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The Jam: le dieci canzoni migliori della band di Paul Weller secondo Far Out Magazine
di
Claudio Fabretti
06-03-2025
La recente scomparsa di Rick Buckler, storico batterista dei Jam, lo scorso 17 febbraio, all'età di 69 anni, ha fatto riemergere la cruciale esperienza della formazione punk britannica capitanata da Paul Weller. Ora è il magazine online Far Out a rendere omaggio ai Jam pubblicando una lista di quelle che ritiene le loro dieci canzoni migliori. "Formatisi nel 1972 a Woking, nel Surrey, come giovani devoti dei Beatles, The Jam iniziarono a guadagnare attenzione nel mainstream solo quando si immersero nei locali punk più sporchi, come il Roxy di Covent Garden - ricorda Ben Forrest di Far Out Magazine nell'introduzione - L’atteggiamento di Weller era furioso e politicamente impegnato quanto quello delle più incendiarie band punk dell’epoca, ma la loro immagine e il loro suono erano molto più vicini alla sottocultura mod retrò degli anni 60. Di conseguenza, The Jam svilupparono un sound originale che li distingueva dal resto della scena punk e garantì loro un pubblico molto più ampio". Merito anche di un sound che attingeve a "una vasta gamma di influenze musicali, dal groove energico del northern soul alle sonorità folk acustiche, riflettendo l'ammirazione per artisti come Nick Drake". Il tutto era sostenuto da "una sezione ritmica incredibile, composta da Bruce Foxton e Rick Buckler, elementi essenziali per il suono della band". Sebbene i Jam siano durati solo sei anni, dal debutto al loro ultimo brano impregnato di soul, "Beat Surrender" - conclude Forrest - riuscirono a lasciare un segno indelebile. Con 6 album rivoluzionari, 4 singoli al numero 1 in classifica e una schiera di fan devoti in tutto il mondo.
Ecco le dieci canzoni migliori dei Jam secondo Far Out Magazine.
10. Down In The Tube Station At Midnight (1978)
9. Start! (1980)
8. In The City (1977)
7. English Rose (1978)
6. Beat Surrender (1983)
5. Pretty Green (1980)
4. Town Called Malice (1982)
3.The Eton Rifles (1979)
2. Going Underground (1980)
1. That’s Entertainment (1980)
La storia dei Jam ha inizio nel 1975, a Woking (Inghilterra), quando quattro compagni di scuola si incontrano dopo le lezioni per strimpellare insieme i propri strumenti; oltre a Weller, c'è il bassista Bruce Foxton, il batterista Rick Buckler e il chitarrista Steve Brookes, che presto però abbandonerà la partita.
I principali punti di riferimento musicali sono da un lato la scena
underground
punk che stava per esplodere con inimmaginabile furore, dall'altro il revival mod anni 60, con in testa gli Who (soprattutto quelli di "Quadrophenia") e gli Small Faces, più una spruzzatina di soul Tamla Motown
style
.
La miscela così prodotta inizialmente è più indirizzata verso un orecchiabile punk-rock, ma, disco dopo disco, si va ammorbidendo, strizzando sempre più l'occhio al pop e a testi impegnati: in questa fase il punto di riferimento più concreto diviene quello dei Kinks. In un'epoca in cui il singolo, il 45 giri, è ancora un prodotto di successo, Weller e compagni riescono a imbroccare una sequenza di canzoni d'oro che varrà loro l'eterno culto dei fan.
I Jam sono stati tra i grandi protagonisti della scena punk e new wave tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, pubblicando una serie di album di successo tra cui “In The City”, “This Is The Modern World”, “All Mod Cons”, “Setting Sons”, “Sound Affects” e “The Gift”. Weller e compagni sono anche stati tra i principali artefici della rinascita del movimento mod. La band inglese ha collezionato 18 singoli consecutivi nella top 40 britannica fino allo scioglimento nel dicembre 1982, piazzando quattro brani al primo posto in classifica, tra cui "Going Underground" e "A Town Called Malice".
Dopo il tour mondiale che seguì l’uscita di “The Gift”, Weller decise di sciogliere la band per fondare gli Style Council e quindi intraprendere una carriera solista. Da allora, Buckler ha suonato con i Time UK e con gli Sharp, ma ha finito per diradare l’attività di musicista per dedicarsi alla produzione e alla gestione del suo studio di registrazione. Si è tornati a parlare di lui nel 2005 come membro dei Gift,
tribute band
che prendeva il nome dal titolo dell’ultimo album dei Jam. Il gruppo ha poi cambiato nome in From the Jam e con loro ha suonato anche Foxton. Ha raccontato la sua storia in vari libri libri tra cui "The Jam: Our Story", scritto con Foxton, l'autobiografia "That’s Entertainment: My Life in the Jam" e "The Jam 1982", quest’ultimo dedicato all’anno finale della band e scritto con Zoë Howe.
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