27-03-2014

OndaWatch: Marika Hackman

di Mattia Villa

Nata e cresciuta ventuno anni fa nell’Hampshire, Marika Hackman muove i primi passi della sua carriera musicale nella propria scuola, la Bedales School nel villaggio di Steep. Nulla di trascendentale, come per tanti altri suoi coetanei inglesi; la particolarità sta tutta nel fatto che la ragazza con cui divideva il palco - la Hackman ai tempi si cimentava con la batteria -  era tale Cara Delevigne, futura attrice e top-model di fama internazionale. Esperienza che comunque le serve per gettare le basi per il suo futuro da cantautrice polistrumentista: i primi brani vengono scritti in quel periodo e un altro compagno di scuola, il cantautore Johnny Flynn, le fa ottenere il primo contratto con la Transgressive Records.

Etichettata forse troppo banalmente come artista nu-folk, in verità la musica di Marika Hackman gode da sempre di quel tocco sperimentale che, sin dagli inizi, fa sì che il suo nome sia fra i più chiacchierati fra blogger e addetti ai lavori.





La sua carriera si sviluppa rapidissima nel giro di un anno: dopo un Ep composto da sole cover (molto interessante per capire il background davvero vario della britannica), pubblicato a gennaio 2013, Flynn le produce il primo singolo e la mette in contatto con Charlie Andrew degli Alt-J, che invece la guiderà nella produzione del mini-album “That Iron Taste”.  




Non che la ragazza fatichi a prendere l'iniziativa: Marika, oltre che cantare e scrivere le canzoni, suona anche tutti gli strumenti, per plasmare il suo lavoro esattamente secondo l’idea di musica che ha in testa. Ne nasce uno stile personale che, se agli inizi poteva richiamare alla mente una sicurezza come Laura Marling, ora si trova a fare i conti sempre con nuovi e interessanti fattori che lo rendono in pratica in mutamento continuo. L’esplorazione del proprio lato oscuro e la ricerca costante di un'evoluzione sonora in grado di smarcarsi da stilemmi precostituiti, la portano a pubblicare sul finire dello scorso anno un nuovo Ep, “Sugar Blind”, che già mostra segnali di cambiamento rispetto a “That Iron Taste”. Nel mezzo tanti show live, diversi dei quali sold-out da headliner, collaborazioni con altri astri nascenti come Sivu e hype sempre crescente, anche se la cantautrice britannica sembra non curarsene più di tanto: “scrivo senza pensare alla gente”, ha dichiarato recentemente in un’intervista.






Il 14 aprile uscirà un nuovo Ep su Dirty Hit, intitolato “Deaf Heat” e già largamente anticipato da diversi brani. L’affascinante tribalismo di “Deep Green” è solo una nuova tappa di un cammino che pare destinato all’inevitabile successo.



Marika Hackman su OndaRock
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