, e la linea non c’era neppure allora… Ciò che resta di queste rovine è la guerra: non ci sono contestazioni sull’attualità da parte del pubblico, non eseguono “Palestina” (peccato!) ma la cruda “Guerra e pace” fotografa un meccanismo sempre identico a se stesso, alternando valzer e cupi riff di chitarra: “E noi che siamo esseri liberi/ Un ciclo siamo macellati e un ciclo siamo macellai/ un ciclo riempiamo gli arsenali/ e un ciclo riempiamo i granai”.
Poi in scaletta ci sono anche “Libera me domine”, “Madre” e la splendida “Radio Kabul”, sontuosa negli arrangiamenti con chitarre, violino e percussioni tanto quanto lo è “Emilia paranoica”. Mentre Annarella come una statua appare in burqa e poi si esibisce in un’ossessiva danza orientale, Ferretti attualizza il testo della canzone non solo citando i russi del Donbass e gli armeni del Nagorno-Karabakh, ma aggiungendo una considerazione più generale: “La storia si riarma/ sanguina la geografia/ Zone di influenze/ zone di interesse/ zone di intervento/ Guerra guerra guerra online mondovisione/ pornografia domestica ultima frontiera dell’emancipazione”.

All’ultimo album dei CCCP del 1990, “Epica, Etica, Etnica, Pathos”, appartengono “Maciste contro tutti”, “Annarella” e “Amandoti”. Qui c’è tutto lo sporco degli anni 90 con tutta la tecnica degli anni 70: Fatur tortura il suo totem sui ritmi irrazionali della canzone-fiume “Maciste contro tutti”, mentre “Annarella” e “Amandoti”, presenti in scaletta nella parte finale del concerto, fanno commuovere il pubblico… E un po’ si commuovono anche loro. Qualcuno grida un accorato “Non ve ne andate!”. E la risposta, implacabile, la dà Ferretti: “Quando il mondo era giovane, gli uomini sembravano non temere nulla, se non che il cielo cadesse, l’ira degli dei, la punizione divina. Il nostro mondo è vecchio, ossessionato, quante paure lo attanagliano. Tutto si sta riposizionando e va di fretta: la geografia, i suoi confini, la storia, le sue pretese, le sue illusioni. Nuove esperienze, nuovi interessi, nuovi saperi, nuove economie, nuove ricchezze, nuovi poteri. Mai stata facile la verità, mai garantibile la libertà”.
I CCCP sono stati una terapia, con i loro folli spettacoli. Qualcuno ha detto che sono stati i nostri Clash, i nostri Einstürzende Neubauten... E sapere che questa è l’ultima chiamata non può che farci richiedere un’ultima gioiosa cura. Sulle note di “Amandoti”, Annarella leva un cartello con il conto alla rovescia: -5. Non è ancora finita! Prossima tappa: 8 luglio, ex-Base Nato di Napoli.

Setlist

B.B.BAja ljubljiu SSSR
Rozzemilia
Tu menti
Per me lo so
Morire
Stati di agitazione
Libera me Domine
Madre
MACISTE contro TUTTI
(Intro Reclame)
Oh! Battagliero
Valium Tavor Serenase
Trafitto
Radio Kabul
Punk Islam
And the Radio Plays
Guerra e pace
C.C.C.P.
Curami
Emilia paranoica
Bang Bang (My Baby Shot Me Down) (Cher cover)
Spara Jurij
Vota Fatur
Reclame
Annarella
Mi ami?
Io sto bene
Allarme
Noia

Encore

Reclame
Amandoti

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