11-05-2017

ANTEPRIMA: Porcelain Raft - "A Fever That I Know" [Listen]

di Nicola Orlandino
ANTEPRIMA: Porcelain Raft - A un anno dall'ep "Half Awake", Porcelain Raft (aka Mauro Remmidi) è tornato con un nuovo album. "Microclimate" è uscito lo scorso febbraio per la sua etichetta Volcano Fields e l'italiana Factory Flaws. Porcelain Raft presenterà il disco dal vivo con quattro date italiane: il 15 maggio a Roma (Blackmarket), il 16 a Padova (Parco della Musica), il 17 a Carpi (Mattatoio), il 19 a Cosenza (B-side).

Abbiamo il piacere di presentarvi in esclusiva una bonus track intitolata "A Fever That I Know", disponibile solo per l'Italia. Potete ascoltarla dopo la nostra chiacchierata con l'artista di seguito.

"Microclimate"  è uscito per la tua etichetta Volcano Fields e per Factory Flaws. Mi ha incurisito la scelta del passaggio da un'etichetta di peso come Secretly Canadian all'autoproduzione. Cosa puoi dirci riguardo questo aspetto?
 
I progetti hanno la loro dimensione, questa dimensione una volta conosciuta va rispettata. E’ una questione di proporzioni. 
I miei sono piccoli diari di viaggio non sono ‘statments’. Mi sono trovato in difficolta’ con la voglia di successo di grandi label indie. 
In difficolta’ con un business musicale che tende alla vetta, al successo esponenziale, anno dopo anno. Non c’e’ spazio per evolvere cosi’, almeno a me quello spazio e’ venuto a mancare.
 
Di base non faccio musica per vendere dischi o cercare consensi. Non cerco di scalare nessuna vetta. Registro nella mia camera da quando ho 12 anni, con un mangianastri ed un piano e quello mi e’ sempre stato sufficiente.
Quindi ho ridotto le dimensioni, ho cercato uno spazio per esprimermi, se vuoi più’ piccolo, ma con una dimensione più’ idonea alla mia personalità’.
Fare musica e’ la cosa più’ importante che ho e va’ al di la’ di ogni 'business plan'.
 
Hai definito "Microclimate" come l'ultimo capitolo di un viaggio, la chiusura d un cerchio. Qual è la connessione fra questa definizione e le tematiche che hanno ispirato l’album?
 
Se vuoi con "Strange Weekend" mi ero reso conto che, per esempio ‘I’ve never seen the desert before’ (dalla canzone ‘Shapeless and Gone’). Sono sempre stato una persona che ha vissuto in grandi città’.
Con il mio secondo album ho sentito una crisi, una sorta di corto circuito che mi ha portato a spostarmi in California, dove ho fatto molti viaggi, un posto di una bellezza stravolgente, tra deserti, montagne e scogliere a dir poco ‘preistoriche’. Con Microclimate racconto appunto questa scoperta, il sentirsi parte della natura e non vederla come una cosa ‘esterna’. Difficile da spiegare in poche righe ma in questo mi e’ sembrato che il mio ultimo album fosse una sorta di chiusura di un viaggio personale. 
Bisogna saper lasciar andare e cercare nuove avventure, questa a me per ora sembra conclusa ed e’ un piacere suonare live e condividere questa mia scoperta, questo ultimo capitolo.
 
Sarai in Italia per tre date. Come preferisci concepire la parte live della tua musica (sia dal punto di vista visivo che da quello sonoro)?
 
A me piace molto poter improvvisare, con la set list per esempio, o magari rendendo alcune parti di un brano piu’ lunghe e cosi’ via. Ho bisogno dell’elemento sorpresa, di sentirmi che la mia performance potrebbe crollare in qualsiasi istante, trasformare una potenziale caduta in un slancio verso l’alto.
 
Quali sono i dischi e gli artisti che ti hanno maggiormente colpito in questa prima parte del 2017?
 
Sai non ascolto molta musica a dirti il vero e se lo faccio e’ musica che non ha nulla a che fare con quello che produco con Porcelain Raft. Per esempio sto’ ascoltando molto Alberich e Prurient. 
Ultimamente mi ritrovo ad ascoltare canti alpini dei Crodaioli di Bepi De Marzi, oppure lavori di opera moderna, Robert Ashley per esempio. Nulla di ‘2017’.
Sono più’ colpito da film in generale che da musica. Compongo e suono molto per cui nei momenti liberi tendo al silenzio.



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