Si chiude con un trionfo di chitarre l’edizione 2025 del Rock In Roma, una rassegna oramai proiettata verso molteplici direzioni stilistiche ma che riserva sempre adeguato spazio alla propria mission originale. Sono gli Smashing Pumpkins a fungere da epilogo all’ennesima annata trionfale del Festival capitolino, una delle band che ha contribuito in maniera determinante a definire il suono del rock alternativo degli anni Novanta e che oggi non vive certo di ricordi, continuando a pubblicare in maniera costante nuovi album che, pur non essendo paragonabili ai capolavori dei primi tempi, restano comunque progetti interessanti, come dimostrano le quattro tracce questa sera suonate in rappresentanza di “Aghori Mhori Mei”.
Ma il più recente disco del gruppo di Chicago non rappresenta l’unico tema portante di questo tour europeo appena iniziato: c’è anche da festeggiare il trentennale dell’opera più popolare degli Smashing Pumpkins, “Mellon Collie And Infinite Sadness”, dal quale questa sera – e non è certo un caso - vengono proposte ben nove tracce.
La band guidata da Billy Corgan si presenta in gran forma all’appuntamento romano, seconda data italiana dopo il passaggio milanese di due giorni prima. Accanto a Corgan, gran maestro di cerimonie nella sua lunga tunica nera, ci sono sempre due storici compagni di cordata, James Iha alle chitarre e Jimmy Chamberlin alla batteria, più Kiki Wong terza chitarra e Jack Bates al basso.
Un concerto molto potente, sin dalle primissime battute, con in scaletta diversi ripescaggi tutt’altro che scontati, come “Jellybelly”, “Where Boys Fear To Tread” e “Bodies” da “Mellon Collie” (le ultime due sono quelle che aprivano il secondo disco), oppure come l’iniziale “Glass’ Theme” e la morbida “If There Is A Good”, entrambe riprese dall’oggetto di culto “Machina II: The Friends And Enemies Of Modern Music”, eseguite perché (e qui sta il terzo motivo che giustifica questo tour) in agosto verrà immessa sul mercato la reissue dei due capitoli di “Machina”, con il secondo che finalmente verrà distribuito in maniera ufficiale (al momento non esiste sulle piattaforme in streaming e resta reperibile soltanto su YouTube).
Non mancano gli acclamatissimi superclassici, anzi, ci sono praticamente tutti, da “Today” a “Bullet With Butterfly Wings”, da “Disarm” a “Tonight, Tonight”, da “Ava Adore” a “Zero”. “Heavy Metal Machine” è uno schiacciasassi, “Mayonaise” un tuffo al cuore che ci centrifuga per qualche minuto indietro nel tempo, “Cherub Rock” è la solidità, “Porcelina Of The Vast Ocean” l’incontro con la psichedelia, con magistrale assolo di chitarra, “Take My Breath Away” la cover che suona incomprensibile ai fan, forse semplicemente un attimo di ironia voluto da Corgan.
Il set si chiude dopo quasi due ore con il fuoco di “The Everlasting Gaze”, con incluso un doveroso breve omaggio ai Black Sabbath.
Uno show che mostra una formazione vera, coerente, viva, affiatata, a tratti ancor più che negli anni Novanta, quando gli Smashing Pumpkins erano una delle band da vedere, grintosa e carismatica, certo, ma costantemente dilaniata da droghe e scazzi, che presto avrebbero condotto alla disintegrazione del progetto originario. Oggi però sono ancora qui, con Corgan che a fine concerto resta da solo sul palco a raccogliere gli ultimi applausi, lasciandosi fotografare dai fan mentre assume pose plastiche. Il resto del gruppo gli lascia la scena, continuando a sentirsi poco più che una backing band, orgogliosa di accompagnarlo. Tutto oggi sembra funzionare alla perfezione, consapevoli sia del proprio presente che del proprio passato, della propria storia, e di cosa - insieme - continuano a rappresentare.
(Foto: Chiara Lucarelli)