15/11/2025

Spiritualized

Teatro Regio, Parma


Ladies and Gentlemen, we are floating in space… Letteralmente.
Nessuna frase sarebbe potuta risultare più calzante per presentare idealmente sul palco del Teatro Regio di Parma la mega formazione live degli Spiritualized avvolta da una luminosa foschia blu (probabile incubo di qualsiasi fotografo), pronta a decollare e prendere quota, se non il titolo del loro storico terzo album. Il diciannovesimo capitolo del Barezzi ha registrato così un secondo record: dopo quello del super sold out di Tom Smith della serata di venerdì, con una venue gremita all’inverosimile, è stata la volta degli altissimi volumi (con resa perfetta al millimetro, data l’acustica eccelsa) sfoderati dal gruppo di Rugby, superando per potenza il noise-pop languido dei Jesus And Mary Chain e i lampi dark dei primi Fontaines D.C. (solo per citare due concerti loud offerti dalle passate edizioni della kermesse rimasti nel cuore della penna di questo articolo).

Jason Pierce e soci hanno scelto per l’occasione di porre l’accento su “Pure Phase” (1995), seconda fatica del gruppo giunta al suo trentesimo anniversario, dedicandovi più di un terzo della scaletta, senza tuttavia rinunciare ad una piccola selezione di cavalli di battaglia. Il livello dei decibel si alza gradualmente sui primi fieri riff di chitarra della monumentale e azzeccatissima apertura offerta da “Cop Shoot Cop…”, risucchiando nota dopo nota il Regio in una liturgia psichedelica, a tratti incantevole e soave grazie al tappeto di cori, a tratti indefinitamente più distorta e turbolenta, bistrattata dagli strati di chitarre e dalle incursioni di batteria. Ingrana e spinge sull’acceleratore il vortice propulsivo più scanzonato e squisitamente brit-rock di “She Kissed Me (It Felt Like A Hit)”, a cui fa seguito un highlight rappresentato dal cullare dei cori dai contorni marcatamente floydiani di “Shine A Light”.

Il segmento centrale tutto dedicato a “Pure Phase” è nel segno dell’ascesi e si apre con i toni gospel in crescita di “Let It Flow”, scivolando in seguito sulle chitarre acide e abrasive e sull’armonica sfrenata di “These Blues”, e ponendo come intermezzo la cover spaziale di Laurie Anderson “Born, Never Asked”, anch’essa inclusa nel terzo disco della band, alla quale si agganciano i giochi sintetici di “Electric Mainline”, fino all’intensa “All Of My Tears”. A dominare l’ultima parte dell’esibizione è il fattore emotività e a fungere da apripista in tal senso è “The A Song (Laid In Your Arms)”, che compie un balzo nel presente di “Everything Was Beautiful” (2022), per raggiungere il picco con la doppietta “Damaged” e “Sail On Through”, e lasciar scorrere i titoli di coda sugli echi beatlesiani di “So Long You Pretty Thing”, degna chiosa per gli ultimi giochi di luce generosamente offerti da Pierce & co.

(Foto di Andrea Amadasi)