12/06/2024

Altin GŁn

Largo Venue, Roma


Scavalcando il guard rail per accorciare i tempi d’ingresso dal tratto illuminato di via Prenestina, la mente ripercorre in una sequenza veloce l’ascesa della band nota come Altın Gün. Fondato ad Amsterdam nel 2016 dal bassista Jasper Verhulst - grazie a un annuncio su Facebook alla ricerca di musicisti di origine turca - il “giorno dorato” viene subito ascritto ai generi rock e psichedelia, una “miscela sporca di ritmi funk, chitarre wah-wah e organi analogici”. Gli addetti ai lavori parlano così di “rock anatolico”, grazie ai testi in lingua turca e soprattutto alla registrazione di diverse cover di musica popolare.
L’album di debutto, “On”, arriva due anni dopo, seguito dall’ottimo “Gece” (2019), che viene nominato ai Grammy Awards come miglior album di world music, spalancando al gruppo le porte del mercato americano. Nel 2021 esce “Yol”, contaminato da influenze synth-pop, mentre l’ultimo lavoro “Aşk” ritorna alle origini soniche con un approccio psych al cosiddetto Anatolian rock. Già a Roma con un live a fine 2022, la band olandese torna al Largo Venue, per la prima volta senza la cantante Merve Daşdemir (voce, tastiere, percussioni), che ha deciso di provare nuove esperienze lasciando tutta la leadership a Erdinç Ecevit Yıldız, virtuoso del saz (la cosiddetta "chitarra saracena"). C’è quindi grande attesa per l’esibizione capitolina della nuova formazione a cinque, che sale sul palco del Largo Venue poco prima delle 21.40.

Il set inizia con il funky-groove di “Şeker Oğlan”, scatenando subito il pubblico con il basso pulsante e le tastiere dal gusto psichedelico. Refrigerati dal potente sistema di aerazione, gli spettatori possono lasciarsi andare sin dalle prime note, ondeggiando sul ritmo marziale dell’esotica “Vay Dünya”, arricchita dal canto da müezzin di Yıldız. Colpisce una grande eterogeneità nel pubblico presente, tra giovanissimi in trance da dancefloor, veri turchi e qualche immancabile autoctono pignetino. Un leggero problema tecnico e si riparte velocemente con il tribalismo di “Canim Oy”, primo estratto dal nuovo album.
Il gruppo non sembra molto intenzionato a interagire con la platea, a parte i thank you di rito. “Anlatamam Derdimi” viaggia su sinuosi binari psichedelici, mentre “Leylim Ley” ondeggia sui classici fraseggi mediorentali. Yıldız annuncia il nuovo singolo, “Su Siziyor”, che torna alle origini dell’Anatolian rock con una melodia che sembra uscita direttamente dalle sessioni di “Gece”.
E’ ovvio che il cantato arcobaleno di Merve Daşdemir non può essere sostituito facilmente dallo stesso Yıldız, ottimo alle corde ma meno avvezzo a sostenere un intero set al microfono. La prova del nove è infatti il classico “Leyla”, aperto dal tonante riff rock e condotto con minore pathos vocale. La band si lancia sulla nenia elettronica “Bir Sigara Iç Oğlan”, prima di aggredire con il ritmo serrato di “Badi Sabah Olmadan”.

Il concerto vira verso la sua parte più ballabile - per la gioia dei giovani presenti - con l’handclapping su conduzioni synth di “Maçka Yolları” e le percussioni dell’altra hit, “Caney”. “Yali Yali” vira verso una più consistente elettronica da discoteca con abbondanti campionamenti, così come “Süpürgesi Yoncadan” fa ballare tutto il locale con i suoi rimandi eighties.
Gli Altın Gün terminano il set, salutando tutti come dei professionisti che hanno appena staccato dal turno serale. Poco più di 70 minuti di concerto, con un solo bis concesso, la più morbida “Halkalı Şeker”. Poi il nuovo saluto, il live è davvero finito. Qualcuno mormora, ma di certo non si è perso del tempo. Sonorità definite, una sicura perizia tecnica. Magari non grandi emozioni e una sensazione di vuoto dopo l’addio di Merve. Ma gli Altın Gün restano, e tanto basta.

Setlist

Şeker Oğlan
Vay Dünya
Canim Oy
Sevda Olmasaydı
Anlatamam Derdimi
Leylim Ley
Su Siziyor
Leyla
Bir Sigara Iç Oğlan
Badi Sabah Olmadan
Kırşehirin Gülleri
Maçka Yolları
Caney
Yali Yali
Çiçekler Ekiliyor
Süpürgesi Yoncadan
Halkalı Şeker

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