Il giudice federale Fernando M. Olguin ha posto la parola fine alla controversia legale che vedeva protagonista Spencer Elden, il bambino immortalato sulla leggendaria copertina di "Nevermind" dei Nirvana. Elden, che all'epoca dello scatto aveva quattro mesi e i cui genitori incassarono 200 dollari per la sessione fotografica, aveva intentato causa sostenendo che l'immagine costituisse materiale pedopornografico.
La fotografia in questione ritrae il piccolo Elden nudo mentre nuota verso una banconota da un dollaro appesa a un amo da pesca. Una metafora visiva potente che ha accompagnato uno degli album più influenti degli anni Novanta.
La battaglia legale, iniziata circa quattro anni fa, vedeva come convenuti Dave Grohl e Krist Novoselic, membri superstiti dei Nirvana, oltre agli eredi di Kurt Cobain e altri soggetti coinvolti nella produzione dell'album.
Il percorso processuale si è rivelato tortuoso: la causa era già stata respinta in due occasioni. Nel 2022, però, il giudice aveva decretato l'improcedibilità per decorso dei termini di prescrizione: dieci anni dal raggiungimento della maggiore età. Una corte d'appello aveva però ribaltato questa decisione nel 2023, permettendo alla causa di proseguire.
Nella sua decisione finale, il giudice Olguin ha scritto senza mezzi termini: "Né la posa, né il punto focale, né l'ambientazione, né il contesto generale suggeriscono che la copertina dell'album mostri comportamenti sessualmente espliciti".
Il magistrato ha proseguito tracciando un paragone significativo: "Questa immagine, molto simile a una foto di famiglia di un bambino nudo che fa il bagno, è chiaramente insufficiente a supportare l'accertamento di pornografia infantile. La nudità deve essere associata ad altre circostanze che rendono la rappresentazione visiva lasciva o sessualmente provocante".