"Illinois" di Sufjan Stevens diventa un musical e approda a Broadway

23-03-2024
"Illinois", il capolavoro di Sufjan Stevens del 2005, approda a Broadway. Il musical tratto dal disco, infatti, andrà in scena a New York dal 24 aprile al St. James Theatre, giusto in tempo per la data limite dei Tony Awards, e si concluderà il 10 agosto. Il regista, Justin Peck, che ha anche coreografato lo spettacolo e lo ha scritto con Jackie Sibblies Drury, ha dichiarato in una nota: "Questo progetto mi gira in testa da quasi 20 anni, il che rende questo momento ancora più sublime. 'Illinois' è una storia di formazione che accompagna il pubblico in un viaggio attraverso il cuore dell'America, dalla narrazione sui falò ai confini del cosmo, il tutto raccontato attraverso una miscela unica di musica, danza e teatro. A nome del mio team, accogliamo questa rara opportunità con tutto il cuore".
A Stevens, ovviamente, sono accreditati la musica e i testi, mentre gli arrangiamenti sono stati concessi da Timo Andres. Il cast include Yesenia Ayala, Kara Chan, Ben Cook, Gaby Diaz e Jeanette Delgado, la maggior parte dei quali sono ex-alunni di West Side Story. La band e i cantanti per la performance di Broadway saranno annunciati presto.

In "Illinois", insieme ai dati autobiografici (che deflagreranno poi in modo esplicito solo molti anni più tardi, in "Carrie & Lowell") si mescolano folklore e un articolato nozionismo "geoletterario", nella migliore tradizione del grande romanzo americano. La grandezza di "Illinois", al di là del suo contenuto, è il fatto di essere la prova tangibile del superamento del "dubbio" come primo motore psicologico ed esistenziale, e quindi creativo, e la sua trasformazione in "ricerca". Solo di un anno precedente è infatti "Seven Swans", uno dei dischi più scarni della carriera di Stevens, ma soprattutto un disco in cui si parla di fede, "naturalmente" da una prospettiva tormentata, inquisitiva, ma in cui la scrittura di Sufjan, i suoi arrangiamenti, sembrano ancora come contratti (questo rimane parte del fascino di quel disco), prodotti di un travaglio. Fin dal più ambizioso "Michigan" sente di avere qualcosa di grandioso dentro di sé, ma è solo con "Illinois" che il cantautore di Detroit trova la sua trasfigurazione.
Non è un caso se il progetto di "un disco per ogni Stato" di Sufjan si ferma sostanzialmente ai due che hanno fatto parte della sua infanzia, il Michigan e l'Illinois - soprattutto dopo "Carrie & Lowell", tutti possono capire perché. Ma la mappa spirituale di "Illinois", grazie anche allo spirito collaborativo che filtra dagli overdub e dalle infinite voci del disco (un ruckus di suonatori improvvisati e session maniacali ed esuberanti), parla di accettazione e rigenerazione, a partire dal brano ancora più famoso di Stevens, "Chicago", vittoriosa catarsi di una Confessione in musica.
"Illinois" esce il 4 luglio, in un'America che ha appena rieletto George W. Bush, ed è il manifesto della rinascita liberal: un album che esibisce il dubbio come armatura e scudo della propria fede, ma che nelle sue note ospita anche e soprattutto quanto descritto da Flannery O'Connor (punto di riferimento di Stevens) nelle sue opere: "Il mio soggetto, nello scrivere storie, è l'azione della grazia in un territorio controllato in larga parte dal demonio".
Una cornice solo apparentemente frammentata, tenuta insieme ovviamente dalla scrittura fortemente melodica e lineare di Stevens e dalla vivacità degli arrangiamenti. In tutto questo vive anche la straordinarietà di quest'opera, nella visione complessiva della sua costruzione, operata in un periodo che lo stesso Sufjan ricorda come un tempo di grande trascendenza creativa, di completa immersione in se stesso e nella sua arte. Il complesso quadro espressivo che compone "Illinois", apparentemente non replicabile, detterà invece le coordinate entro cui il folk contemporaneo saprà e dovrà esprimersi.