10-01-2020

Addio Neil Peart

di Alessandro Mattedi
Addio Neil Peart

Si è spento il 7 gennaio a soli 67 anni Neil Ellwood Peart, il batterista della storica band canadese Rush, che ha annunciato la notizia solo tre giorni dopo, invitando coloro che vogliono esprimere le loro condoglianze a fare una donazione a un gruppo di ricerca a scelta sul cancro. Infatti, la causa del decesso è un tumore maligno al cervello, il glioblastoma, con cui combatteva da tre anni. In Italia è attiva l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).


Neil Peart è stato uno dei più grandi batteristi nella storia del rock, celebrato e rispettato da innumerevoli musicisti in tutto il mondo per la sua grande tecnica e le capacità composive. È entrato nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2013. Nei suoi 45 anni di militanza nei Rush, assieme ai colleghi Geddy Lee e Alex Lifeson, ha contribuito a creare uno dei gruppi più amati e stimati di sempre. Oltre che batterista del gruppo fin dal 1974, era anche il principale autore dei testi che hanno spaziato con intelligenza e profondità sui soggetti più disparati, dalla fantascienza alla storia, dalla politica alla filosofia, dagli inni alla libertà alle difficoltà nella vita.
La storia dei Rush inizia nell'ormai lontano 1968 come formazione hard-rock, conquistandosi uno status leggendario al crocevia con il progressive dopo aver inanellato una sequenza invidiabile di capolavori, per poi esplorare anche alcune influenze new-wave durante gli anni 80. Album come "2112", "A Farewell to King", "Hemispheres", "Permanent Waves" o "Moving Pictures" sono classici dell'hard-prog di enorme impatto per numerose formazioni in tutto il mondo e sono anche considerati antesignani del progressive-metal, su cui i canadesi hanno avuto una profonda influenza. L'ultimo disco dei Rush è "Clockwork Angels", uscito nel 2012.


Nel 2002 Peart ha pubblicato anche il libro "Il viaggiatore fantasma - Un anno in moto per ritrovare la vita" (titolo originale: "Ghost Rider - Travel on the Healing Road"), in cui racconta il suo viaggio in motocicletta di 88.000 kilometri nel Nord America a seguito della morte della figlia Selena in un incidente stradale nel 1997 e della prima moglie Jacqueline per cancro nel 1998. Nel libro Peart elabora il suo lutto, riflette profondamente sulla sua vita e sul suo rapporto con il gruppo, e alla fine nel suo viaggio apparentemente senza meta trova sé stesso, riscoprendo l'amore per la vita. In Italia è edito da Tsunami.



Rush su OndaRock
Recensioni

RUSH

Clockwork Angels

(2012 - Roadrunner)
Il trio canadese aggiorna le sue teorie sull'individuo alle prese con il caos globale

RUSH

Moving Pictures

(1981 - Anthem)
Il disco definitivo dei Rush, geniale bestseller al confine fra prog, hard-rock e new wave

News
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.